Commenti a cura di Andrea Innocenti
Brano tratto dal libro OLTRE L’ILLUSIONE,[1] pp. 231-233
Kempis: “Quello che noi vi diciamo non trova immediato riscontro in voi: è logico, deve essere prima capito. Così la Verità della non contemporaneità nella percezione delle situazioni cosmiche da parte i più individui di differente evoluzione, ora che comincia ad essere intesa, vi lascia perplessi. Eppure è già un po’ che l’abbiamo enunciata. Una volta quando non era posto il problema del divenire del mondo che osserviamo in relazione all’Essere di Dio che non può intendersi perfettibile in quanto già perfetto, non esistevano difficoltà di comprensione. Il tempo astronomico che voi conoscete poteva avere quasi un valore oggettivo. Infatti l’Assoluto, secondo quello che credevate di aver capito allora, avrebbe potuto dire a che stadio di sviluppo si trovava il Cosmo con tutto il suo contenuto. Questa escrescenza che voi ritenevate il Cosmo che ad un dato momento dell’eternità veniva emanata da Dio, poteva misurarsi oggettivamente se non altro rispetto al suo riassorbimento. Poteva dirsi a quale punto del suo ciclo di manifestazione si trovava prima di scomparire dalla scena oggettiva. la creazione degli individui era un fatto continuo da parte della Divinità. Questo è quello che avevate capito interpretando l’Assoluto con la chiave del relativo. Senza pensare che, secondo questo errato concetto, l’Assoluto aveva un prima ed un dopo, era una quantità in continua crescita. Noi vogliamo distruggere questo errore che è non solo in voi, ma in tutti coloro che credono in Dio ed in qualche modo se lo raffigurano.”
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Il nuovo insegnamento, che i Maestri ci stanno portando, rovescia completamente la prospettiva di quella, che per noi fino ad ora, è stata la Realtà. Non solo viene capovolta la visione in divenire dell’ Esistenza, ma anche l’immagine della Divinità non ha più consistenza, perché perde ogni personalizzazione, anche quella, la più sublime possibile. È tutto lì, in un Eterno Presente, esprimente un’Infinita, immutabile Presenza. La nostra esistenza, quali sentire di coscienza è da sempre e per sempre, immodificabile nella dimensione del non spazio e del non tempo. Ci possiamo allora domandare: l’IO, che parte ha in tutto questo? Il maestro Kempis risponde che non esiste, perché non ha una concretezza autonoma. È soltanto una fugace creazione della coscienza ancora limitata e quindi avvolta nell’illusione.
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Kempis: “Per portarvi all’esatta comprensione della Natura Divina – meta ancora lontana – abbiamo cominciato a dirvi che il Cosmo non nasce vive e muore come pensavate, ma che questi sono eventi che compaiono nella rappresentazione di esso. Il Cosmo esiste sempre e da sempre. Esistono, quindi, i tempi per voi trascorsi e quelli a venire. Gli individui sono quindi tutti già creati e lo sono da sempre e per sempre. Le razze che sono ubicate nel vostro futuro non debbono aspettare che sia trascorso il tempo astronomico per esistere, vivere, evolvere. Esistono, vivono, evolvono con voi e contemporaneamente a voi, ma forse è più preciso dire all’unisono con voi. Per l’individuo vivere significa sentire. La natura del sentire individuale è tale che rende l’idea di un «provenire da» e «volgere a»; è un «sentire» finito, limitato. I suoi limiti sono la causa della separatività dal tutto, del percepire un «ora» dopo l’altra, di sentirsi «io» in confronto al «non io». Tutti i «sentire» compresi nella lunga esistenza di un individuo che contiene «sentire» semplici e «sentire» complessi, sono allineati con gli analoghi «sentire» degli altri individui. Ho detto che vivere significa «sentire», allora posso dire che se c’è un «ora» questo sta a significare solo che con il mio vibrano tutti i «sentire» di analoga natura, appartengano essi ad individui ubicati nel passato o nel futuro astronomico. Questa affermazione inizialmente ci porta a delle considerazioni che ci lasciano assai perplessi. Le vite inferiori che rispecchiano un «sentire» più semplice di quelli relativi alle vite umane sono dunque già trascorse rispetto alle vostre o comunque non vibrano all’unisono con voi. Dunque questa scena del mondo che voi percepite mentre udite queste parole, da altri è già stata vissuta sentita in modo analogo a come voi la vedete ora, anche se con altro «sentire». Allora le vite dei Santi di cui avete udito parlare e che fanno parte del tempo passato, rispecchiano dei «sentire» più complessi, appartenendo ad individui più evoluti, in relazione ad un «ora» riferentesi al mio «sentire», non sono state ancora percepite, sentite!”
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Tutto è nell’Eterno Presente ed in quella dimensione non esiste il tempo, come già visto, per cui non si può più palare di contemporaneità. Il legame, che tiene insieme i sentire individuali è strettamente logico, la priorità di un sentire rispetto ad un altro è quindi puramente dipendente dalla consequenzialità logica. Non c’è una corrispondenza con il tempo astronomico. È per questo che si può dire che le situazioni che noi stiamo percependo in questo presente astronomico, sono già state vissute da Entità molto più elevate rispetto alla nostra e che noi dobbiamo ancora percepire situazioni precedenti, nella linea del tempo astronomico che loro, invece, hanno già percepito. Se pensiamo a tutto questo intensamente, possiamo in un primo momento esserne smarriti, perché cadono tutti i nostri riferimenti. Credo però che sia proprio questo uno degli scopi dell’insegnamento dei maestri del Cerchio. Fare cadere tutti i falsi riferimenti sui quali ci orientiamo per aprire in noi una nuova prospettiva di consapevolezza prima e di conseguenza un nuovo modo di vivere volto verso l’Unità dell’Esistenza.
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Kempis: “Che è così. Ma questo ha un valore relativo. Il fatto che Francesco d’Assisi, Buddha o Cristo siano individui di grande evoluzione e quindi di grande «sentire» secondo la scala che abbiamo accennata e perciò non contemporanei a noi nella percezione del mondo, ha valore solo per Loro, non per la nostra esistenza. Chi avesse la beata ventura d’incontrarsi con queste figure potrebbe forse dubitare della Loro vitalità? Ma oltre a ciò esiste un’altra ragione ben più valida ed è che nessuna separazione in realtà esiste, né di spazio né di tempo. L’unica separazione nasce dal sentirsi separati. I limiti dello spazio e del tempo nascono dalla natura limitata del sentire individuale. Il sentire che voi ora percepite è la realizzazione nell’eternità di un frammento di coscienza. Ma tutti i frammenti esistenti, semplici o complessi che siano, anche se vibranti all’unisono solo per gamme di sentire, in ultima analisi esistono da sempre e per sempre in una comunione inseparabile.”
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Ogni frammento di coscienza esiste nella realtà dell’Eterno Presente, è lì immutabile da sempre e per sempre. Sia esso alla sua massima limitazione sia la Coscienza Cosmica stessa, primo limite della Coscienza Assoluta. Ma il frazionamento dell’Assoluto non è reale, è soltanto virtuale. Queste perché: è il sentire, che si sente separato, in quanto non riconosce la sua vera natura, che è quella di essere l’Unità. Il rendersene conto, anche soltanto come semplice consapevolezza, è il fine dell’illusorio cammino, che tutti noi stiamo facendo. Il piacere ed il dolore, la sofferenza e la gioia hanno un solo ed unico scopo: rompere le cristallizzazioni, che i virtuali limiti del sentire, creano. C’è però anche nella realtà una Linea Discendente, che cala sui sentire limitati dall’Alto del Sentire Assoluto, ed è nella forma della grande Benedizione che i Grandi Maestri dello spirito fanno discendere su di noi.
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[1] OLTRE L’ILLUSIONE: Dalle apparenze alla realtà. Cerchio Firenze 77. Roma: Edizioni Mediterranee, 1978.