Commenti a cura di Andrea Innocenti
Brano tratto da OLTRE L’ILLUSIONE,[1] pp. 195-197
Kempis: “Una volta, parlando dell’Iniziato, dicemmo che la prima impressione percepita intensamente – ed anche spiacevolmente – era quella di essere solo nel mondo. Ed in effetti allorché l’Iniziato ha conosciuto le Verità delle quali così facilmente vi abbiamo parlato, può giungere alla deduzione che poiché non esiste la contemporaneità del «sentire», è solo a sperimentare la serie dei fotogrammi del suo tempo e da qui provare quel senso di solitudine, di angoscia, di vuoto. Allora, la nostra affermazione la prendeste come una notizia di cronaca, quasi incomprensibile. Come poteva, chi era posto a parte delle Verità più segrete e celate, sentirsi solo? E noi del resto vi demmo una spiegazione certo del tutto valida, che non trova smentita oggi, ma ad essa si aggiunge quest’altra che rispecchia il vostro stato d’animo d’oggi. L’ultima volta vi dicemmo che non esiste contemporaneità di «sentire» fra le diverse forme di vita del piano fisico. La vita del regno minerale non è contemporanea a quella del regno vegetale, né a quella del regno animale, né tanto meno a quella umana, anche se nel piano fisico appare, in seno ad uno stesso tempo di calendario, esattamente l’opposto di ciò che vi diciamo. Oggi aggiungiamo di più. La non contemporaneità del «sentire» esiste non solo fra le specie, ma anche in seno ad una stessa specie. Gli uomini che hanno in comune serie di situazioni cosmiche, non le percepiscono contemporaneamente, salvo che essi non abbiano eguale evoluzione.”
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Il concetto di contemporaneità come ordinariamente pensato cambia completamente. Esso dipende esclusivamente dal grado di evoluzione del sentire di coscienza. La ragione di tutto questo è dovuta al fatto che, per i Maestri, la vera ed unica realtà è data dalla coscienza. «Niente esiste che non senta o non sia sentito» Essi dicono. Per questo i fotogrammi dei vari piani fisico, astrale e mentale sono soltanto una rappresentazione della coscienza stessa. Perciò, quello che nei fotogrammi viene rappresentato come una stessa scena, tale che si potrebbero ritenere contemporanei gli attori di tale rappresentazione dal punto di vista del loro veicolo fisico, qualora le coscienze dei personaggi non siano egualmente evolute, non riprodurrà una vera contemporaneità fra loro. È vero quindi, che se ci volgiamo intorno, anche in un ambiente grandemente affollato, molto probabilmente siamo soli o quasi. Tutto questo può creare angoscia e panico. È necessario allora spostare la consapevolezza su piani più elevati, dai quali, in virtù dell’intuizione, sopraggiunge la consapevolezza dell’Unità del tutto. Solo questa può liberarci dall’ inquietante ed angosciosa sensazione dell’isolamento.
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Kempis: “Questa serie di fotogrammi che rappresenta la riunione di questa sera è comune a molti individui (tralasciando le vite inferiori). Ebbene non è assolutamente certo che ciascuno di voi percepisca questa serata contemporaneamente agli altri, anzi è certo il contrario. Ogni qualvolta uno di voi sarà giunto nel suo tempo individuale a vivere la serie dei fotogrammi che costituisce questa serata, egli la vivrà come se fosse l’unica e sola volta che essa serata esiste, mentre in effetti la serata esiste da sempre e per sempre ed acquista tempo e spazio tutte le volte che una vita individuale si unisce alla serie dei fotogrammi che la rappresenta. Ma questo tempo e questo spazio l’acquista solo per colui che s’immedesima nella serie, ed una volta sola. Una volta per ogni partecipante. Se, dunque, quest’unica volta di ogni partecipante non è contemporanea alle altre, la contemporaneità fisica non significa contemporaneità del «sentire». Questo insieme di fotogrammi che state vivendo e che costituisce una precisa data del tempo fisico, fino ad oggi vi ha fatto ritenere contemporanei gli uomini che assieme a voi vivono quest’epoca. Ebbene, oggi sapete che, per la diversa scala della gradualità del «sentire», la contemporaneità fisica corrisponde alla contemporaneità del «sentire» la medesima epoca solo fra individui di eguale evoluzione. Allora, quando questa non v’è, dietro alle persone che voi vedete non c’è un altro «sentire» contemporaneo al vostro. Da qui la considerazione: «Io sono solo ora a “sentire” questa serie di fotogrammi anche se questi rappresentano un ambiente affollato».”
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Il sentire dei soggetti, che si legano ad una certa situazione, non sono quasi mai dello stesso grado, quindi dal punto di vista della realtà fisica per tali soggetti, non c’è contemporaneità. Ci sarà soltanto per quelli aventi la stessa evoluzione. Ne consegue, che per la maggior parte della sua vita, ogni individuo è solo. Di primo acchito tutto ciò è difficile d’accettare e se lo si accetta sconvolge e può dare depressione e tristezza. Cos’è che può consolare, liberandoci da una certa angoscia? A mio parere soltanto la consapevolezza, che non è questa la vera realtà. Essa è soltanto apparenza ed illusione, oltre tale illusione, esiste la vera Essenza delle cose. Questa Essenza si sintetizza in una solo parola: Unità. La molteplicità non esiste, è un’immagine, che il sentire di coscienza si crea nel suo lungo cammino verso la comprensione, che consiste nel sapere di essere proprio l’Unità Assoluta, e che non c’è niente altro al di fuori di Essa, sono invece le sue limitazioni le cause che annebbiano la coscienza, frazionandola e rendendola apparentemente molteplice.
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Kempis: “In effetti come si può essere certi che altri siano nel loro intimo «sentire» contemporanei a noi stessi? Solo ciascuno, singolarmente e individualmente sentendo di vivere quest’epoca, è certo che la sua consapevolezza è legata ora (il suo ora) a questa serie di fotogrammi. E non serve chiedere agli altri: «Senti tu di esistere?». Perché la risposta, anche se contemporanea nel tempo fisico, può essere stata data nel mondo del «sentire» prima ancora che la domanda fosse da voi «sentita» come formulata. Ma da queste Verità inusitate e pazzesche, ci salva un’altra considerazione: la diversa scala della gradualità del «sentire» fa parte del relativo, perché nella Realtà non vi è tempo, tutto è nel medesimo istante eternamente presente. L’individuo nella Realtà è sempre eternamente presente e unito al tutto. Eccoci, dalla solitudine, di nuovo alla compagnia. Altra domanda che vi fate è: «Una volta che tutti i “sentire” degli individui si sono succeduti, che cosa accade? È forse cessato lo scopo dell’emanazione cosmica? Ha senso che la congerie di fotogrammi esista nell’eternità?». Ed allora io vi dico che anche questo senso di un «sentire» alla volta e di un «sentire» limitato nel tempo, di ogni singolo «sentire» che si sussegue all’altro e che cessa col raggiungere il successivo, è un illusione del Cosmo.”
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Il Maestro Kempis torna al punto fondamentale dell’insegnamento, cioè la concezione in essere della Realtà. Il divenire è apparenza, i sentire sono percepiti uno alla volta solo perché così si credono di esistere. La sensazione di provenire da un sentire ed andare verso un altro è l’equivalente del tempo sul piano dei sentire, mentre il sentirsi individui diversi, separati fra loro, è l’analogo dello spazio su quel piano. Infatti i concetti di tempo e di spazio sono vissuti diversamente a seconda del piano d’esistenza della coscienza. Possiamo dire che soltanto nell’Assoluto non si può più parlare né di spazio né di tempo. Dove la Realtà è eterna, unica e indivisibile, anche se, come abbiamo visto, non monolitica.
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Kempis: “Il trascorrere del «sentire» è un’illusione; per sua natura il «sentire» individuale è limitato ed esiste in quanto circoscritto, in quanto fa capo ad un «sentire» convenzionalmente detto precedente e sfocia in un «sentire» successivamente definito seguente; ma vi diciamo che ponendosi al di fuori di questa teoria di «sentire» – che sta unita in virtù della sua specifica natura di limitatezza e di legame di un «sentire» definito precedente, con un «sentire» definito seguente – astraendosi da questa teoria, ecco che i «sentire» esistono tutti nell’eternità. L’individualità nello stesso attimo eterno «sente» tutto. È solo il «sentire individuale», per sua natura, che è circoscritto e che dà la sensazione di partire da un «sentire» precedente e sfociare in un «sentire» seguente. In questo modo, esiste singolarmente. Meditate anche su questo concetto. Desidero però ricordarvi che il tempo, il sentire un fotogramma alla volta, esiste nel piano fisico, nel Cosmo: che laddove è la Realtà non esiste tempo e tutto è sentito nello stesso attimo eterno. Ecco perché pregando l’Altissimo, voi, dal tempo, pregate ciò che è senza tempo e che quindi è sempre presente. Se voi giungeste alla conclusione che in certi fotogrammi in cui è rappresentato un alto Maestro, quei fotogrammi sono da voi vissuti e sentiti, ma non lo sono ancora, nel tempo, vissuti dall’alto Maestro, ciò può essere vero: ma non dimenticate che l’alto Maestro non è nei fotogrammi, è oltre il tempo ed Egli quindi, da oltre il tempo, vi sente come sente il Tutto.”
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Il divenire, sia pure come semplice apparenza e percezione, esiste anche sui piani del sentire. Solo nella coscienza Assoluta, la consapevolezza è di Eterno Presente ovvero di Realtà in essere. I fotogrammi riguardano il mondo della percezione, quindi, per esempio, se vi fosse in quelli che in questo momento stiamo vivendo rappresentata la presenza di un alto Maestro, la Sua presenza riguarderebbe soltanto noi, e non Lui, il quale essendo fuori dal tempo dei piani del mondo della percezione, ancora non vivrebbe i nostri stessi fotogrammi, perché li vivrebbe nel suo tempo e quindi successivamente rispetto al nostro. Tutto questo considerando il percorso della linea dell’evoluzione dall’alto verso il basso ovvero dall’Assoluto all’atomo di sentire.
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[1] OLTRE L’ILLUSIONE: Dalle apparenze alla realtà. Cerchio Firenze 77. Roma: Edizioni Mediterranee, 1978.