Spazio e tempo, duplice aspetto dell’illusione

Commenti a cura di Andrea Innocenti

Brano tratto dal libro OLTRE L’ILLUSIONE,[1] pp.  233-234

Voce del lettore

Kempis: “Non possiamo, per non turbare i vostri animi, per essere rispettosi delle vostre opinioni tacere. Se dobbiamo continuare a parlarvi, dobbiamo continuare a dirvi delle cose nuove, altrimenti basterebbe rileggere quello che con tanto amore, con tanta passione, avete già raccolto. Parlare, quindi, a costo di scandalizzarvi. Quale aspetto può avere il piano akasico sì tanto diverso dagli altri piani del Cosmo, dove la sola forma che esiste è il «sentire»? E quale aspetto può avere questo «sentire»? Il piano akasico, pur appartenendo al Cosmo, è qualcosa di molto diverso dal piano fisico, dal piano astrale, dal piano mentale. Solo per darvi un’idea della diversità del trascorrere del tempo e dello spazio nel piano fisico in confronto alla successione, allo scorrere del tempo nel «mondo degli individui» – solo parlando di questo – quanto imbarazzo e quanto logorio vi abbiamo procurato! Ma certo siamo qua per questo e, pietra su pietra, cercheremo di ampliare le vostre conoscenze. Nel piano akasico esiste qualcosa di simile al tempo perché v’è uno scorrere; e anche se questo scorrere è generato dalla natura stessa del «sentire», che dà l’idea di provenire da un «sentire» precedente e dello sfociare in un «sentire» seguente, cioè se anche – nel piano akasico – questo trascorrere è un’illusione nei confronti della Realtà, pur tuttavia agli effetti della percezione soggettiva esiste questo scorrere, c’è questa sorta di tempo, tanto per così dire. E c’è dunque spazio, perché lo spazio ed il tempo – sia pure in forma diversa – esistono ed imperano in tutto il Cosmo come enti inscindibili anche se profondamente diversi da un piano all’altro. In ultima analisi, che cos’è che differenzia un piano dall’altro, se non lo spazio e il tempo i quali non sono che il duplice aspetto di una stessa cosa; di una stessa illusione avente duplice faccia?”

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Ci sono ancora sul piano akasico il tempo e lo spazio? La risposta che il Maestro Kempis dà è: Sì certamente. Ma ogni piano ha un suo differente spazio ed un diverso tempo. Lo spazio nel piano akasico o del sentire è dato dal fatto che ogni sentire sente di essere diverso da un altro, cioè ha il senso della sua individualità, pur sapendo di non essere separato dagli altri. Questa sensazione che lui ha, può equipararsi a quella, che si ha sul piano fisico, e che noi chiamiamo spazio. Così la sensazione, che ha un sentire di provenire da un sentire ed andare verso un altro. Dà al sentire l’idea del divenire e di conseguenza di quello, che noi chiamiamo tempo sul piano fisico. Ma tutto è sempre e soltanto illusione, sia per l’akasico, per il fisico, per l’astrale e per il mentale inferiore. Solamente nell’Eterno Presente, l’illusione cessa, e la Realtà di essere diviene permanente Coscienza.

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Kempis:Nel piano fisico, sembra che il tempo trascorso cada nel nulla e non sia più esistente, che lo spazio possa contenere una quantità finita di corpi. Invece, quante volte esiste questo tempo nel piano fisico! Tutte le volte che questo fotogramma è «sentito» da qualcuno che in questo fotogramma è raffigurato, tutte le volte che una creatura rappresentata in questo fotogramma finalmente lo percepisce, la data di oggi, vive, esiste. E questo spazio? Possiamo parlare di spazio se nel Cosmo esistono contemporaneamente tutti i tempi? Dunque lo spazio quante volte si sdoppia, centuplica? Quante volte! Spazio e tempo non sono che il duplice aspetto di una stessa entità illusoria. Ogni piano ha un suo spazio ed un suo tempo, ed i piani si differenziano per questo. Spazio e tempo sono strettamente legati alla densità della materia; tuttavia essi acquistano realtà ove è la sede della percezione, il «sentire individuale». Lo scorrere dell’orologio e il misurarsi dello spazio nel piano fisico ad opera degli individui – perché sono solo gli incarnati nel piano fisico che, dentro di loro, creano lo spazio ed il tempo del piano fisico – avviene solo ed unicamente in funzione dello scorrere del tempo nel piano akasico, nel «mondo degli individui». Perché è là che viene scandito, in qualche modo, il tempo cosmico, l’unico che ha parvenza di scorrere, sia pure illusoria. È là che è scandito il ritmo dell’evoluzione. Quando è l’era del «sentire» A, tutte le creature esistenti percepiscono il loro «sentire» A nel piano fisico, ovunque questo sia collocato: misurano lo spazio nel quale è il loro corpo fisico, e leggono il tempo, la data nella quale essi vivono. Così è per i «sentire» successivi, intendendo per successivi i più complessi. Se dunque una successione convenzionale noi dobbiamo mantenerla per non vedere crollare tutto, questa è l’unica alla quale possiamo momentaneamente appoggiarci.”

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È nei sentire e grazie ai sentire, che i fotogrammi acquistano realtà. Quindi lo spazio ed il tempo che, per quanto ancora illusori, si possono considerare meno lontani dalla Realtà Assoluta, sono quelli sentiti nei piani della coscienza. Su quei piani, il divenire esiste ancora, ma è un divenire quasi statico, perché dominato dalla sensazione della sua effimerità. È da questo, che discende, la grande forza dei Maestri dello Spirito. La Loro visione, di quello che è per noi il mondo circostante, non è infatti pervasa da pulsioni di desideri, paure, insicurezze, angosce. Perché in Loro è chiara la ferma consapevolezza, che tutto accade, perché così deve essere, ed è sempre la cosa migliore, in quanto ha la sua ragione di esistere nella perfezione della Coscienza dell’Assoluto.

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[1] OLTRE L’ILLUSIONE: Dalle apparenze alla realtà. Cerchio Firenze 77. Roma: Edizioni Mediterranee, 1978.