Brano tratto dal libro PER UN MONDO MIGLIORE,[1] pp. 54-56
Claudio: “Più volte abbiamo ripetuto che conoscere se stessi significa volgere la propria attenzione ai propri pensieri, ai desideri, alle azioni per scoprire le vere motivazioni che ispirano l’attività in senso lato di ognuno. Tale conoscenza deve essere ispirata alla massima sincerità e deve essere finalizzata alla semplice e sola comprensione di se stessi; cioè non deve avere altro scopo se non quello di rivelare la verità del proprio intimo essere. Taluno di voi ha erroneamente interpretato le nostre parole nel senso che quando ci si accinge a introspezionarsi, l’introspezione debba essere fatta, e sia produttiva, solo nel caso che di volta in volta riveli la verità del proprio intimo essere. Ma, se così fosse, ciò significherebbe che già ci si conosce, mentre la conoscenza di se deve essere lo scopo della introspezione e non la condizione. Perciò quando voi vi accingete a scoprire le vere azioni, i veri pensieri, i veri desideri che indirizzano la vostra attività nel mondo umano, voi dovete farlo con la massima sincerità, ma ben sapendo che quello che credete di scoprire può non essere l’ultima verità di voi stessi. Un altro errore che comunemente fate è quello di credere che ciascuno debba dare un giudizio riepilogativo di se stesso. Mi spiego meglio: se, per esempio, analizzando un vostro comportamento, scoprite che quello che credevate essere uno slancio di altruismo in effetti nascondeva un impulso egoistico, voi darete un giudizio di voi meno lusinghiero di quello che davate ad un esame superficiale. In un’altra occasione, invece, supponiamo che scopriate che quella che credevate una spinta egoistica, in effetti non nascondeva alcun interesse personale. A questo punto, quindi, vi chiedete; “Ma chi sono io? Sono egoista o sono altruista?”. La risposta che date ad una simile domanda, è che voi siete la media di queste due qualità. Ciò fa sorridere, ma in effetti accade. Ciascuno è quello che è nel momento in cui si prende in considerazione. Ve lo immaginate che cosa succederebbe e si sarebbe se ciascuno di noi fosse la media di ciò che è e che è stato? Perché, infatti, fermarvi solo all’attuale incarnazione? Ne risulterebbe che quella che noi chiamiamo < individualità> – e che vi insegniamo a pensare come una serie di sentire, dal più semplice al più complesso – risulterebbe essere un < sentire> di grado dato dalla media di quelli posseduti. Ripeto: ciascuno è quello che è nel presente. Se voi ponete attenzione a questa affermazione, scoprirete che così, in un primo momento, può sembrare che essa annulli il valore dell’introspezione fatta a posteriori, se infatti si è quello che si è nel presente, che significato e che valore può avere il cercare di scoprire le vere ragioni che hanno spinto ad agire in un certo senso, a compiere una certa azione, se teoricamente – nel momento in cui voi fate questa riflessione – potete essere diversi da quello che eravate quando avete agito? Ma il valore della introspezione fatta a posteriori emerge, invece, tenendo presente che se non si superano, nel presente, le limitazioni che determinano l’intimo essere di ognuno, tali si è e tali si rimane. Ecco perché è importante il presente: ciascuno è quello che è nel presente. Se voi avete fame, non vi sfamate pensando a quello che avete mangiato nel passato o a quello che mangerete. Tutti i problemi sono del presente e nel presente debbono essere affrontati, se si vogliono risolvere.”
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La quinta parte della comunicazione del Maestro Claudio verrà pubblicata settimana prossima
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[1] PER UN MONDO MIGLIORE: Un insegnamento per l’Umanità di oggi e di domani. Cerchio Firenze 77. Roma: Edizioni Mediterranee, 1981.