di Andrea Innocenti
Le voci, che si sono manifestate attraverso la medianità di Roberto Setti, partono dal presupposto che il concetto della Divinità sia essenzialmente logico, anche se di una logica che va al di là della consuetudine umana. La voce che ha sviluppato ed esternato più delle altre questo concetto, fino ad arrivare a formulare una costruzione filosofica perfettamente coerente, è quella che si è fatta chiamare con il nome di Kempis. L’origine ed il motivo di questo nome non è mai stato rivelato, né d’altra parte credo che questo abbia alcuna importanza.
Kempis svolge il suo insegnamento seguendo due direttrici logiche ben definite: una deduttiva e l’altra induttiva. Due sono i postulati cardine della sua costruzione logica: Il primo è l’esistenza di Dio con i caratteri dell’assolutezza, il secondo la sopravvivenza dell’essere dopo la morte e quindi che il sentirsi di esistere non viene mai meno. Queste due affermazioni risultano in sostanza degli atti di fede, ma nell’insegnamento di Kempis si tratta di una particolare fede, si potrebbe dire di una fede ragionevole, ed è in questo senso che si sviluppa tutta la sua logica induttiva, volta a rendere accettabili alla ragione questi postulati, partendo da quelle che sono le esperienze dell’uomo moderno e da ciò che la scienza oggi indica come conoscenza del mondo che ci circonda. I riferimenti di Kempis in questo senso sono vastissimi, vanno dalla fisica atomica alla teoria della relatività, dalla biologia alla psicologia ecc.
La parte deduttiva del suo insegnamento si sviluppa secondo passaggi logici perfettamente coerenti e tali da portare ad una rappresentazione della realtà ottenuta come per una perfetta costruzione matematica, nella quale però l’astrattezza non è mai tale da allontanarsi troppo dall’esperienza del mondo che ci circonda, ma anzi da favorire una tale identificazione con il contenuto del messaggio da sentirlo vivo e palpitante dentro di sé. Infatti, il modo di esporre di Kempis è così stimolante da portare a concentrarsi in esso fino ad impegnare la mente in regioni così elevate da fare vibrare la stessa coscienza. Accade così che, senza saperlo, si sposta la propria consapevolezza da piani più densi a piani più sottili, tanto da trasformare l’attenzione in una vera e propria meditazione. Solo l’ascolto dei suoi messaggi nella completa conoscenza di tutto il loro costrutto filosofico può dare la reale comprensione di queste affermazioni, né d’altra parte è qui possibile descrivere i passaggi logici che portano alla rappresentazione strutturale dell’Assoluto.
Mi limiterò semplicemente a significare, quasi come esempio, il passaggio logico e la conseguente deduzione che ha permesso a Kempis di collegare la concezione della realtà in essere con il modo in divenire che questa ha di manifestarsi a noi. Egli in sostanza dice che l’apparenza di un divenire può essere spiegato in una realtà in essere soltanto da una successione di realtà statiche, che nella loro logica consequenzialità danno l’impressione di un qualcosa che si modifica nel tempo, cioè diviene, mentre in realtà non è che una serie di tante situazioni cosmiche stazionarie. L’analogia con i fotogrammi della pellicola cinematografica è estremamente efficace ed appropriata.
Un altro tema affrontato da Kempis, e da aggiungere al precedente esempio, riguarda il problema del libero arbitrio. Secondo la “teoria dei fotogrammi“ la libertà non può esistere, perché ogni istante è legato ad un altro in una ferrea catena, che per logica non ammette digressioni. Inoltre, poiché la Realtà non è in ‘divenire’, ma in ‘essere’, tutto è già lì in un Eterno Presente. Ne consegue, che mai potrebbe esserci libertà di scelta, il ‘determinismo’ governerebbe in assoluto l’Esistente. Invece, secondo le Entità del Cerchio, esiste una sia pur parziale libertà. Questa trova la sua ragione d’essere da come sono ordinati e costruiti i fotogrammi nella struttura stessa del Cosmo. La Teoria, che Kempis formula, e dalle Entità del Cerchio chiamata delle ‘varianti ‘, consiste nel postulare l’esistenza nel film della vita, di spezzoni di fotogrammi rappresentanti storie alternative. Si hanno perciò, sia pure raramente, diverse possibilità di scelta. Questo fatto rappresenta per ciascuno dei margini di libertà, sia pure circoscritta, perché legata al costrutto logico del film. Non si può mai sapere quando la variante c’è, di conseguenza si è sempre posti davanti alla piena nostra responsabilità nella vita.
In conclusione, l’insegnamento filosofico del Maestro Kempis dà una logica giustificazione alla Realtà Essere e postula l’esistenza di una limitata libertà, aprendo così un’ampia prospettiva alla consapevolezza, quale essenziale premessa all’evoluzione della coscienza.