Commenti a cura di Andrea Innocenti
Brano tratto da OLTRE L’ILLUSIONE,[1] pp. 187-189
Kempis: “Certo che un osservatore che avesse la ventura di accostarsi a queste riunioni – già vedendo il «fenomeno» in sé – sarebbe propenso a credervi sicuri candidati ad una prossima pazzia. Ma questa opinione sarebbe vieppiù consolidata se avesse la ventura di udire ciò che noi diciamo e voi raccogliete. Perché in effetti, senza una giusta preparazione, questa può sembrare l’anticamera di un manicomio. In vero che cos’è che distingue i pazzi? Ragionare secondo una logica che non è quella degli uomini normali o cosiddetti tali; e voi e noi, quando ragioniamo di cose che vanno al di là del tempo e dello spazio, ragioniamo forse secondo la logica umana? No, certo! E quindi se la pazzia tale si definisce in ordine a quel postulato, noi e voi siamo tutti dei pazzi. Ma non deve questo sgomentarci perché quando Voltaire, con i suoi sarcasmi, come ebbi a dirvi, sulla religione e sulle sacre scritture, riusciva a scuotere il Vaticano con tutti i suoi secoli di sicurezza, faceva sorridere coloro che conoscevano il senso riposto dei sacri testi. Il sarcasmo, la facile risata di chi non comprende, minimamente turba chi veramente ha compreso. Del resto, chi ha compreso, di buon animo ride del lato comico che possono presentare certe Verità viste in funzione di altre. Così dobbiamo avere il coraggio di sembrare l’un l’altro dei pazzi. E non c’è da intimorirsi perché se guardiamo alla storia, vediamo che molto spesso sono stato considerati pazzi degli esseri che, oggi, sono stati ampiamente riabilitati dalle conquiste del sapere. Ma attenti, figli e fratelli! L’insegnamento – è giunto il momento di dirlo – benché non abbia più quel carattere esoterico di un tempo, non può essere dato a tutti. Intendo riferirmi a queste nuove Verità che voi conoscete. Questo insegnamento – veramente è il caso di dirlo – può fare di voi degli individui che rettamente agiscono e comprendono, sostenuti da una visione assai ampia e vasta, come può rompere il vostro intimo equilibrio, se tanta è la fiducia che ci accordate.”
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I Maestri si rendono conto di quanto sia sconvolgente la loro attuale rappresentazione della realtà rispetto all’ordinaria percezione del genere umano e in un certo qual senso ricorrono all’ironia. Ma poi dicono chiaramente che a questo punto dell’insegnamento, pur non essendoci nessun segreto, è necessaria riservatezza e discrezione, sia perché l’insegnamento può indurre, in chi non sia ancora pronto, non soltanto incredulità e rifiuto, ma anche perdita d’equilibrio interiore. D’altra parte, a coloro che ne sono pronti, sicuramente, darà ampia visione e conseguente capacità d’azione retta ed equilibrata.
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Kempis: “Enunciando dei principi senza approfondirli, vi ho detto della non contemporaneità del «sentire» fra individui che vivono una stessa serie di fotogrammi. Guardiamo dove questo sfasamento di «sentire» è più appariscente: se in una serie di fotogrammi sono rappresentati individui in forma umana ed individui in forma animale o vegetale o minerale, non esiste contemporaneità di «sentire» fra i primi e gli altri. Cosicché quando un individuo vive una serie di fotogrammi come uomo, può dire con certezza che le forme di vita inferiori da lui osservate, prendono corpo, vita, azione, in virtù della legge stessa che compone i fotogrammi, ma queste forme di vita, mentre lui individuo-uomo le osserva, non «sentono» simultaneamente a lui quei fotogrammi che sono a loro contemporanei nel piano fisico. «Allora – direte voi – dove sta la contemporaneità delle razze?» Perché abbiamo detto che le razze sono tutte contemporanee, è vero? Che cosa significa questo? «Razza-scaglione di anime», scaglione di individui, in qualche modo e per qualche motivo, uniti fra loro. Significa che la razza che conduce la sua evoluzione nello spazio cosmico – sempre detto in modo convenzionale – che comprende dall’anno X all’anno Y, è contemporanea alla razza che conduce la sua evoluzione dall’anno Y all’anno Z. Cosicché la vostra razza che compie la sua evoluzione nello spazio-tempo che va dall’epoca di Atlantide fino al futuro, oltre l’anno 2000, molto oltre, è contemporanea nell’evoluzione del «sentire» a tutte le razze in qualunque spazio-tempo cosmico siano esse ubicate. Cosicché, ad esempio, Atlantide che per voi è sprofondata nel mare ed ha subito la fine a voi ben nota, se usciamo dal vostro tempo e ci collochiamo nello spazio cosmico relativo ad Atlantide, la troviamo vivente perché la razza che la popolò è contemporanea, nel «sentire» alla vostra. Che cosa vuol dire «la troviamo ancora vivente»? Troviamo ancora la serie dei fotogrammi riguardanti Atlantide, che sono vissuti da una razza diversa dalla vostra, in cui vi sono individui che vivono quei fotogrammi come voi, in questo momento, state vivendo i vostri; come altri, del futuro, stanno vivendo i loro.”
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Abbiamo visto che, per i Maestri del Cerchio, la contemporaneità fra individui è determinata dal loro grado di coscienza. Cioè, anche se rappresentati negli stessi fotogrammi, loro non possono dirsi contemporanei, se non hanno lo stesso livello di coscienza, quindi, solo allora, potremo dire che sentono contemporaneamente le stesse situazioni. Ne discende una conclusione per noi sconvolgente, per esempio: le persone, che in questo momento stanno argomentando con me e sono partecipi della mia stessa situazione, se la loro evoluzione non corrisponde alla mia, non posso ritenerli a me contemporanei. Se sono più evoluti, l’hanno già vissuta, se meno evoluti la devono ancora percepire. La cosa viene invertita se invece di considerare l’evoluzione della coscienza, che va dall’atomo di sentire alla coscienza Assoluta, si considera l’emanazione del sentire dall’Assoluto, fino alla Sua massima limitazione della coscienza. Se si estende questa teoria alle razze (ovvero scaglioni di anime unite fra loro per determinate caratteristiche), la cosa diviene ancor più sconvolgente. Infatti le razze, per esempio quelle note a noi quali la Lemure, l’Atlantidea e l’Ariana, sono tutte fra loro contemporanee, mentre gli individui, che sono in esse, lo sono soltanto quelli dello stesso grado di coscienza. Così avremo individui, che pur percependo fotogrammi disuguali, perché appartenenti a spazzi-tempo differenti, in quanto relativi a razze diverse, se aventi stesso grado di evoluzione, sono contemporanei fra loro. Ne discende, quale conseguenza che, in questo istante, noi siamo contemporanei a tutti coloro, che avendo la nostra stessa evoluzione, sono atlantidei, lemuriani ecc.. Tutto ciò è conseguenza logica di considerare la Realtà «Sentire di Coscienza» nella condizione di essere nell’ Eterno Presente.
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Kempis: “I fotogrammi che segnano i confini di questo spazio-tempo cosmico sono in comune alle razze, ma solo quelli che segnano i confini delle varie epoche. Così i fotogrammi che segnano il confine fra lo spazio-tempo Atlantide e la vostra epoca attuale, sono in comune con la vostra razza e la razza di Atlantide. Altrettanto dicasi per quelli futuri e la razza futura. Nell’ambito della razza, quindi, non esiste contemporaneità di percezione individuale – questo lo avete già saputo e spero che sia stato da tutti capito – ma le razze fra loro sono tutte contemporanee. Cosicché la razza che vive nel futuro non deve – per condurre la sua evoluzione – attendere che voi l’abbiate condotta. Ma già, mentre voi state conducendo la vostra evoluzione, quella razza, conduce la sua: così come voi non avete dovuto attendere che fosse condotta l’evoluzione di Atlantide prima d’iniziare la vostra. Nell’ambito però di ogni razza non vi è contemporaneità di «sentire». Questo vuol dire che se in una serie di fotogrammi appartenenti ad un’epoca vi sono più forme di vita rappresentate, è certo che il «sentire» delle piante non è contemporaneo al «sentire» degli animali, né a quello degli uomini, pur essendo tutti contenuti nella stessa serie di fotogrammi. Dirò di più: l’individuo che vive come uomo una serie di fotogrammi appartenenti ad un’epoca, ha già vissuto quella serie di fotogrammi, appartenenti alla stessa epoca, nelle forme di vita inferiori a quella umana. La stessa epoca, gli stessi fotogrammi, la stessa razza.”
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Le conclusioni alle quali ci conduce questa rivelazione dei Maestri riguardo alle razze umane che s’incarnano sul pianeta sono per noi sconvolgenti. Si possono riassumere in questo modo: ogni razza, ovvero scaglione di anime fra loro caratterizzate da specifiche caratteristiche, sviluppano la loro evoluzione nell’arco di circa 50.000 dei nostri anni. Esse sono fra loro contemporanee, ma non appartengono agli stessi spazio-tempo, i quali però possono coincidere nella fase finale d’evoluzione di una razza con la fase intermedia della razza successiva. Così per esempio: gli individui appartenenti alla fase ultima della razza atlantidea sono vissuti nello spazio-tempo di circa 12.000 anni fa, cioè quando questa ha terminato la sua evoluzione, mentre la razza ariana (la nostra), quella successiva, aveva già 25.000 anni. All’interno di ogni razza non c’è contemporaneità fra le anime, perché come già detto, questa è data dallo stesso grado d’evoluzione. Per gli esseri umani esiste la cosiddetta linea del tempo, per la quale non c’è la possibilità di tornare indietro nello spazio-tempo rispetto all’evoluzione, mentre questo non vale per gli altri regni di natura, per cui i sentire di coscienza, che sottostanno agli animali o alle piante, che sono nei fotogrammi al termine di un ciclo d’evoluzione, s’individualizzano come uomini, in spazio-tempo molto precedenti a quei fotogrammi. Il paradosso, che logicamente ne viene, è che io posso accarezzare un cane la cui linea evolutiva coincida con la mia. Per assurdo accarezzare me stesso.
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[1] OLTRE L’ILLUSIONE: Dalle apparenze alla realtà. Cerchio Firenze 77. Roma: Edizioni Mediterranee, 1978.