La vera pienezza della vita

A cura di Anna Maria Fabene

Brano tratto dal libro OLTRE L’ILLUSIONE,[1] pp. 120-122

Voce del Maestro Claudio

Claudio: “Per indicare una grande rapidità si usa l’espressione:  veloce come il pensiero. Invero, specie quando l’uomo è in un particolare stato di tensione interiore, le sue facoltà mentali danno responsi così rapidi che i relativi processi di analisi e di sintesi sfuggono alla stessa consapevolezza. Per esempio, quando l’uomo fa una nuova conoscenza, si dice che egli prova istintivamente simpatia o antipatia; ebbene, dietro a questo atteggiamento irrazionale, sta un processo essenzialmente logico. Nei comportamenti istintivi – cioè non determinati dalla volontà – l’uomo segue la sua vera natura e siccome questa è egoistica, egli giudicherà il nuovo conosciuto simpatico solo se dall’esame che rapidamente farà, risulterà per lui apportatore di un qualche interesse particolare. L’esame è un analisi binaria in cui il sì e il no sono riferiti ai molteplici interessi dell’io personale ed egoistico. Tanto per fare un esempio, l’analisi è di questo tipo: la persona conosciuta è del sesso che mi interessa? La risposta è sì o no. Se non ha attrattive sessuali, cambia il tipo di quesito: può essermi utile nei miei affari? La risposta è ancora sì o no, anche se il quesito è posto in prospettiva. E così via, l’analisi continua – è proprio il caso di dirlo- veloce come il pensiero, per concludersi con una sintesi dei dati emersi, che si concretizza in un’attrazione o in un disinteresse e financo in una repulsione verso il nuovo conosciuto. Se l’analisi è così rapida da sfuggire alla consapevolezza, ciò non vuol dire che di essa non sia possibile rendersi conto. Proprio questo significa conoscere se stessi: impiegare al massimo la propria capacità di rendersi consapevoli della propria vita interiore. Essere tanto attenti ai movimenti del proprio intimo, quanto lo si è ai fatti del mondo esteriore. Osservate come la consapevolezza di ciò che fate venga meno in due tipi di azione: al primo tipo appartengono quelle azioni che in realtà sono reazioni ad avvenimenti che colpiscono interessi da voi particolarmente sentiti, ai quali partecipate con tutto l’essere vostro. Tale reazioni sono così rapide che la consapevolezza ne coglie solo l’esito finale; generalmente ciò è più evidente per avvenimenti nuovi e inaspettati. Al secondo tipo appartengono quelle azioni ormai conosciute, usitate, che nulla dicono di nuovo e che sono ripetute automaticamente. Questo perché l’uomo è consapevole della sequenzialità delle azioni che compie, solo se queste sono reazioni ad eventi che toccano interessi da lui particolarmente sentiti, o se sono compiute nel suo disinteresse. Osserviamo ora un uomo che per la prima volta compie un lavoro manuale: lo vedremo tutto intento nell’eseguire la serie delle operazioni; ma dopo qualche volta che le avrà ripetute, egli le compirà automaticamente e la sua consapevolezza potrà essere volta altrove. Questo perché la consapevolezza è uno strumento prezioso che la natura rende massimamente disponibile da parte dell’uomo sostituendola, appena possibile, con le facoltà istintive sì da lasciare quelle addette alla consapevolezza libere per altre attività. Molto si è parlato di sistemi di produzione che nella vostra società impongono la creazione di pletoriche specializzazioni; a questo proposito si è detto che la specializzazione fossilizza l’uomo, lo priva di quella versatilità che era patrimonio di individui appartenenti a società del passato. La natura ci mostra che le società migliori sono quelle organizzate in gruppi aventi particolari specializzazioni. Come ho detto, questo sistema si mostra altamente positivo per l’efficienza sociale. Ma, come si sa, nelle società non umane le facoltà mentali sono pressoché istintive, il retaggio della vita è tratto dal seguire gli istinti; mentre l’ottimo della vita umana sta nella riflessione e nel superamento degli istinti animali. La diversità degli scopi fra la società umana e quelle subumane deve farvi comprendere che l’organizzazione delle rispettive società deve seguire criteri diversi. Pur rispettando una strutturazione sociale impostata sulla specializzazione onde raggiungere il meglio di ogni istituzione, è necessario che l’uomo coltivi costantemente tutte le proprie qualità, eserciti in continuazione il proprio pensiero consapevole. Noi vi proponiamo continuamente questo. Se il lavoro che voi svolgete vi consente tutto ciò, allora vi sentirete soddisfatti e raggiungerete una grande perizia nella specializzazione vostra, nel campo dove siete specializzati. Se invece per voi il lavoro è la ripetizione automatica di azioni, o comunque non impegna la vostra creatività e non impiega il vostro pensiero consapevole, esso non vi darà soddisfazioni. In quel caso state attenti a non occupare la vostra consapevolezza per ingigantire i torti che vi sono stati fatti, o che credete  vi siano stati fatti; trovatevi un’attività o un interesse qualunque essi siano, che possano occupare il vostro pensiero consapevole. Guai a chi lascia illanguidire il proprio interesse, a chi si cristallizza. Noi vi proponiamo di riportare alla vostra consapevolezza anche quei processi istintivi di cui vi parlavo inizialmente e che sono causati dalla radice egoistica di ognuno. Ogni nostra comunicazione tende a promuovere l’esercizio della vostra consapevolezza, vi invita a prendere coscienza di voi stessi e del vostro mondo. Avete mai fatto caso che la maggior parte di voi non è assillata dal problema di come sfamarsi, eppure voi non siete felici! Intendo dire che, a parte le calamità naturali e le malattie, il problema di ogni forma di vita nel piano fisico, è un problema essenzialmente di nutrizione. Aggiungiamo pure – per l’uomo – il problema del ripararsi dalle intemperie, ammettiamo ancora che non di solo pane viva l’uomo, ma fra il procurarsi il necessario per vivere e lo spendere tutta la propria esistenza per accaparrare svaghi e beni, il passo è enorme. Avete notato quanta importanza acquistino per voi problemi che dovrebbero occupare una minima frazione della vita di un uomo? Quanti bisogni non essenziali diventino in voi essenziali, e quanti altri- essenziali- siano ampliati, ingigantiti, complicati. E’ un modo per colmare il proprio vuoto interiore, per imporre se stessi. L’uomo che continuamente non muti d’abito, che spesso non cambi l’auto, che non compia viaggi importanti, è ritenuto dai suoi simili un fallito. Chi non può consentire ai propri figli di svolgere quelle attività ricreative che sono di moda, è considerato un miserabile. Non solo, ma molto spesso la propria consapevolezza è usata per osservare quanto, sul lavoro o nella vita in genere, si è scavalcati, messi da una parte, non valorizzati come si pretende. Purtroppo questo accade, ma ciò che intendo dire è la mancanza di ricchezza interiore e di creatività molto spesso- anzi troppo spesso- è colmata attraverso alla valorizzazione di fatti esterni del tutto superflui, sì che essi assurgono a motivi psicologici tanto intensi da colmare il vuoto interiore. Il successo, la notorietà, le ricchezze, le amicizie influenti, sono mete che si crede possono riempire la propria esistenza, mentre la pienezza della vita è raggiunta attraverso al superamento di quelle istanze psicologiche che oggi credete possano essere soddisfatte nella ricchezza, nella brillante posizione e nelle amicizie influenti.”


[1] OLTRE L’ILLUSIONE: Dalle apparenze alla realtà. Cerchio Firenze 77. Roma: Edizioni Mediterranee, 1978.