Il piano akasico

 Commenti a cura di Andrea Innocenti

Brano tratto da OLTRE L’ILLUSIONE,[1] pp. 201-202

Voce del lettore

Kempis: “Ho detto che il piano akasico è il piano che recepisce gli individui: infatti, è questo piano che noi abbiamo sempre indicato sede della coscienza individuale, la quale si costituisce man mano che l’individuo incarnandosi, ha delle esperienze. Giova ricordare per inciso che ad ogni incarnazione l’individuo ha un nuovo corpo fisico, un nuovo corpo astrale, ed un nuovo corpo mentale; corpi che verranno abbandonati al termine di una vita. La coscienza, invece, abbiamo detto, fa parte di un tutto che accompagna l’esser individuale dall’inizio della sua evoluzione fino a quando egli sale a livelli di esistenza ultracosmica. Dunque possiamo identificare la coscienza per eccellenza con l’individuo, dal momento che oltre lo stato di esistere a livello cosmico non si può più parlare di coscienza individuale, ma si deve parlare di Coscienza Assoluta. Allora «evoluzione», riferito a coscienza e quindi ad individuo, significa sviluppo e più precisamente costituirsi; in altre parole acquisire un più vasto «sentire». Ecco perché il tempo del «mondo degli individui» segue una progressione che va da un «sentire» limitato ad un «sentire» sconfinato. Nella coscienza si riassume la vita di ogni individuo, così come nel cervello si riassume la vita di tutto il corpo fisico. I corpi mentale astrale e fisico non sono che strumenti, veicoli, mezzi atti a far evolvere la coscienza individuale, cioè il «sentire» dell’individuo; alla fine di ogni incarnazione, come strumenti logori vengono abbandonati. Che cosa ha l’individuo, da essi? Per mezzo di loro viene messo a contatto con certi ambienti, certe esperienze che realizzano in lui un grado maggiore di «sentire».”

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Tutto è coscienza dicono i Maestri. Dal virtuale frazionamento della Coscienza Assoluta nascono i sentire di coscienza relativi. Questi costituiscono il piano akasico. A partire da un certo livello molto grande di limitazione, i sentire relativi creano e percepiscono i piani del mondo della dualità, essi sono il fisico, l’astrale ed il mentale. In questi piani, quei sentire di coscienza, così limitati, sperimentano la loro insufficienza di consapevolezza e comprensione. Man mano che l’appalesamento delle esperienze, fatte in quei piani, permette il superamento delle limitazioni, che li hanno determinati, i sentire creano una realtà sempre più sottile ed elevata. Questa è l’ambiente del piano akasico. La cui natura primaria in essenza, come già detto, è costituita dai sentire relativi stessi.

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Kempis: “Voi sapete che quando l’individuo è a livello di esistenza delle vite inferiori (minerale, vegetale, animale) lo abbiamo definito «centro di sensibilità ed espressione» perché non ha consapevolezza di sé; invece quando l’individuo è a livello di vita umana lo abbiamo chiamato «centro di coscienza e di espressione» perché egli allora ha consapevolezza di essere. La coscienza è una cosa diversa dalla consapevolezza. La coscienza corrisponde all’evoluzione raggiunta. Ad esempio la consapevolezza di un uomo incarnato non abbraccia tutta la sua coscienza cioè tutta l’evoluzione raggiunta. Ecco perché gli atti eroici a volte sono compiuti da persone che non mostravano particolare vocazione all’altruismo. La consapevolezza mette a contato l’individuo con il piano d’esistenza in cui ha il veicolo più grossolano. Se egli è incarnato la sua consapevolezza sarà volta nel piano fisico e l’individuo identificherà se stesso con il suo corpo fisico, così come l’uomo sente di avere una mano senza rendersi conto che quella sensazione si riassume nel cervello (secondo la scienza umana; per noi addirittura nel corpo mentale). Dunque egli crede di essere nel piano fisico, ma non sa che il suo centro di coscienza è nel piano akasico dov’è riassunta tutta la vita individuale.”

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La nostra ordinaria consapevolezza è determinata prevalentemente dai sensi fisici. Quindi pensiamo, che le azioni, che facciamo, provengano direttamente dal piano fisico, mentre la centralina, che genera tutto, si trova nel piano akasico. Il nostro veicolo su quel piano, ovvero il corpo akasico comunica la spinta iniziale ai veicoli inferiori, ovvero il mentale, l’astrale ed il fisico. Questi poi modellano e condizionano tale impulso secondo le loro caratteristiche e possibilità. L’effetto di tale iniziale input sarà perciò vincolato alla capacità del veicolo akasico di controllarlo, rispetto al condizionamento ricevuto dai tre veicoli inferiori, la forza e la riuscita di tale capacità sono però determinati dal grado di evoluzione della coscienza stessa. Il Maestro Claudio con il suo «Conosci te stesso» ci indica la strada per capire e comprendere quanto di questa spinta iniziale, del corpo akasico, sia presente nelle nostre azioni e quanto invece sia stato modificato e condizionato dai veicoli inferiori.

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Kempis: “Nel piano fisico, che noi sappiamo essere un insieme di fotogrammi, cioè di situazioni, egli osserva il sorgere ed il tramontare del sole, l’orologio segnare le ore e non sapendo che ciò avviene solo in quei fotogrammi che sta sperimentando, farà del tempo fisico un tempo oggettivo. Crederà che la sua epoca sia vissuta solo da coloro che egli crede viventi ora, senza rendersi conto che il calendario segna quella data ogni qualvolta si sperimentano i fotogrammi di quell’epoca e che sono viventi in questo momento, nel senso che «sentono» non coloro che io vedo nei miei stessi fotogrammi, ma solo coloro che hanno il mio stesso «sentire» in qualunque zona, in qualunque epoca si trovino. Le ore 23,30 del giorno 19 dicembre di questo anno sono per me che sto vivendo questi fotogrammi, ma per chi ha la mia stessa evoluzione, il mio stesso grado di «sentire», il calendario può segnare ora l’anno 2000 avanti Cristo, o l’anno 2500 della vostra epoca indifferentemente, perché il passato o il futuro esistono ed hanno senso solo per chi, sperimentando un determinato spazio-tempo, diventa termine di paragone e di raffronto per definire passato e presente, senza del quale tutto esiste contemporaneamente.”

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La conclusione della comunicazione sintetizza chiaramente quello che i Maestri hanno fino ad ora rivelato. Se lo riportiamo esattamente quale nostro punto di vista nella vita quotidiana, ci rendiamo conto, che questa può esserne sconvolta. Le persone, che appaiono essere davanti a noi e condividere momenti della nostra stessa vita, possono essere soltanto delle vuote immagini senza sentire di coscienza, mentre noi ci troviamo contemporanei a sentire di grado analogo al nostro, ma che si raffigurano fotogrammi, che rappresentano spazi-tempo completamente diversi da quello, che noi in questo momento, ci stiamo rappresentando. Si può chiederci a che scopo i Maestri ci hanno rivelato tutto ciò? Ovviamente la risposta esaustiva non potrà mai esserci da parte nostra, ma forse si può azzardare qualche ipotesi al riguardo. La più palese, che si può fare, è che vogliono rendere meno attivo e pregnante l’attaccamento che il nostro io ha verso la creazione-percezione della dimensione fisica, per indirizzarlo invece verso quello, che superando i piani della percezione, sia proprio del piano akasico.

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[1] OLTRE L’ILLUSIONE: Dalle apparenze alla realtà. Cerchio Firenze 77. Roma: Edizioni Mediterranee, 1978.