a cura di Anna Maria Fabene
Brano tratto da OLTRE IL SILENZIO,[1] p. 121
Dali: “Noi comprendiamo coloro che desiderano assistere a queste vostre riunioni speranzosi che in qualche maniera scappi fuori un loro fatto personale, o rimanendo testimoni di un qualche fenomeno dei tanti descritti, o ricevendo una notizia che riguardi la loro vita personale, cosicché poter trovare una conferma all’esistenza di questo mondo che è così misterioso, negato o lontano o temuto, e che invece è, alla resa dei fatti, molto vicino e in comunicazione con il vostro. Noi vorremmo soddisfare queste vostre aspettative ma, anche in questo, dobbiamo essere rispettosi delle vostre esperienze, della vostra vita. Voi, figli, non arriverete mai a capire quanto sia per noi motivo di prudenza, di accortezza, il parlarvi, quanto sia difficile giungere a voi anche solo con delle parole e la prima ragione di tutto questo è l’estremo rispetto che abbiamo della vostra vita, del senso delle vostre esperienze. Guai se una parola di più ci scappasse! Guai se in qualche maniera con il nostro apporto personale, individuale, modificassimo anche di poco il peso dell’esperienza che state vivendo e quindi il modo di rivolgervi alla vita! Voi direte: ma pure continuamente ci parlate e fate in modo che le nostre vite cambino, che siano indirizzate diversamente! E’ vero, figli, ma anche in questo vi è una precisa misura. Come precisa misura v’è nel rendervi testimoni dei fenomeni che vi accadono; come una precisa misura c’è nel rispondere, o non rispondere, alle vostre aspettative circa notizie sulla vostra vita personale. Colui che veramente vuole aiutarvi deve essere rispettoso al massimo di tutto questo; forse, potrebbe dirvi tante cose in più o anche tante cose in meno, ma guai se si comportasse in modo diverso dalla misura che deve rispettare. Guai, perché anziché aiutarvi vi danneggerebbe. Allora, accettate quello che possiamo dirvi, e da parte vostra mettete quel che dovete mettere per comprendere. Non cercate di essere indirizzati diversamente, con la forza, con la violenza di una palese dimostrazione oggettiva per tutti; ma accontentatevi di quella che possa smuovere il vostro desiderio di indirizzarvi in modo nuovo. Siate voi a cambiare la rotta, secondo la vostra volontà, di vostra intenzione, e non con la violenza di qualcosa che per la sua evidenza è indiscutibile e altro non chiede che seguire un cambiamento categorico. Piuttosto voi, a poco a poco, passo su passo, aiutati da quel poco che possiamo dirvi, raccogliete i nostri richiami e trasformate l’essere vostro di vostra intenzione e volontà, perché quella è la reale trasformazione che non si perde, che non è poggiata sull’acqua o sulla sabbia, ma su qualcosa di solido che nessun terremoto, nessun dubbio, nessuna insinuazione potranno più far vacillare.”
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In questo brano del Maestro Dali degli anni ’50 è possibile ritrovare i principi fondativi del loro messaggio: la loro motivazione verso il superamento di ogni forma di organizzazione ai fini spirituali, la libertà dell’uomo verso la ricerca della spiegazione della Realtà, la loro volontà a non divenire nuovi idoli da porre sugli altari.
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Brano degli anni 50
Dali: “Benedico queste creature che l’amore al prossimo spinge ad essere così altruistiche verso i loro fratelli. Benediciamo pure questo loro intento e ci auguriamo che possa realizzarsi pienamente e sempre più ampiamente. Spero che avranno soppesato e previsto tutte le difficoltà che si interporranno sulla loro vita. Spero che siano pienamente consapevoli delle correnti contrarie che si muoveranno contro di loro. Esse creature vorrebbero porre altre creature di fronte ad avvenimenti e cose che facciano pensare e meditare. Vorrebbero far risolvere un problema, quello spirituale, ad individui richiamati dalla curiosità e dal meraviglioso. Auguro, ripeto, che abbiano pieno successo. Noi personalmente siamo contrari ad ogni forma di organizzazione su questo campo, la quale pur senza volere ridurrebbe tutto ad una nuova religione, che, anziché avere un profeta od un maestro, avrebbe, come termine di ispirazione, le anime dei trapassati. Senza voler criticare l’ideologia di questo caso particolare, aggiungiamo che noi, personalmente, riteniamo finito il tempo in cui lo spiritismo era considerato una curiosità scientifica. Chi è maturo per credere ha fede senza che vi sia la prova palpabile; chi non lo è, spiega con teorie, se non esistenti già, coniate per l’occorrenza, le prove più positive che possiamo dare. La via dello spirito non si può controllare né indovinare attraverso ai ragionamenti che possono farci presupporre quale sarà la reazione del soggetto in esame. Voi potete capirne la psicologia; la parte integrante spirituale dell’individuo – quella che evolve attimo per attimo e non solo durante le cerimonie religiose – rimarrà sempre un’incognita. Non ci è simpatica ogni forma di organizzazione, specie questa forma di organizzazione, perché finireste per fare di noi un altare, un mezzo di consolazione e non di comprensione. Non vogliamo che si ripeta l’errore che ogni religione inevitabilmente porta con sé, piccolo di fronte al bene che può fare all’individuo il quale ha bisogno della religione, grande per colui che ha sviluppato la coscienza spirituale. Rispettiamo la libertà dell’individuo, non cerchiamo di violarla mettendolo di fronte a prove che mirano a renderlo credente. L’incredulità nell’Ente Supremo, nella immortalità dell’anima, è una ribellione aperta alla fede imposta, sotto pena di una condanna aperta. L’individuo allora, non trovando il coraggio di affrontare certe esperienze desiderate, ma represse dal timore, finisce – consciamente o no – con non credere più a Dio per avere quelle determinate esperienze, senza pensare al castigo. Coloro che sono pronti raccolgono subito il richiamo, senza bisogno di prove, come i discepoli del Maestro al comando “Vieni meco!” lo seguirono; chi ha veramente necessità di una prova – e noi lo sappiamo – da noi l’avrà e non già a vostro capriccio. Per concludere ci auguriamo che questi figli possano fare veramente tanto bene a chi ne ha bisogno: noi pregheremo affinché ciò avvenga ma personalmente siamo contrari ad ogni forma di organizzazione specie su questo campo.”
[1] OLTRE IL SILENZIO. Cerchio Firenze 77, (a cura di Luciana Campani Setti). Roma: Edizioni Mediterranee, 1984.