a cura di Anna Maria Fabene
Brano tratto da OLTRE IL SILENZIO,[1] p. 117
Dali: “Il mio saluto e la mia benedizione a voi, o figli. Questa sera, cari, vengo qua fra voi non solo per coloro che sono presenti ma, più di sempre, per tutti quelli che ci ascoltano, che ci seguono e che ripongono in noi le loro speranze. Da pochi giorni sono trascorsi trentasette anni dall’epoca in cui per la prima volta ci servimmo di questo strumento per parlarvi, per entrare in contatto con voi. E a questo punto forse, umanamente, si farebbe un consuntivo, o perlomeno un bilancio della situazione. Ma troppo tempo richiederebbe questo, e forse non riusciremmo mai a illustrare tutto quello che è avvenuto in questi tanti dei vostri anni. Allora che dirvi, figli? Parlare non del passato, di ciò che è stato e ciò che vi ha condotto qua; ma parlare del futuro, di quello che sarà. Non parlarne dettagliatamente, perché anche questo richiederebbe moltissimo tempo e tantissime parole; ma parlarne per linee generali, indicarvi la strada, che non è certo quella di pochi – che ci ascoltano qui e che vengono a chiarirsi le idee con quelle domande in attesa di risposte chiarificatrici – ma è quella di voi che qua venite per prendere qualcosa per voi stessi e, da voi stessi, per altri; per trovare quella forza e quell’equilibrio e quella chiarezza e quella comprensione interiori che vi fanno essere in grado di trasmettere ad altri quello che avete ricevuto. Molte sono le persone che sono entrate in contatto con il nostro dire, e molte ancora ne entreranno. Ma quello che è più importante è che ciascuno di voi conservi in se stesso non un bagaglio, un patrimonio di parole, di precisazioni, di concezioni filosofiche, ma una fiamma che riesca a illuminare, riscaldare, rasserenare coloro a cui si avvicina. Se, le nostre tante, forse troppe parole riusciranno o saranno riuscite a creare in voi questo calore, questo desiderio di dare ad altri un poco del fuoco che vi anima e vi riscalda, allora veramente saranno state efficaci, veramente saranno state parole non cadute nel vuoto, non suoni senza corpo, senza significato. Noi siamo ancora disposti a parlarvi per tanto – se ciò ci sarà concesso – ma sempre nella speranza non di darvi delle nozioni, delle notizie, ma di accendere questa favilla dentro di voi che in qualche modo si trasformi in fiamma, che in qualche modo riesca a passare da voi ad altri, a dare ad essi quell’approdo sicuro che cercano ora qua, ora là, e che in questo momento credono non si trovi più da nessuna parte. C’è tanto bisogno di questo calore interiore! Non c’è bisogno di parole, non c’è bisogno di filosofie. Le parole e le filosofie sono solo in funzione di questo calore, e noi ci affidiamo alle parole e alle filosofie solo come mezzo per evocare nell’intimo di ogni uomo questo fuoco. C’è tanto bisogno di esso! Basta mostrarlo con onestà, in modo scevro, alieno da ogni interesse personale, in modo puro, e gli uomini con avidità ve lo chiederanno e, in se stessi, lo evocheranno! Parliamo, o figli, a voi che per primi ci avete ascoltati; e a voi che più recentemente ci avete ascoltati, e a tutti quelli che non sono qui e sono fuori di qui e sono lontano da qui come spazio, ma sono vicini come amore: a tutti io dico: Vi amo! A tutti io dico: Sono con voi, siamo con voi, perché non per niente ci siete stati affidati! Se voi vi siete fermati ad ascoltare le nostre parole, e non avete proseguito, vuol dire che queste voi cercavate, e queste sono ciò che vi è necessario. Vi auguro di poter parlare un giorno ad altri, anche ad una sola persona come io in questo momento parlo a tutti voi.”
[1] OLTRE IL SILENZIO. Cerchio Firenze 77, (a cura di Luciana Campani Setti). Roma: Edizioni Mediterranee, 1984.