Commenti a cura di Andrea Innocenti
Brano tratto da OLTRE L’ILLUSIONE,[1] pp. 183-187
Kempis: “Voi state sperimentando quanto sia facile tradire il senso dei concetti dovendo esprimerci con le parole, parlare secondo questi simboli e questi termini convenzionali, di cose che esulano dalla convenzione e dal simbolo: parlare, con il linguaggio dell’illusione, della Realtà. Compito da folli; ardire che un tempo avrebbe recato con sé un indubbio effetto che comprendeva dall’incredulità all’accusa di pazzia. Dopo quello che vi abbiamo detto ultimamente, è forse più giusto parlare al presente anziché al passato? Certo farebbe ridere un benpensante dire che Atlantide vive ancora nella vostra epoca. E potrebbe fare ridere anche noi se non pensassimo che indubbiamente Atlantide è già trascorsa. E chi può negarlo! Forse queste voci ci sembrano venute apposta per togliervi la tranquillità, per guastarvi i buoni rapporti di vicinato, le amicizie convenzionali e sentite? Chi può negare che nella vostra epoca Atlantide non sia già sprofondata? Nessuno, perché nel vostro tempo la realtà è tale che Atlantide è rappresentata sprofondata. Ma lo è in realtà, in quella realtà con l’erre minuscola, lo è in effetti? Nei fotogrammi nei quali voi state vivendo non v’è dubbio che l’anno «zero» è rappresentato come passato e l’anno 4000 come avvenire. Ma è questo vero? È trascorso veramente ciò che per voi viene indicato come passato? È ancora veramente da venire ciò che voi chiamate futuro? Per questo vostro tempo sì, ma sollevandosi un tantino, uscendo da questo vostro tempo, ecco che il problema è spostato in tutti i suoi termini.”
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Le conseguenze della visione della Realtà in essere sono notevoli. Esse capovolgono l’ordinario modo di vedere le cose. In primo: il tempo come noi lo concepiamo non esiste più. Gli avvenimenti che consideriamo esistiti migliaia di secoli fa, per esempio quelli avvenuti durante la civiltà di Atlantide, sono contemporanei ai nostri, così come quelli che prefiguriamo nei prossimi secoli, sono anch’essi davanti a noi. Infatti, se la Realtà non diviene ma è, tutto ciò che accade appartiene ad un eterno presente. Possiamo pensare il macrocosmo come rappresentato da un grande tappeto davanti a noi dispiegato, il cui disegno esprime tutta la storia del Cosmo stesso, con il suo intrinseco significato. Ogni microcosmo, ovvero ciascun sentire di coscienza, è un filino del tappeto, ed il semplice venire meno annullerebbe l’esistenza del tappeto stesso, almeno nella sua unitaria essenza ed esistenza.
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Kempis: “Non occorre più ripetere ancora che il Cosmo, nella sua incommensurabile estensione, esiste tutto ed è tutto dispiegato. Ed allora immaginiamocelo questo Cosmo tutto dispiegato; sforziamo la nostra immaginazione cercando di uscire da quegli schemi imposti dalla consuetudine del pensare terreno, umano, secondo il tempo. È tutto lì. Immaginiamocelo questo Cosmo, in una dimensione di spazio per poterlo meglio abbracciare con la nostra immaginazione di umani: è lì, tutto congelato, dicemmo, per coglierlo nella sua estensione, nella sua – se vogliamo – immutabilità; e vedendolo così dispiegato, ecco, notiamo che non esiste tempo. Dov’è il trascorrere? Ecco l’epoca Atlantidea, è lì! La collochiamo in una porzione dello spazio cosmico. Oh! Ecco: l’epoca moderna è in un altro spazio cosmico, visto che per immaginare meglio abbiamo conservato la dimensione spazio. Ecco le meraviglie del 2000, del 3000, del 4000, lì, in un altro spazio cosmico! Ed il tempo, dov’è dunque? Allora non possiamo più parlare, da questo punto di vista, di tempo che trascorre, il tempo dunque non è che uno spazio del Cosmo, una sua dimensione che non abbiamo annullata innalzandoci di un tantino. Sì, perché da questo nuovo punto di vista possiamo vedere Atlantide, possiamo vedere l’epoca moderna, possiamo vedere l’epoca che sarà – per indicarla a voi – ma che è già. E tutte esistono nello stesso modo: dunque il tempo è funzione dello spazio e da questo del tutto dipende. Ma come è possibile seguire questo groviglio del Cosmo incommensurabile per poter comprendere esattamente come questi movimenti sussistono? Dobbiamo per ora accontentarci, per ora, di esprimere dei principi. Così come quando parliamo di «karma» diciamo una Verità, ma non possiamo, per la nostra limitatezza e per la vostra incapacità di recepire, soffermarci in tutta la particolarità di questo principio, di come questa Verità si attua praticamente. Allo stesso modo, ora, dobbiamo esprimere dei principi, senza ancora scendere al particolare.”
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Possiamo immaginare il macrocosmo come tutto disteso davanti a noi. Allora parlare di spazio come comunemente lo pensiamo non ha più significato, mentre il tempo, ora, non è altro che il collegamento logico fra i vari sentire di coscienza. Questa modalità di vedere il Cosmo è la conseguenza naturale della visione della Realtà in essere. Allora dal punto di vista della maniera di affrontare la vita da parte di ognuno, può cambiare molto il suo rapporto con il quotidiano. Infatti, pur essendo necessario il massimo impegno, si apre la prospettiva per un sempre maggiore distacco. Così l’attaccamento potrà necessariamente diminuire, pur senza cadere in un fatalismo, che tende a originare un frenante determinismo. La teoria insegnata dai Maestri del Cerchio delle «varianti» aiuta a non cadere in tale atteggiamento.
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Kempis: “Dunque il tempo – passato, presente, futuro – non è che una diversa ubicazione di epoche e razze nello spazio cosmico. Per razza s’intende uno scaglione di anime, un insieme di individualità le quali sono legate fra loro da o per certi motivi, e che in un arco di tempo che è oltre cinquantamila dei vostri anni, conduce la propria evoluzione dallo stadio di uomo alle soglie del superuomo, attraverso a tutto il pianeta Terra, dove troverà l’ambiente favorevole alla sua evoluzione. Ma in questo ambiente potrà darsi benissimo che egli rivesta veicoli fisici appartenenti alla razza ariana o ad altra razza, poiché queste distinzioni di razza non hanno niente a che vedere con razza intesa come insieme di individualità. Ciò che per voi è passato – salendo a quel punto di vista un tantino più su – non è più passato, non è più tempo trascorso; è qualcosa senza tempo. È un diverso spazio; e dico «spazio» perché, per necessità di comprensione, abbiamo posto che lo spazio ancora sussista. Da che cosa nasce dunque il tempo? Nasce dall’esaminare – nell’ambito di un’epoca, da parte di una razza – un fotogramma dopo l’altro, seguendo una determinata direzione che fa parte del modulo fondamentale del Cosmo che stiamo osservando. Ecco come nasce il trascorrere, come si attende ciò che deve venire, ma che in realtà è già, lì, tutto dispiegato. È il singolo, è l’individuo che percependo una situazione cosmica alla volta, una dopo l’altra, fa scaturire in sé il trascorrere del tempo. E vivendo fotogrammi ove sono rappresentate le Piramidi d’Egitto consunte dalla polvere, ne deduce che l’antico Egitto non è più ed è trascorso ed appartiene al passato. Ma, strano, salendo a questo orizzonte un poco più elevato io vedo ancora l’antico Egitto che è lì, vivente, esistente, come la vostra epoca moderna, come il futuro che per voi deve ancora venire.”
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L’idea del tempo nasce dalla successione dei fotogrammi, che osservati dalla consapevolezza del sentire di coscienza, essendo legati fra loro da una continuità logica, rappresentano l’immagine di una realtà che diviene. Ma tutto è lì in un eterno presente. I sentire danno luogo a scaglioni di individui, ciascuno dei quali è caratterizzato da determinate particolarità, che permettono loro di collegarsi a fotogrammi che riproducono differenti spazio-tempo. Questi scaglioni sono riconosciuti come razze, quali razza ariana, atlantidea, lemure ecc. L’evoluzione di ogni individuo all’interno di ciascuna di queste razze ha la durata di circa cinquantamila dei nostri anni. Inoltre, i gradi di coscienza degli individui per ogni razza sono gli stessi e quindi fra loro corrispondenti, perciò considerando contemporanei fra loro individui aventi lo stesso grado di coscienza, possiamo dire che sono contemporanei individui appartenenti a razze diverse. Per esempio, ne consegue che: un individuo appartenente alla razza ariana sarà contemporaneo ad un individuo appartenete alla razza atlantidea, se ha lo stesso grado di coscienza, pur non essendo i due individui appartenenti allo stesso spazio-tempo.
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Kempis: “Allora? Allora le epoche non sono che spazi cosmici, tutti esistenti nello stesso modo, al di fuori del tempo. Il tempo – ancora lo ripeto – nasce dal percepire, da parte dell’individuo, un fotogramma alla volta, una situazione cosmica dopo l’altra. Ma le epoche sono tutte – per usare un termine che possa farvi intendere – contemporanee. Tutte esistono allo stesso modo: sono – per intenderci questa convenzione dobbiamo ancora mantenerla in vita – in uno spazio diverso del Cosmo. Ho detto che dobbiamo enunciare dei principi. Ebbene, questi principi sono: se tutte le epoche sono per così dire contemporanee, questa contemporaneità non esiste – nell’ambito di un’epoca e di una razza – da parte del «sentire individuale». E occorre ancora precisare che per ciascuna razza, intesa come scaglione di anime, non esiste contemporaneità di «sentire individuale» ma tuttavia esiste un legame che fa appartenere un gruppo d’individui ad una razza. Sì, voi che guardate questi vostri fotogrammi e vi scorgete delle vite naturali a voi inferiori, già sapete che quelle forme di vita appartengono ad una razza diversa, ad un differente scaglione di anime da quello al quale voi appartenete. Ma in ultima analisi non sapete che quelle forme di vita non appartengono, ma appartenevano ad altre razze, ad un altro scaglione di anime. Ed in linea teorica – pensatelo, meditatelo – quelle piante che voi state ammirando, quegli animali che voi state accarezzando, possono essere state forme di vita naturale attraverso le quali si è espressa – in altra dimensione – la vostra individualità. Ovverosia individui d’altra evoluzione, ma appartenenti a coloro che ora formano questa umanità.”
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Queste ultime affermazioni del Maestro sono abbastanza sconvolgenti. In sintesi, per esempio, i sentire di coscienza, anche se ancora non individualizzati, di quelle piante o quelli animali che in questo momento sono davanti a noi, possono appartenere alla catena evolutiva del nostro attuale sentire di coscienza e possono essersi evolute in altre dimensioni ed in epoche diverse dalla nostra. Ovvero potremmo, in linea teorica, mentre accarezziamo il nostro cane, accarezzare noi stessi, o meglio la forma di un sentire di coscienza che è logicamente collegato ad il nostro attuale. Tutto può sconvolgere la nostra attuale percezione e consapevolezza, ma contemporaneamente rende più debole l’io soggettivo, ampliando il sentire di coscienza individuale e dando una significativa botta alle sue limitazioni.
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Kempis: “Una precisazione mi preme fare ed è questa: l’immedesimarsi dell’individuo con i fotogrammi e quindi con le forme di vita, segue sempre un senso, una direzione, che è la stessa direzione che crea l’ordine del tempo: da una forma di vita meno organizzata ad una forma di vita più organizzata. Da una forma di vita che esprime un grado piccolo di mente, ad una forma di vita che esprime un grado più grande di mente; da una forma di vita che esprime i primi barlumi della spiritualità, ad una forma di vita che esprime la massima spiritualità esprimibile nel piano fisico. Un Cosmo ha dei confini. Noi li abbiamo chiamati: inizio dell’emanazione e riassorbimento. Ebbene, durante questo intervallo, che è un intervallo di spazio e di tempo anche se illusorio, gli individui – vi abbiamo detto – «sentono». Ma il «sentire» degli individui è un sentire relativo che per sua natura, quindi, necessita dell’individuo che «sente» perché è posto in contatto con certi elementi. Questi elementi sono le situazioni cosmiche, i fotogrammi. Dunque la vita dell’individuo è una vita soggettiva? O, venendo a contatto con questi elementi cosmici, è una vita che interessa anche altri individui? È l’una e l’altra cosa, giacché nell’ambito della razza e dell’epoca – ripeto, anche se questo può sembrarvi per il momento oscuro, ma che ha una prima spiegazione giusto nella legge di causa e di effetto – non esiste la contemporaneità del «sentire» individuale: non è – come forse fino ad oggi era sottinteso per voi ed implicito – condizione prima ed essenziale del movimento illusorio del trascorrere del tempo e dello spazio. In questi stessi fotogrammi in cui più individui, più veicoli fisici, sono rappresentati, può non esistere – e non esiste – una contemporaneità di percezione individuale. In un fotogramma, laddove sono rappresentati un certo numero di veicoli fisici e quindi, in ultima analisi, di individui, il «sentire» di questi individui non è necessariamente contemporaneo; ciascuno di questi individui può percepirlo non nello stesso istante, non contemporaneamente agli altri.”
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Il Maestro Kempis qui precisa che per quello che riguarda le forme di vita che ciascun individuo assume durante lo scorrere della sua individualità, queste devono seguire la linea dello spazio-tempo cosmico, anche se, naturalmente, esso è illusorio. Quindi ogni essere umano avrà le sue incarnazioni in una successione determinata dall’evolversi della sua coscienza. Non ci sarà quindi mai un tornare indietro. Inoltre, non c’è più la contemporaneità come da noi concepita, essa riguarda soltanto l’evoluzione dei sentire di coscienza, che potremo dirsi contemporanei soltanto quando il loro grado di evoluzione sarà lo stesso. In altri termini in una situazione rappresentata in uno stesso fotogramma, saranno contemporanei in essa soltanto le persone aventi la stessa evoluzione, dagli altri, quel fotogramma, sarà percepito solo quando la loro evoluzione avrà il grado necessario. Per esempio: se sono rappresentati in una stessa stanza due individui, uno meno evoluto ed uno più evoluto, quello meno evoluto si collegherà dopo a quel fotogramma, ovvero lo percepirà dopo, perché il più evoluto l’avrà già vissuto.
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Kempis: “Così le cristallizzazioni che sono al confine del Cosmo, prima del riassorbimento, possono essere «sentite» in senso lato, dalle individualità che a quelle – attraverso agli individui – sono legate, simultaneamente a quelle che sono al confine opposto del Cosmo, all’inizio, all’emanazione. Così individui del passato, della vostra epoca e della vostra razza, possono prendere in esame fotogrammi che per voi sono legati al passato o al futuro, contemporaneamente a voi che vivete il vostro presente. Questo può sconvolgere, momentaneamente, ciò che fino ad oggi avete creduto di un Cosmo. Ma se la vostra meditazione sarà profonda, se l’affronterete con semplicità, noi saremo lieti di assistervi in questa Verità, nello scoprire questa Realtà. Perché, figli, solo scoprendo questa Realtà, tutto ciò che vi abbiamo detto acquista un senso compiuto, è aderente alla Realtà ultima. Molte precisazioni ancora possono aver luogo da ciò che sto dicendovi. Ma la Verità deve essere da voi sentita fino da questo momento, prima ancora di averla – non dico compresa – capita. Può sembrarvi strano questo spostarvi nel tempo e nello spazio in modo diverso da quello che fino ad oggi avete conosciuto. Ma questa è la Realtà: il tempo e lo spazio sono illusori: la vita dell’individuo è una vita interiore, soggettiva. Ciascun individuo, in ultima analisi, ha il suo tempo ed il suo spazio; ciò non di meno apparentemente vive in dipendenza degli altri, del tempo e dello spazio altrui.”
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Le considerazioni che il Maestro Kempis fa riguardo a come concepire lo spazio ed il tempo nella nostra rappresentazione della realtà, discendono dalla concezione della realtà in «essere». Quindi, come per la rappresentazione di un quadro, tutto è presente, perché tutto è lì, nell’immagine del dipinto. Così lo è anche per il Cosmo. Continuiamo la metafora: si consideri come «contemporanee» solo le figure aventi lo stesso colore. Poiché figure di egual colore sono distribuite in tutto il quadro, la loro contemporaneità sarà in qualunque punto del quadro esse si trovino. Analogamente i Maestri considerano contemporanei fra loro quei sentire aventi lo stesso grado di evoluzione, allora per gli individui di eguale evoluzione, in qualunque spazio-tempo del Cosmo si trovino, ci sarà sempre contemporaneità. Salta quindi la nostra presente percezione, perché gli individui, che noi viviamo come contemporanei, non lo sono più, mentre secondo questa premessa, lo sono solo quelli che hanno fra loro la stessa evoluzione, anche se vivono nel nostro passato o nel nostro futuro. Questo insegnamento del Maestro ci fa capire quanto illusoria e soggettiva sia la realtà che i nostri sensi fisici ci rappresentano, mentre la sua vera essenza si scopre solo all’interno del sentire di coscienza.
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[1] OLTRE L’ILLUSIONE: Dalle apparenze alla realtà. Cerchio Firenze 77. Roma: Edizioni Mediterranee, 1978.