La vostra vita non ci è sconosciuta

a cura di Anna Maria Fabene

Brano tratto da OLTRE IL SILENZIO,[1] p. 124

Voce del Maestro Dali

Dali: “Il mio saluto e la mia benedizione a voi, figli, e a tutti coloro che ci seguono e ci amano. Questa sera – direi più di altre volte – vi sono tra  noi creature giovani nel loro corpo fisico (perché nella loro esperienza di individui non lo sono), e a loro mi rivolgo perché nel corso della loro vita avranno modo di ripensare a queste voci udite questa sera, forse cercando nel ricordo qualcosa di più di quello che nella contingenza hanno detto, hanno espresso; forse cercando in quello che possono ricordare di esse un accenno alla loro esperienza, oggi per loro futura, ma presente in quel tempo. Perché così facendo, trovando fortunosamente un accenno, esse penseranno che la loro esperienza era già conosciuta prima che a loro accadesse e per ciò era importante, non era ignota o incontrollata. Ebbene, se questo è lo scopo per il quale un giorno voi – ricordando queste ore – andrete a riascoltare ciò che è stato detto, vi auguro di trovare in queste parole ciò che desiderate. Ma al di là delle conferme che voi potete trovare, allora io vi dico che la vostra vita non ci è sconosciuta. Noi sappiamo quello che vi accadrà e sappiamo fino a che punto metterete a frutto quello che avete udito e imparato, fino a che punto tutto questo potrà esservi utile. Quando, nel prosieguo della vostra vita, avrete esperienze belle, gioie, ricordateci egualmente. Conoscevamo anche quelle, e da questo momento ve le preannunciamo. E quando vi sembrerà di vivere momenti importanti, fino da questo momento vi diciamo che noi li abbiamo preparati per voi. E quando vi sembrerà invece di vivere un momento insulso, allora fino da questo momento vi diciamo:  noi saremo al vostro fianco, accanto a voi, perché non ci sono momenti insulsi nella vita. Ci sono dei momenti in cui un uomo deve riflettere su quanto gli accade, e allora tira un po’ i remi in barca e aspetta un impulso a proseguire. Non vi mettete mai in mente che la vostra vita non abbia più nulla da offrirvi. Errore grandissimo, figli miei! Mai fate un errore di questo genere, ve ne prego! La vita finché vi è data ha tanto da darvi, sotto ogni punto di vista.  E quando il momento di impoverimento o di secca è passato, allora, a distanza, guardando indietro vi accorgerete quanto invece è stata prodiga di altri frutti, quanto per altri versi e in altri campi, ma tutti facenti parte con la stessa importanza del vostro essere, ha dato. Coraggio, allora, coraggio per voi che siete giovani ad andare avanti nella vostra vita. Coraggio per voi che credete che la vostra vita abbia poco da dirvi ancora, o ben poco significhi ancora. A voi, poi, aggiungo: non pensate così, non fate questo errore, ponete solo un momento la vostra attenzione alle cose che potete fare di vostra iniziativa. E si chiamano cose da fare anche il rivolgersi con gentilezza ad un vostro vicino. Si chiamano cose da fare anche dar relazione ad una creatura che nessuno sta ad ascoltare. Si chiamano cose da fare anche accarezzare la mano di chi non ha nessuno che quella mano cerchi. Figli miei! Figli miei! Se queste sono le cose da fare, può la vostra vita essere priva di significato? Figli miei giovani, di fronte alla vita, trovate nelle tante cose che avrete da fare un poco di posto per rivolgervi anche a chi erroneamente si sente abbandonato e solo. Ma solo non è, né soli mai voi sarete, perché sempre noi vi avvolgiamo di tutto il nostro amore. Pace! Che la pace sia con voi  e con tutti gli uomini, figli cari.


[1] OLTRE IL SILENZIO. Cerchio Firenze 77, (a cura di Luciana Campani Setti). Roma: Edizioni Mediterranee, 1984.