a cura di Anna Maria Fabene
Brano tratto da OLTRE IL SILENZIO,[1] p. 122
Dali: “Ecco, ancora una volta siamo stati in contatto in modo a voi percettibile, miei cari; e ancora una volta abbiamo potuto parlare di questioni che riguardano la parte nascosta della Realtà: una parte da molti negata, da altri non considerata, da altri invece fortunatamente cercata. Che cosa abbia significato questo incontro lo sa ognuno di voi. Io mi auguro che abbia segnato nel vostro cammino un punto a cui fare riferimento nei momenti faticosi, nei quali sembra che la vita sia una maledizione, sembra che tutto ci sia nemico e che noi siamo perseguitati da un demone vendicativo e crudele. In quei momenti, per altro frequenti, ricordate il suono di queste mie parole, che vogliono significare che tutto ciò non è vero. Non è vero. Che forse, per varie motivazioni, voi possiate vivere tragicamente o angosciosamente la vostra vita, questo sì; che vi capitino delle difficoltà assai con fatica dirimibili, questo sì; che in certi periodi queste difficoltà possano essere più frequenti, questo sì; ma assolutamente no, che tutto ciò sia fatto per il piacere di vedervi soffrire o che voi siate più addolorati di altri. Ognuno ha nella misura che gli è giusta e per il suo bene, e soprattutto per il suo bene è il peso che la vita gli riserba. Non c’è un milligrammo di più né un milligrammo di meno. E quando è nella sofferenza dell’affaticamento, si ricordi che è in quella condizione da lui stessa voluta, anche inconsapevolmente, il più delle volte, ma da lui stessa voluta. Allora, quello che più deve dare la forza di uscire da uno stato di angoscia è il pensiero che quella sofferenza non è fine a se stessa ma porta un retaggio di comprensione, di liberazione, di gioia, che nessuno può immaginare; e che, al di là del momento faticoso, attende un tempo eterno di beatitudine e di liberazione. Allora: con così poco si paga così tanto! Con una cosa transitoria non si decreta un’eterna condanna, al contrario, ma si acquisisce un bene eterno. Figli miei, queste parole possono sembrarvi ormai obsolete, consumate e logore, per quante volte gli uomini le hanno usate. Ma forse erano solo parole; chi le pronunciava non aveva dentro di sé la certezza della loro verità; e forse chi le ascoltava non conosceva ciò che voi conoscete. Ebbene, figli miei tanto amati, voi sapete, ed io so, che queste non sono semplici parole, ma sono Verità. E se le diciamo non lo diciamo per consolarvi, ma per farvi partecipi della Verità. E se voi state qua a udirci, non siete qua a occupare il vostro tempo cercando di non annoiarvi, ma siete qua per udire la Verità. Ecco: questa è la Verità! E certo non potrete accoglierla restando insensibili e come se fossero parole vuote d’ogni significato. Io vi consegno queste mie parole, le semino in voi e le annaffio con tutto il mio amore.”
[1] OLTRE IL SILENZIO. Cerchio Firenze 77, (a cura di Luciana Campani Setti). Roma: Edizioni Mediterranee, 1984.