Commenti a cura di Andrea Innocenti
Brano tratto da OLTRE L’ILLUSIONE,[1] pp. 167-169
Kempis: “Da quello che ultimamente avete saputo, sorge una domanda: se la Manifestazione di un Cosmo già esiste nell’Eterno Presente, che senso ha parlare di libero arbitrio? Per comprendere dobbiamo figurarci che un Cosmo esista in qualche maniera simile ad una bobina cinematografica, in cui ogni attimo di questo Cosmo sia assimilabile ad un fotogramma del film. Ma per ciascun attimo vi siano innumerevoli variazioni parallele e che tutte siano percorribili una sola alla volta ed in un sol senso. Ecco la chiave del Cosmo. Il trascorrere del tempo, la misura dello spazio è dunque una finzione che si realizza nell’intimo dell’individuo. Allora che senso avrebbe tutto quanto è racchiuso negli innumerevoli fotogrammi del film, se noi astraessimo l’individuo dalla scena alla quale si lega? In effetti, parlando, possiamo ipotizzare anche l’assurdo ed è lecito il farlo, purché questo riesca a chiarirci le idee. Può dunque sciogliersi l’individua dall’ambiente che gli dà la vita? Può dunque astrarsi l’individuo da ciò che gli dà l’umore stesso della sua esistenza? Non è possibile. Ma la domanda è ugualmente lecita e, se la memoria non vi tradisse, voi l’avreste ricollegata ad una nostra affermazione. Ricordate: «ad ogni vita microcosmica è legata un’individualità: non altrettanto può dirsi, però, della vita macrocosmica» Perché questo? È chiaro. L’individuo che ha al vertice la Scintilla divina, è immerso in una sua Manifestazione e l’assapora, la misura, la vive, la sperimenta in tutta la sua oggettività, in tutta la sua realtà, perché così è e ci appare. Ma in questo sperimentare, in questo vivere, assaporare, è l’individuo che esiste, è l’individuo che evolve. È l’individuo che si lega successivamente agli attimi del Cosmo.”
*******
Il Maestro Kempis introduce una delle idee fondamentali dell’insegnamento, quella che va sotto il nome delle Varianti. Consiste in questo: la realtà del Cosmo è strutturata in modo analogo ad una pellicola cinematografica, ma questa non è sempre univoca, per certe situazioni nelle quali i protagonisti dovrebbero fare delle scelte la pellicola diventa multipla e dà luogo a spezzoni corrispondenti alle differenti possibilità di scelta. Ciò permette un margine di libertà agli individui. Questo margine sarà sempre più ampio man mano si va verso sentire di coscienza maggiormente evoluti. Quando l’incarnazione nei mondi della percezione non sarà più necessaria, la pellicola cessa di essere, ovvero i fotogrammi creati dal sentire di coscienza non esistono più, la visione della realtà diviene unitaria e non più duale. L’individuo microcosmo crea, legandosi ad essi, i successivi attimi del Cosmo e forma come una collana di perle, ognuna delle quali corrisponde ad una fase del sentire di coscienza stesso. Tali perle riguardano sia le fasi delle incarnazioni sia quelle successive. Ma la collana non sussiste per la coscienza cosmica che ha una sola fase, quella corrispondente al suo esistere nell’Eterno Presente.
*******
Kempis: “Il Cosmo, in astratto, considerato al di fuori dell’individuo, è immobile; è come se aveste di fronte a voi un tavolo su cui vi fossero un’infinità di fotografie. Ecco il Cosmo ed ecco l’individualità. Allorché scendiamo alle radici di questa individualità, troviamo l’individuo che è rappresentato, raffigurato, impresso, fotografato in tutte queste fotografie. Ecco, dunque, la Manifestazione. Ma ciò che scorre è l’individuo ed è il legarsi dell’individualità prima in una situazione rappresentata in una fotografia e successivamente in altra situazione, rappresentata in altra fotografia, che dà la sensazione dello scorrere del tempo e la misura dello spazio. Ordunque, è possibile scegliere, ma una scelta implica – per il modulo fondamentale del Cosmo – anche un passaggio obbligato. Così non può dirsi che la Manifestazione esisterebbe anche senza l’individuo; e nello stesso tempo può dirsi che un Cosmo ha un suo modulo, quindi una sua vita, un suo esistere anche al di fuori dell’individuo, ammesso che questa scissione fosse possibile. Se dunque si può scegliere una situazione, una fotografia delle tante che sono schierate di fronte a noi – come tutte fossero su un traguardo di partenza – è altresì vero che scegliendo una delle situazioni parallele, per il modulo fondamentale del Cosmo, scegliamo un passaggio obbligato nella situazione successiva; ed ecco dunque che il moto al quale sottostà l’individuo, nella scelta fatta nel proprio libero arbitrio, implica una situazione avente determinate caratteristiche nell’attimo successivo. In altre parole, si scelgono serie di fotogrammi. Ed ancora questo attimo successivo, che contiene un’infinità di variazioni – le quali però sono escluse dalla scelta precedente e ridotte ad un numero esiguo – può tuttavia ancora consentire un’ulteriore scelta; la quale a sua volta implicherà passaggi obbligati, fino a posizioni oltre la successiva, più in là ancora. E così di scelta in scelta, gli individui s’incontrano, si conoscono, si amano o si odiano: sperimentano, si abbandonano, tutto in funzione del loro scegliere. In funzione, però, soprattutto del modulo fondamentale del Cosmo nel quale si realizza la loro esistenza soggettiva.”
*******
Il Maestro Kempis espone delle verità, quali verità di passaggio, perché in seguito le amplierà e preciserà ulteriormente. Il Cosmo è lì spiegato davanti all’individualità secondo la sua logica intrinseca conseguenza della sola limitazione della Coscienza Cosmica, ovvero il così detto modulo fondamentale del Cosmo. Gli individui che costituiscono l’individualità sono strutturalmente legati ai fotogrammi, ma è come se scorressero nel viverli, creando così l’immagine del divenire. Accade che debbono e possono fare in certe situazioni delle scelte, si presenta allora più d’una successione di fotogrammi, fra loro alternativi. La consapevolezza della scelta rimane sempre del soggetto, ma comporta una catena di effetti legati fra loro da una ferrea logica conseguenza del modulo cosmico. Ma nell’Eterno Presente è tutto lì, immutabile ovvero già scritto.
*******
Kempis: “Ciò che lo scienziato vede della vita cosmica, del Cosmo che sta a lui d’attorno, è la proiezione di ciò che sta realmente alla base dell’esistenza cosmica. Ogni attimo di cui è costituito un Cosmo è immutabile. L’illusorio scorrere da attimo ad attimo, secondo un disegno convenzionale, crea lo scorrere del tempo, l’ampiezza dello spazio. In questo scorrere del tempo, in questa estensione dello spazio, lo scienziato scopre certe leggi che egli chiama «del Cosmo», ma non sono che deduzioni conseguenti alla visione che egli ha del Cosmo che lo circonda. Le leggi che realmente tengono in piedi un Cosmo nell’eternità, sono leggi assolute e sono le stesse leggi assolute che creano ogni fotogramma. Ecco dunque come il relativo s’inserisce nell’Assoluto. Se Uno fosse Uno nel più ampio senso della parola, se non vi fosse altro che Uno quale monolito, nessuna condizione d’esistenza potrebbe esservi, nessun «sentire» potrebbe sussistere. L’Uno e nulla più. Ma l’Uno non è un monolito, è un «sentire», un amare, un vivere in termini assoluti. Perciò ecco i «molti nell’Uno»; ecco che questo monolito è costituito di infinite cellule in cui Egli è presente nella Sua interezza di sentire di essere di vivere. Ogni cellula è eternamente presente in modo immutabile; niente v’è in Lui che muta e ogni mutazione è in Lui, tutte sono contenute nell’estensione del Suo Essere e tutte nell’eternità della Sua Esistenza.”
*******
Le leggi, che la scienza scopre e formula, non sono quelle assolute del Cosmo, perché vengono dalla percezione dei sensi fisici degli esseri umani. Mentre gli archetipi della Coscienza Cosmica, cioè le leggi assolute che sono in essa, sono diretta conseguenza della prima virtuale limitazione della Coscienza Assoluta. Da questa prima limitazione ne discendono tutte le altre, che danno luogo alla forma di tutti i sentire relativi del Cosmo, a partire dall’atomo del sentire fino alla coscienza Cosmica. I fotogrammi, che i sentire relativi creano e percepiscono, sono realizzati in ragione delle limitazioni dei sentire, che come abbiamo detto, sono a loro volta determinate dal modulo cosmico. L’Unità del tutto è la base di questa rappresentazione dell’Assoluto, ma questa non può essere monolitica, perché altrimenti in Esso non ci sarebbero differenziazioni e mutazioni, che invece ci sono. Soltanto queste riguardano il relativo che Gli appartiene, ovvero la molteplicità nell’unità.
*******
[1] OLTRE L’ILLUSIONE: Dalle apparenze alla realtà. Cerchio Firenze 77. Roma: Edizioni Mediterranee, 1978.