Tollerare le opinioni degli altri

a cura di Anna Maria Fabene

Brano tratto da OLTRE L’ILLUSIONE,[1] pp. 76-78

Voce del Maestro Dali

Dali: “L’affermazione che ciò che c’è da conoscere è già stato detto, al massimo può essere accettata solo come dogma di fede di una religione suicida. Ognuno, senza difficoltà, è disposto a credere che quanto l’uomo conosce è una piccola parte del conoscibile ed una parte ancor più piccola della Realtà. Siccome nessuno saprà mai quanto resta da conoscere, ogni uomo del presente e del futuro, senza fare atti di fede, può ammettere che la Realtà comprende più di quanto si conosce, più di ciò che si può osservare, più di quello che appare. Questo è quanto basta per rendere legittima ogni opinione della quale non sia stato dimostrato il contrario. Ed è pensando a questo che costantemente vi richiamiamo alla tolleranza nei confronti delle opinioni degli altri, vi richiamiamo alla duttilità, vi incitiamo ad ascoltare, per comprendere, ciò che gli altri intendono significare. Vedete, ogni uomo – veramente degno di essere uomo – deve portare avanti le sue opinioni onestamente: vivere per esse, non rinunciare per interessi in qualche modo contrastanti. Deve, in tutta onestà, far conoscere il suo pensiero, se richiesto, ma non rinunciarvi; e quando, sul terreno delle dimostrazioni, si scontrano gli interessi, allora deve saper riconoscere chi parla in buona fede e chi, invece, non ha questa buona fede. Molte volte abbiamo detto – ed ancor volentieri lo ripetiamo – che non è tanto importante morire per un’idea, quanto vivere per essa. Così voi che qua siete riuniti ad ascoltare la nostra voce, tenete sempre presente quanto vi dico. Non rinunciate a ciò che credete, siate sempre disposti ad ascoltare il pensiero degli altri e anche ad abbandonare ciò che, fino ad ieri, è stato per voi sostegno  della vostra esistenza, quando qualcosa di nuovo entra nella vostra comprensione; ma non rinunciate per un interesse materiale. Rinunciate perché avete compreso di più – questo sì – e siate, ripeto, convinti che tanto  c’è da sapere, senza cristallizzare il vostro pensiero in ciò che sapete. Molte volte scopro il pensiero di voi che qua ci ascoltate e che, in una riflessione interiore, osservate di non riuscire a seguirci fino in fondo in ciò che vogliamo significare. Ebbene, figli, può sembrare un’esagerazione, ma io vi assicuro che quanto voi udite – anche se non è completamente afferrato – rimane trascritto in voi ed al momento opportuno il concetto che  quelle parole non hanno saputo mostrare ai vostri occhi e ai vostri orecchi, risulterà lucido alla vostra consapevolezza. Da quando abbiamo iniziato queste comunicazioni, abbiamo parlato di diversi argomenti. I concetti esposti da differenti punti di vista, costituiscono –checché se ne pensi – un tutto organico che non vuol essere né una filosofia né –tantomeno – una religione, pur trattando argomenti che sono propri di queste materie. L’intento che ci ha animato e ci anima, è quello di fornirvi una sinossi della Realtà in cui trovino risposta i molti “ perché” esistenziali ed in cui vi sia la spiegazione del “perché” le cose sono come sono. Per rendere più completo possibile questo compendio, abbiamo illustrato la Realtà da differenti punti di vista che esulano dalla dimensione umana e fisica, molti dei quali incredibili e sconosciuti. Sapevamo che le nostre affermazioni avrebbero suscitato l’incredulità di molti; d’altra parte non farle avrebbe lasciato delle lacune nell’esposizione sistematica del nostro pensiero ed avrebbe privato l’insegnamento della sua parte più pregnante e più originale. Sapevamo che le critiche non sarebbero state di coloro che hanno un temperamento mistico – più che mistico direi scettico- così come la logica lascerebbe supporre. Lo sarebbe se accettare o meno il nuovo non avesse motivi e radici psicologiche; ma sempre quando l’uomo è posto di fronte al nuovo, lo accetta solo se non contrasta con i suoi interessi intesi in senso lato, comprendendo in ciò anche il solo  prestigio personale. Questo è valido sempre, non solo per il nostro insegnamento. In ogni caso il nuovo è accettato subito solo se lega con la propria fede, con le proprie esperienze, con la cultura che si ha. Ebbene-  dicevo- la parte più originale del nostro insegnamento troverà i suoi maggiori critici proprio in chi conosce dimensioni ultrafisiche, ma solo dal punto di vista del mondo fenomenico e della percezione; dalla prospettiva <soggetto ed oggetto>, che è una prospettiva estremamente soggettiva e quindi illusoria. Questi non immagina neppure lontanamente che esistono altre dimensioni di esistenza, in cui si conosce una Realtà non perché la si percepisce, ma perché la si è. Più volte vi abbiamo ripetuto che chi vive in un piano di esistenza, non immagina lontanamente neppure che ne esistano altre, proprio come potete costatare nel piano fisico dove normalmente l’uomo non immagina che esistano altri piani oltre quello in cui egli vive. Se domandate a chi ignora la parte nascosta della Realtà- che vi assicuro è la parte più grande- se domandate a lui cose delle quali non ha mai potuto parlare, neppure sentito dire, una sola sarà la risposta, specie se v’è l’intenzione di voler apparire più di quello che realmente si è. Io non mi rivolgo a chi si è sentito dire dal suo Maestro- in senso lato- o a chi se lo sentirà dire, che ciò che diciamo non è vero per convincerlo che invece ciò che diciamo riflette una dimensione di esistenza della quale poco e nulla si conosce perché dalla quale solo raramente si comunica. Non mi rivolgo a questi per convincerlo, perché non abbiamo interesse a convincere nessuno. Ma mi rivolgo a lui per metterlo in guardia contro chi vuole conservarsi dei discepoli, degli accoliti, dei seguaci. Questi minano a sfruttarlo e lo dimostrano con il loro interesse a conservarsi un seguito. Noi non abbiamo questo interesse né la Verità è più o meno vera a seconda se sia più o meno creduta, più o meno condivisa. Non dipendete dagli altri per la vostra convinzione; il comprendere è un fatto estremamente individuale, non può- e soprattutto non deve- essere delegato ad altri. Non permettete che altri comprendano per voi o al posto vostro, siate estremamente aperti alla comprensione. Questo significa sottrarsi ai molti condizionamenti che possono venirvi dall’ambiente e dagli altri; non solo, ma anche dalle errate concezioni che potete avere. La vostra fede religiosa, la vostra cultura, non debbono costituire un ostacolo tra voi ed il nuovo, un ostacolo alla vostra comprensione. Ma al contrario debbono darvi la duttilità di pensiero e la penetrazione dei significati. Debbono rendervi intimamente attenti. Chi fa della propria cultura un diaframma fra sé e il nuovo, tradisce l’unica funzione della cultura, la priva dell’unico scopo che essa ha, che è quello di far spaziare il singolo in esperienze da altri vissute, di renderlo massimamente aperto ai messaggi di cui gli altri possono essere portatori.”


[1]OLTRE L’ILLUSIONE: Dalle apparenze alla realtà. Cerchio Firenze 77. Roma: Edizioni Mediterranee, 1978.