Commenti a cura di Andrea Innocenti
Brano tratto da OLTRE L’ILLUSIONE,[1] pp. 202-205
Kempis: “Questa sera vogliamo insieme esaminare che cosa accade del Cosmo se lo si osserva dalla parte del «mondo degli individui», cioè seguendolo con il tempo del mondo degli individui. Naturalmente il comune esame non può essere limitato non dico al piano fisico, ma neppure ad una piccolissima parte del piano fisico cioè neppure alla Terra, ma solo ad una parte della sua storia che corrisponde ad un’epoca dello spazio-tempo fisico. Che cosa vediamo? Voi sapete che è trascorsa una certa storia; non sapete quale altra storia dovrà trascorrere, insomma siete nella posizione di colui che, ritto in piedi alle spalle di uno scrittore, segua la scrittura, la composizione di un libro: legga, cioè, rigo dopo rigo, quello che lo scrittore scrive. È vero? E questa è la posizione con la quale fino ad oggi abbiamo guardato lo svolgersi della storia nel piano fisico che, ripeto, è un atto di questo piccolo pianeta, il quale a sua volta è una piccola parte del piano fisico – o, se volete, del Cosmo fisico- il quale è una piccolissima parte di tutto il Cosmo. Che cosa sia poi il Cosmo nei confronti dell’Assoluto, lo lascio immaginare. Allora, voi state in piedi alle spalle dello scrittore e lo seguite mentre verga la sua storia, parola dopo parola. Ogni lettera dell’alfabeto corrisponde ad una forma di vita: le «A» le forme più semplici, le «Z» le più evolute nel senso spirituale. Ma se guardiamo che cosa accade nel «mondo degli individui» in cui vi è un tempo diverso, seguendo quel tempo che cosa vediamo? Vediamo comparire prima, tutte le lettere A in qualunque pagina del libro siano disposte a formare parole differenti, poi tutte le lettere B, poi tutte le lettere C, e così fino a completare l’alfabeto. Comprendete che cosa vuol dire questo?”
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Ben diverso è il tempo sul piano akasico rispetto a quello da noi concepito sul piano fisico. Il piano akasico è quello della non dualità non c’è più percezione, ma consapevolezza ovvero identificazione. Lì tutto è coscienza, ma la coscienza si esprime secondo una differente gradualità ed è proprio questa che dà corpo al modo di essere del tempo su quel piano. In altri termini la successione logica dei sentire secondo il loro grado di ampiezza indica l’apparente divenire su quel piano, e conseguentemente lo scandire del passato presente e futuro. Per questo motivo i Maestri hanno detto che la vera contemporaneità fra due individui si ha soltanto quando questi hanno lo stesso grado di evoluzione. Infatti quello che veramente conta è il sentire, il cui piano è assai più vicino alla realtà dell’Eterno Presente.
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Kempis: “Prima di avventurarci in questa spiegazione dobbiamo dire, per completare l’esempio, che una volta che tutte le lettere dell’alfabeto sono comparse e quindi l’intera storia è stata scritta, v’è l’ultima fase di leggere, di apprendere, di cogliere il significato di tutto il racconto. Il nostro esempio sta a significare che ciascun «sentire» fa capo nel piano fisico a corpi fisici in qualunque spazio-tempo si trovino; ciascun corpo fisico, o meglio essere vivente, esprimerà la sua evoluzione, cioè il suo grado di «sentire» per cui potrà chiamarsi pianta animale o uomo; ma la successione secondo la quale ciascuno percepisce la propria esistenza non discende da una priorità derivante dal tempo astronomico, cioè dal fatto che è nato ora, come si dice, ma dal tipo di «sentire» che ciascuno rappresenta. Così prima saranno percepiti i prodromi del «sentire», quelli legati ai processi di cristallizzazione corrispondenti all’evoluzione della materia. Dov’è ubicato, nel Cosmo fisico, lo svolgimento di questa evoluzione? Ovunque, in ogni luogo ed in ogni tempo, nell’anno 0 e nell’anno X, all’inizio dei tempi o al termine. Ed ecco le lettere A che vengono impresse tutte contemporaneamente ovunque si trovino o debbano trovarsi per dare senso compiuto al racconto. Sarà, poi, percepita la fase successiva del «sentire» che per comodità poniamo corrisponda alla forma di vita chiamata pianta. Dove è ubicata questa forma di vita chiamata pianta? In tutto lo spazio cosmico, in ogni pianeta ove sia stato, vi sia o vi sarà l’ambiente favorevole. Dovunque, nello spazio e nel tempo, vi siano le condizioni perché la forma di vita sussista. Infatti la forma di vita della pianta è ubicata in tutto lo spazio cosmico ed in tutto il tempo cosmico. Così noi troveremo «sentire -pianta», non solo all’inizio dei tempi, ma anche verso la fine dei tempi, verso i limiti del Cosmo fisico. Ecco quindi che se questo «sentire» noi lo facciamo corrispondere a tutte le lettere C o D che compongono il racconto scritto, esse compariranno tutte insieme in qualunque rigo siano o debbano trovare posto per dare poi, al termine, un senso compiuto alle parole ed alla storia.”
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Il tempo astronomico, come abbiamo detto, non coincide con quello del piano del sentire. Perciò, nell’ esempio, che i Maestri ci hanno dato del libro, le lettere A, si trovano in ogni parte dell’opera, lo stesso accade ai sentire di coscienza nella loro incarnazione fisica. Cioè, il sentire di un determinato grado, troverà la sua espressione sul piano fisico, in qualunque spazio-tempo a lui sarà congeniale. In altre parole, un sentire-pianta lo potremo trovare rappresentato sul piano fisico sia alla fine dello spazio-tempo cosmico, sia all’inizio, non seguirà infatti la linea del tempo fisico. Lo stesso discorso non vale però per il sentire di coscienza individualizzato, cioè quello umano. Per quello invece dovrà essere seguita la freccia del tempo. Non potrà perciò essere, che un sentire di coscienza più elevato, possa tornare indietro, e quindi avere un’incarnazione, che preceda quella, di un sentire di grado inferiore, e che è nella successione logica delle perle, che compongono la collana della sua individualità.
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Kempis: “Se così non fosse come si potrebbe spiegare che alla fine dei tempi, prima che il Cosmo fisico sia riassorbito, vi sono ancora forme di vita inferiore all’umana? Dove continuerebbero la loro evoluzione quegli individui che ancora apparentemente non hanno raggiunto il livello umano? Mentre noi vi diciamo che quelle forme di vita inferiore che allora saranno viste in effetti sono già vissute dai rispettivi individui perché costituiscono fasi antecedenti nella scala dei «sentire» degli individui. Quando noi osserviamo la fase dell’evoluzione individuale detta dell’autocoscienza, ossia quella fase di evoluzione che conduce l’individuo dalla condizione di uomo a quella di superuomo, notiamo che quel tipo di evoluzione comprende varie incarnazioni da uomo in corpi fisici ubicati nello spazio-tempo che corrisponde a circa 50.000 anni, incarnazioni che avvengono nel medesimo pianeta. Intendo dire che, mentre per l’evoluzione inferiore all’umana (minerale, vegetale, animale) lo spazio-tempo è vastissimo e può occupare diversi pianeti ed un gran numero di anni, l’evoluzione da uomo a superuomo si svolge per ogni razza in uno stesso pianeta e si svolge nell’arco di 50.000 anni. Altra particolarità che c’è da aggiungere è che la progressione del «sentire» individuale segue nel suo progredire per l’uomo la progressione del tempo. Mi spiego: se noi esaminiamo un arco di tempo che va dall’anno 10.000 a.C. all’anno 2.000 d.C. troviamo sulla Terra vite inferiori e vite umane. Se prendiamo in esame una di queste vite individuali possiamo trovare che l’incarnazione da animale è ubicata nell’anno 20.000 d.C., mentre la prima incarnazione da uomo è ubicata nell’anno 10.000 a.C.. Però tutte le altre incarnazioni umane saranno sempre ubicate in un tempo successivo fino a ricoprire un tempo di 50.000 anni, dal 10.000 a.C. in poi.”
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Quale interessante conclusione di queste rivelazioni del Maestro Kempis è che ognuno di noi che si trovi in questo momento sul piano fisico, può vivere nei suoi fotogrammi l’esperienza d’incontrare animali o piante o minerali, che appartengano alla sua collana d’evoluzione. Detto in altri termini, anche se impropriamente, può «parlare» con se stesso. L’immagine del mondo, che stiamo vivendo, è completamente stravolta, in quanto la prospettiva, dalla quale andrebbe guardata, dovrebbe essere quella del piano del «sentire», dove il tempo e lo spazio non sono più quelli da noi come adesso concepiti, e la visione in divenire, se anche parzialmente rimane, sempre più si avvicina all’ultima vera realtà, cioè quella dell’Eterno Presente.
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Kempis: “Così, se la scienza ha scoperto che un milione, o due o dieci milioni di anni fa apparvero sulla Terra i primi «ominidi», non vuol dire che quei «sentire-ominidi» appartengano alla prima razza. No! Le forme ominidi non fanno parte dell’evoluzione dell’autocoscienza, ma fanno parte ancora dell’evoluzione inferiore all’umana, che si chiama evoluzione della forma. Cosicché può darsi benissimo che una razza futura, cioè che ancora per voi deve venire, abbia avuta la sua evoluzione sub-umana negli ominidi di un milione di anni fa, allo stesso modo come dicemmo per le piante o per gli animali. È solo l’evoluzione dell’uomo, dell’autocoscienza che è legata a questi confini di tempo e di spazio. Di tempo, perché abbiamo detto deve essere compresa in un arco di 50.000 anni e di spazio perché deve avvenire su un pianeta ed in quel pianeta. Oltre, poi, l’evoluzione dell’uomo, viene abbandonata la ruota delle nascite e delle morti: l’evoluzione del superuomo non si svolge più sulla Terra. Con il piano fisico viene abbandonato il piano astrale ed il piano mentale, e il «sentire individuale» prosegue nel piano akasico la sua scala evolutiva.”
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Gli ominidi scoperti dalla scienza un milione d’anni fa, non costituisco degli esseri umani, appartengono ancora al regno inferiore a quello umano, quindi all’evoluzione della forma e non dell’autocoscienza come accade per gli esseri del regno minerale, vegetale, animale. Può perciò essere avvenuto che sia la nostra razza, che quella successiva alla nostra, abbiano avuto incarnazioni non umane in quelle ere, pur incarnandosi come uomini in epoche come la nostra attuale od in quella successiva. Questa rappresentazione dell’evoluzione umana sul pianeta Terra, mediante la divisione in razze, ovvero scaglioni di anime aventi caratteristiche analoghe, trova la sua conferma negli insegnamenti della Società Teosofica, anche se in essi, quell’argomento è stato estremamente più sviluppato, I Maestri del Cerchio Firenze 77 hanno sempre detto che avrebbero potuto parlare molto più ampiamente della vita umana durante quelle civiltà, ma hanno ritenuto che una tale conoscenza avrebbe distolto gli ascoltatori dal vero obbiettivo del loro insegnamento, cioè quello di portare la consapevolezza dell’auto-coscienza umana verso una sempre maggiore comprensione, ovvero un sentire di coscienza sempre meno limitato.
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[1] OLTRE L’ILLUSIONE: Dalle apparenze alla realtà. Cerchio Firenze 77. Roma: Edizioni Mediterranee, 1978.