a cura di Anna Maria Fabene
Brano tratto da LA VOCE DELL’IGNOTO,[1] p. 7
Alan: “Miei cari amici, è Alan che si rivolge a voi, ossia una delle voci che parlano nelle comunicazioni ricevute dal Cerchio Firenze 77, voci che concorrono tutte a formarne una sola: la voce dell’ignoto. Il Cerchio Firenze 77 è un consesso di amici che si riuniscono con un soggetto dotato di poteri paranormali e che sono testimoni di comunicazioni di ordine etico-filosofico e di fenomeni che hanno il solo scopo di mostrare l’origine paranormale delle comunicazioni stesse. Ma che cosa sia il Cerchio Firenze 77, e che cosa si proponga, lo ha detto molto bene il Maestro Dali ultimamente. Egli afferma che è molto più chiaro dire che cosa non è il Cerchio , perché umanamente, fisicamente, non esiste. Infatti, non è una organizzazione né un organismo, non è un’associazione né un gruppo, non è una setta né una consorteria; esiste solo idealmente, costituito da tutti coloro che intimamente condividono la concezione della Realtà che i Maestri cercano di illustrare. Non esistono sottoscrizioni e soprattutto ufficiali rappresentanti, perché nessuno può considerarsi depositario della concezione che i Maestri illustrano, in quanto ciascuno recepisce soggettivamente e quindi limitatamente. Esistono i testi delle comunicazioni, che costituiscono la fonte diretta delle cognizioni, e ciascuno deve comprendere quelli, non l’interpretazione che altri hanno di essi. Ciascuno deve accettare solo ciò che torna alla sua logica e la Verità che condivide diviene sua Verità. Non esiste plagio:la Verità non è una idea: essa è di tutti. Che cosa si propone il Cerchio? Essendo il Cerchio solo una figura ideale, non ha nessun proposito né azione a livello collettivo. Quello che ciascuno si sente di fare lo fa a titolo personale e se ne assume tutta la responsabilità. Non esiste la volontà di fare proseliti o di imporre le proprie opinioni e convinzioni. I Maestri stessi si rivolgono solo a chi cerca perché non è soddisfatto di ciò che sa dalla scienza, dalla filosofia, dalla religione. Essi sono portatori di una concezione e visione della Realtà che risponde a tutte le domande che, non trovando altrove risposta, recano angoscia e smarrimento; ma non hanno alcun proposito di diffondere né tanto meno imporre tale concezione. La diffusione che è avvenuta e può avvenire è spontanea, non provocata; avviene grazie al consenso liberamente manifestato di chi è venuto a conoscenza dell’insegnamento attraverso alla lettura dei libri pubblicati.”
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Il Maestro Dali delinea nel brano seguente le tre vie dell’evoluzione del “sentire di coscienza”. Egli spiega come “La divulgazione acquista nell’insegnamento dei Maestri una nuova luce andando oltre lo scopo della missione universale, ispirazione romantica del misticismo”.
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Brano tratto da OLTRE L’ILLUSIONE,[2] pp. 74-76
Dali: “A voi sembra inverosimile essere al centro di queste comunicazioni che a vostro giudizio dovrebbero interessare quasi la totalità degli uomini. L’inverosimiglianza diminuisce allorché assistete ad una divulgazione delle nostre parole, perché con questo fatto la vostra posizione diviene meno eccezionale e quindi più credibile. In effetti, o figli, noi siamo uno dei moltissimi mezzi che la legge di evoluzione dà all’uomo per farlo riflettere e progredire. Dovete tenere presente, o figli, che tre sono le vie che conducono a quella che è la meta dell’uomo, uno stato di «sentire» tutt’affatto diverso dalla sua condizione di esistenza nel mondo della percezione; queste tre vie le abbiamo genericamente indicate nella via mistica, nella via dell’azione, nella via della conoscenza, ma questo stato che attende l’uomo non è né misticismo, né azione, né conoscenza. Il misticismo, l’azione, la conoscenza non sono che mezzi per giungere a questo «sentire» che è indescrivibile, che tanto vi rammentiamo e che non possiamo che illustrare sommariamente, perché non può che essere provato. Se si tiene presente questo, si comprende che anche la via della conoscenza, cioè quella più assimilabile, alla nostra azione presso di voi, non è la sola che conduce l’uomo a quel «sentire» di cui ora vi parlavo, per cui l’eccezionalità della nostra venuta fra di voi diminuisce anche in questa considerazione. Ma non è tutto. Vedete, figli, conoscere la Verità non significa raggiungere automaticamente questo famoso «sentire», questa meta che vi attende. La Verità non è una formula magica che, allorché pronunciata, immediatamente in chiunque la pronunci o l’ascolti susciti questo «sentire» interiore, cioè faccia a lui raggiungere quella meta della quale vi parliamo e a cui continuamente vi sproniamo. La conoscenza deve essere vissuta, deve essere continuamente verificata, deve essere sperimentata. La conoscenza, come il misticismo e l’azione, non sono che un mezzo per trarre l’uomo in quello stato di tensione interiore propizio al fluire del suo profondo «sentire». Perciò non è necessario che la conoscenza sia una conoscenza del vero; può benissimo essere una conoscenza che nulla ha di contatto con la Realtà. Cioè può essere una conoscenza che rispecchia una storia totalmente fantasiosa, basta che l’uomo la viva profondamente con tutto l’essere suo, basta che l’uomo attraverso a quella conoscenza creduta intimamente, sperimentata e vissuta, raggiunga quello stato di tensione interiore nel quale sboccia il «sentire» suo più profondo. Direte allora voi: “Che necessità v’è che voi veniate fra noi a parlarci della Realtà?”. Noi parliamo di una conoscenza in termini accessibili alla vostra mente, alla vostra logica perché pensiamo che forse conoscenze di tipo fantastico o prettamente mistiche, o che riguardino la via dell’azione, non sarebbero in voi di effetto; perciò cerchiamo di catturare la vostra attenzione, di convincervi attraverso a cose che bene si adattano alla vostra mentalità, acciocché voi, attraverso a questa convinzione, troviate quello stato di intima tensione che, come ho detto più volte, è la condizione indispensabile, assoluta, per la quale il «sentire» del vostro essere interiore comincia a fluire. Ecco allora che la divulgazione acquista una nuova luce: non è più importante come la si può credere, non ha quello scopo di missione universale che un certo misticismo d’ispirazione romantica può indurre. Ecco allora che la divulgazione non ha bisogno di un’organizzazione che lavori a livello collettivo, ma, anzi, direi che la divulgazione deve semmai avvenire a livello individuale, perché è allora che ciascuno di voi può vedere quanto i vostri simili recepiscono e che cosa è a loro più adatto di tutto quello che diciamo. Perciò la divulgazione non deve dare spazio ad una nuova organizzazione, ma per essere veramente utile deve essere ispirata dal desiderio di fare agli altri quel bene che voi pensate di avere ricevuto attraverso di noi. Io spero, con queste considerazioni, di avere chiarito la nostra posizione nei confronti del resto di tutta l’umanità che, come vedete, non è in fondo, affatto eccezionale.”
[1] LA VOCE DELL’IGNOTO. Cerchio Firenze 77. Roma: Edizioni Mediterranee, 1983.
[2] OLTRE L’ILLUSIONE: Dalle apparenze alla realtà. Cerchio Firenze 77. Roma: Edizioni Mediterranee, 1978.