Brano tratto da OLTRE L’ILLUSIONE,[1] pp. 159-162
Commenti a cura di Andrea Innocenti
Dali: “Adesso affrontate un argomento che richiede ancora uno sforzo maggiore, ma pure non è al di fuori della vostra portata purché lo si affronti con semplicità. Se noi pensassimo all’Eterno Presente come alla pagina di un libro nel quale è raccontata una storia misteriosa, bellissima, non saremmo forse molto lontani. Per capire il senso il lettore deve però scorrere tutta la pagina, è vero! Ma la pagina del libro comprende – nell’insieme delle parole, delle lettere, della punteggiatura e via dicendo – questa storia meravigliosa. L’Eterno Presente è oltre questo, perché comprende la storia nel suo svolgersi e comprende le leggi per le quali la storia si svolge come è descritta. L’Eterno Presente, come la pagina del libro, è senza tempo; ogni parola è presente nello stesso attimo eterno, così possiamo dire. Ma pure un movimento per il lettore esiste. Certo dire «il lettore» non significa escludere che qualcuno abbia la capacità di leggere tutte contemporaneamente le lettere insieme e capire egualmente la storia senza dover scorrere riga su riga. La storia c’è, è vero? Ma il lettore deve, ad un certo momento, iniziare dalla prima pagina per giungere all’ultima. Se l’Eterno Presente non ha tempo, l’Assoluto che comprende il Tutto e di cui l’Eterno Presente è condizione di «esistere» e di «sentire» – l’Uno-Assoluto – non ha quindi successione né logica né cronologica né di tempo, è vero? Come esiste il tempo? Da che punto comincia a nascere? Può esservi «qualcosa» che pur essendo esistente nell’Eterno Presente, prenda poi cognizione di esso? Meditate figli. Tante sono le domande, ma tutte hanno una risposta.”
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La similitudine che il Maestro Dali fa fra l’Eterno Presente e una storia riportata su un libro, è molto chiarificatrice. Il libro è lì in essere, come in essere sono le parole, che in esso sono riportate, altrettanto è per i sentire relativi nel piano dell’Eterno Presente. Chi è che legge la storia? e chi vive l’Eterno Presente? Domanda il Maestro Dali. Questa è la meditazione che lui ci invita a fare. La risposta che giunge dalla mente è facile: il lettore è colui che legge, ed è l’Assoluto che sostiene l’Eterno Presente. Ma questa risposta non è sufficiente, non appaga il cuore, perché la si sente estranea alla nostra realtà, perché possa appagare, deve venire da una dimensione più alta da dentro di noi, quella dell’anima. È infatti il sentire, che rivela chi legge il libro, perché è proprio lui, che lo sta leggendo. In maniera analoga è l’Assoluto, Che fa esistere i sentire relativi, quali espressione della Sua, per noi, inconcepibile modalità d’esistere.
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Kempis: “Perché noi abbiamo bisogno di parlare dell’Eterno Presente? Forse – lo dico senza offesa di alcuno – per la vostra mentalità e la necessità di esservi utili in questo nostro insegnamento non v’era nessun bisogno di parlare dell’Eterno Presente. Parlando di Dio potevamo fermarci al concetto dell’Assoluto senza approfondire, senza portare in campo il concetto dell’Eterno Presente; avremmo reso più piana la comprensione, avremmo evitato molte complicazioni, molte amarezze, forse, a taluno. Voi sareste stati appagati dal concetto della manifestazione e del riassorbimento che – badate bene – non è per nulla superato dall’Eterno Presente, che lo completa, che, se non si sente la necessità di conoscere altro, è di per sé esauriente. Ciò avrebbe comportato minore spreco di fatica da parte nostra e vostra. Ma il quadro generale, la realtà che andiamo annunciandovi, avrebbe – anch’essa – avuto il suo tallone d’Achille. Avrebbe avuto il suo lato debole e sarebbe stata allo stesso livello degli altri sistemi filosofici, delle altre teologie che possono spiegare molte cose, ma che in fondo hanno un lato ed un punto, un quesito che non viene risolto. Anzi, che molte volte è in contraddizione con le premesse fondamentali. Per questo motivo, trascinandovi forse vostro malgrado in campi del pensiero e più oltre, forse dell’intuito, che non vi sono consueti – o che non sono consueti alla maggior parte di voi – abbiamo voluto mostrarvi ciò che fa di questo insegnamento un insieme di Verità che sopravanzano, ripeto ancora, le filosofie più complesse e più complete, le teologie più filosofiche e più ragionate.”
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Il Maestro Kempis spiega perché l’insegnamento, per essere completo e logico, sia dovuto andare ben oltre alcuni concetti fondamentali fino ad ora enunciati e che, in parte ed un po’ confusamente, erano già stati dati all’umanità. La grande novità dell’insegnamento dei Maestri del Cerchio consiste nello spiegare e rappresentare la Realtà in Essere e non in Divenire, come invece fino ad ora è stata considerata, concepita e studiata dagli esseri umani. È naturale che sia sempre stato così, perché i sensi fisici insieme allo stesso funzionamento della mente danno l’immagine in divenire dell’esistente. L’avere introdotto il concetto d’Eterno Presente è la chiave di volta alla Realtà in Essere, perché sia il tempo che lo spazio non hanno più ragione di esistere nella dimensione del non tempo.
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Kempis: “Fino a qualche anno fa la scienza non spiegava neppure con ipotesi le origini dell’Universo; ma la voce ufficiosa dei suoi figli diceva: «L’Universo può essere frutto del caso». Questo, oggi, non è più neppure pensato né ipotizzato, perché le ricerche di laboratorio, le esperienze della scienza, hanno inequivocabilmente dimostrato che tutto è regolato da un ordine immenso; che l’infinitamente piccolo è contenuto costituito ed esistente su leggi fondamentali in un ordine perfetto; che l’infinitamente grande è egualmente regolato da una perfezione matematica. In questo quadro di perfezione non c’è posto per il «caso». La creazione intesa come risultato di fortuite circostanze anche se per assurda ipotesi realizzabile, sarebbe di sua stessa natura, tanto caduca effimera, da esistere al proprio disfacimento, conseguenza della sua origine fortuita. Niente «caso», quindi, né tanto meno «caos». Come parlare di «caos» in un quadro ove l’ordine regna sovrano? E che l’ordine regni sovrano non v’è dubbio. Ogni uomo di scienza – visto che voi credete solo alla scienza – ve ne farà verace testimonianza. In questo ordine delle materie, l’uomo solo appare il «gran disordinato», perché nel suo modo di agire, nella sua storia, non osserviamo quell’ordine che, invece, tanto abbondantemente è dimostrato nel creato. È dunque possibile che in un quadro così ordinato di materie, l’uomo – figlio della materia prodotto di un corpo nel quale l’ordine è ingenerato e in cui il disordine è anomalia – possa degenerare e regnare nel disordine? O piuttosto non è vero che questo apparente disordine non sia che l’attuazione pratica di un ordine che va al di là di ciò che appare? Certo che in questo quadro ove è ordine, la vita dell’uomo, per quanto disordinata possa apparire, trova un suo giusto posto solo se questo disordine s’interpreta in funzione di un ordine più grande che dall’uomo stesso non può essere colto; che va al di là di ciò che l’uomo, con gli occhi ed i sensi del suo corpo fisico, può cogliere; che trascende ciò che l’uomo può umanamente congetturare. E di questo ordine noi, da molti dei vostri anni, andiamo parlando: di un ordine che solo un Dio può avere stabilito. Dico «avere stabilito» perché in questo momento ragiono come un uomo che non conosca niente dell’Assoluto, che non sia convinto dell’esistenza di Dio, ma che nello stesso tempo sia disposto a credervi, o ad accettare un’ipotesi che si sostenga sulla logica e che dia una spiegazione, per quanto difficile ma plausibile.”
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Il Maestro qui sta parlando per un credente ed un non credente, così fa appello alla ragione ed agli elementi che la conoscenza scientifica offre attualmente all’umanità. La scienza di oggi dà una dimostrazione dell’ordine che esiste nella natura. Il disordine, che osserviamo, riguarda soltanto l’irrazionalità e l’assurdità delle azioni umane. I Maestri ci dimostrano, che anche in quel caso, il disordine non c’è, perché, quello che sembra essere tale, lo è soltanto in apparenza. L’uomo nella sua natura è sentire di coscienza e questo, pur essendo in essenza espressione della Realtà divina, è virtualmente limitato. Da questa sua limitazione nasce il disordine che i veicoli della percezione creano, ma come è apparente la loro azione, così illusorio è il disordine che sembrano creare. C’è un archetipo che governa l’evoluzione del sentire e ad esso fa capo ciò che accade. Accadrà solo e soltanto quello che serve all’evoluzione della coscienza, quindi tutto avviene secondo un fine, una logica ferrea, un perfetto ordine. Le sofferenze, che spesso incontra la personalità, hanno una ben precisa motivazione. L’uomo le vive come effetto del caso o di un destino maligno, ma s’inganna, perché sono frutto della razionalità, il cui nome è Karma o legge di causa ed effetto. Il suo scopo è quello di condurre il sentire oltre il limite che lo contiene. Si può dire: “Tutto va sempre bene”, ma si deve intendere quale bene – l’evoluzione della coscienza –, mentre dal punto di vista della personalità non sempre è così. A consolazione dell’io che si ribella va ricordato che la vera Realtà d’ognuno è il sentire, mentre ciò che i veicoli dei mondi della percezione creano sono soltanto illusioni, anche se a quelle siamo momentaneamente costretti a fare riferimento.
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Kempis: “Se dunque questo ordine è stabilito da un Ente supremo, occorre che questo Ente sia Eterno, cioè non perituro. Occorre che questo Ente sia «completo». Che cosa vuol dire? Che non manchi di niente. Ecco perché vi abbiamo parlato del concetto di Eterno Presente. Dio, nel cui seno si manifestassero e riassorbissero i Cosmi nei quali avessero vita individui come voi, sarebbe un Dio che spiegherebbe molte domande, che appagherebbe molti interrogativi, ma che avrebbe il Suo tallone d’Achille; che non sarebbe né completo, né assoluto, se a Lui non si unisse il concetto dell’Eterno Presente, dell’Immutabilità. Perché se un Dio deve esistere, deve esistere un Dio-Assoluto, e se un Dio deve esistere Assoluto, non può che essere Completo ed Immutabile. Ma per essere Completo ed Immutabile, niente può accrescersi a Lui stesso, niente può essere elemento che a Lui si aggiunga, che in Lui sia prodotto di una trasformazione. Tutto deve esservi in Lui. Ecco dunque perché Egli Esiste, È, in un Eterno Presente. Il Suo «sentire» – che è un «sentire assoluto» – è un «sentire» che esiste nell’Eterno Presente. «Meditate!». Ciò significa per voi applicarvi, rafforzare il richiamo di questi concetti ad essere compresi; significa assimilare queste Verità. Ma per questa assimilazione dovete rendervi consapevoli delle due dimensioni che non trovano accostamento: la dimensione del tempo con ciò che è senza tempo, che hanno un unico canale di collegamento attraverso al quale ciò che è nel tempo ha un senso e non diviene inutile farneticare di un Ente supremo ammalato di fantasie, ma essenziale «sentire» di un Tutto-Uno-Assoluto.”
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L’invito a meditare del Maestro riguarda proprio la sostanza di questo libro, il cui titolo è “Oltre l’Illusione”. Ovvero si tratta di trovare il collegamento tra la dimensione del tempo, che è la nostra, con quella del non-tempo, dalla quale comunicano i Maestri. La nostra grande illusione è quella di vivere la realtà virtuale del tempo come se fosse oggettiva. Ciò accade perché la consapevolezza ci viene dai sensi fisici. È giusto che sia così, perché il nostro sentire di coscienza in quanto limitato non può fare a meno di creare e percepire una realtà duale, nella quale l’io ed il non-io sono vissuti fra loro dipendenti, ma sempre distinti. Tale rappresentazione è governata dal divenire, e nel divenire c’è il tempo. I vari avvenimenti sono in successione, perché scanditi da una durata, e scorrono davanti a noi come la storia di un film o di un romanzo. Nella realtà non duale invece la storia è dispiegata come su un tappeto e di esso noi facciamo parte, come sua parcellizzazione ma anche sua totalità. In conclusione, possiamo chiederci: cosa intende per meditare il Maestro Kempis? Forse andare con la consapevolezza fuori dal corpo fisico, sfiorare il piano causale e lasciare che la vibrazione dell’anima accarezzi la percezione, ora non più legata al divenire, ma all’essere.
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[1] OLTRE L’ILLUSIONE: Dalle apparenze alla realtà. Cerchio Firenze 77. Roma: Edizioni Mediterranee, 1978.