Sentire akasico

                                                                         Brano tratto dal libro OLTRE L’ILLUSIONE,[1] pp.  250-253

Commenti a cura di Andrea Innocenti

Voce del Maestro Kempis

Kempis: “Questa sera vi siete domandati: < Ma questa storia dell’evoluzione, come va a finire? Quando l’individuo ha finito di <sentire> i fotogrammi del piano fisico, del piano astrale, ha finito, lascia, abbandona la ruota delle nascite e delle morti, che cosa succede? Che cosa avremo da fare?> Evidentemente il mondo del <sentire> non può essere descritto. Fino ad ora abbiamo parlato di concetti e di meccanica del Cosmo: vi abbiamo parlato di che cosa succede al <sentire> dell’individuo dopo la morte del corpo fisico; il <sentire> si sposta nel piano astrale. In alcune riunioni – non credo attraverso a questo medium – ma attraverso ad altri medium, sono state scritte molte cronache di quello che succede nel piano astrale, molte volte confondendo ciò che gli spiriti creano con la loro volontà, con la realtà effettiva. Perché un perfetto buddista, convinto di un determinato tipo di vita oltre la morte, presente in una riunione spiritica, giurerà e farà fede ai presenti che l’aldilà è tale e quale lo descrive la  religione buddista. Altrettanto valga per la vostra religione. Questo è il frutto del crearsi la realtà secondo la propria fede. Molti, addirittura, si creano il proprio inferno: chi ha un rimorso di coscienza, e via e via. Ma non vogliamo ancora una volta parlare di queste cose, perché sono già state dette e ripetute  fino troppo, forse. Sapete, dunque, che cosa succede dopo la morte del corpo fisico fino a quando – vi abbiamo detto  –  l’uomo lascia la ruota delle nascite e delle morti. Per parlarvi di un modo di <essere> del tutto diverso, abbiamo cominciato a parlare della non contemporaneità del <sentire>  il mondo dei fotogrammi e questo ha portato una sorta di terremoto. < Ma – direte voi- che cosa succede dopo, quando abbiamo la sciato questo modo dei fotogrammi? Qual è l’attività dell’individuo?>. Ora, ponete un istante l’attenzione fra quanta diversità di interessi c’è fra il mondo animale ed il mondo umano:  un abisso. Come è possibile spiegare ad un animale, ad esempio, quali sono gli interessi del mondo umano? Come spiegare ad una volpe che il problema di una signora, donna, nel mondo umano è quello di farsi cucire una sottana più o meno corta o più o meno lunga a seconda della moda? Ma anche quale diversità di mentalità e di modi esiste, nello stesso mondo umano! Quale diversità fra interessi di certe popolazioni primitive e gli interessi di un uomo appartenente ad una delle civiltà più avanzate del vostro tempo! Non solo, ma quale diversità di interessi, ad esempio, fra individui di una nazione e gli individui di un’altra nazione a questa lontana!”

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Dopo che i Maestri ci hanno descritto ampiamente i piani dei mondi della percezione,  viene legittima la domanda “e dopo?”  Oltre quei mondi cosa aspetta l’individuo, ormai non più umano? Credo che non sia semplice descrivere a chi è nella nostra dimensione una realtà per noi quasi incomprensibile. I Maestri in altre comunicazioni hanno più volte detto, che c’è più differenza  fra un essere umano incarnato ed uno libero dalla ruota delle nascite e delle morti,  e lo stesso uomo incarnato con un essere appartenente al regno animale. Perciò  quasi impossibile è la comunicazione fra un essere umano ed un animale, le due realtà percettive sono troppo lontane fra loro.

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Kempis: “Ciò che viene ampliato è qualcosa che sta dentro, è l’intimo, è il <sentire> dell’uomo. Ed è tanto ampliato al punto che ciò che fino a un dato momento ha servito a questo ampliamento – la vita nel  piano fisico e negli altri mondi soprastanti – viene abbandonato. Perché l’intimo non ha più bisogno di qualcosa che sia al di fuori, per vibrare, ma vibra spontaneamente ed indipendentemente dall’ambiente. In altre parole, fino a un certo momento è l’ambiente che fa vibrare l’intimo dell’uomo; da un certo momento in poi questa vibrazione è autonoma.  Eppure  noi ancora – sembra di essere molto in là parlando di questo – stiamo parlando del <sentire> in seno al Cosmo.  Ma immaginate che questo <sentire>  si accresce  tanto che a un certo punto, per essere vivo, vero, intenso, reale, esistente,  non ha più neppure bisogno dell’illusorio senso del trascorrere. Insomma trova  l’essenza assoluta, nell’assoluta immobilità, che corrisponde al moto assoluto. Come spiegare questo?  Farlo intuire con queste misere parole, ricordandovi che l’evoluzione dell’uomo a superuomo si può genericamente dire, in un primo momento, ampliamento dei compiti dell’individuo che una volta era uomo e che ha lasciato la ruota delle nascite e delle morti, ma che ciò rappresenta un primo gradino del tutto trascurabile; che la vita futura è del tutto diversa,  che il suo ampliamento d’interessi è un ampliamento di <sentire>, non è un ampliamento di mansioni, di fare. E’ cosa tutt’affatto diversa dalla vostra concezione.”

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Abbiamo qui una chiara descrizione del cammino del sentire di coscienza nella sua evoluzione. Quando s’incarna come essere umano, si crea la dualità, quindi un ambiente nel quale fare esperienze,  e queste si riflettono nell’intimo. Così la coscienza si amplia fino al punto in cui non c’è più bisogno della creazione di un ambiente esterno,  la vibrazione è autonoma, avviene in essa senza stimoli esterni. Gradualmente cessa il senso del divenire,  si scopre  l’essenza del reale nell’essere.  Tutto appare immobile e nello stesso tempo è moto perpetuo. Siamo vicini alla dimensione Assoluta. Le parole non sono più adeguate ad esprimere quella realtà. Il fare, l’agire che tanto ci affannano, non esistono più,  è solo sentire che trova in sé la ragione dell’ampliamento. 

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Kempis: “Questi sono i primi elementi che possiamo darvi, ma certo il <sentire> – ancora lo ripeto-  non può essere descritto. Tuttavia, se avrete pazienza di seguirci saremo più espliciti. Nell’attesa io vi raccomando di meditare tutto quello che vi abbiamo detto, di renderlo parte di voi stessi, di assimilarlo, come si dice, di non cercare di ricondurlo a vecchie idee.  Pensate che questa non contemporaneità, nel mondo dei fotogrammi, non ha alcuna importanza; anzi, non ha talmente nessuna importanza che non viene neppure supposta dagli uomini. Pensate che noi tutti indistintamente siamo nel Cosmo, siamo in seno all’ Assoluto; che questa è la nostra vera Patria: l’Assoluto. Che tutto quanto è attorno a noi è stato fatto per l’Amore che  Lui ha per noi, in ultima analisi, e che quindi non dobbiamo temere: che questo nuovo modo di vedere che ci risulta strano, è strano in quanto ci apre ad un nuovo orizzonte, ad una nuova Realtà, ma che non possiamo pretendere che la Realtà sia statica, secondo quanto noi conosciamo, quando tanto diversa è per le creature che noi vediamo. Perché la nostra dovrebbe essere la giusta e quella degli altri l’errata? Perché il modo di <sentire> e concepire dell’uomo dovrebbe essere esatto, ed errato quello di un cane o di un gatto? Ciascun modo di <sentire>, nel suo complesso, è giusto, rapportato alla forma da cui trae espressione. Il vostro modo di <sentire> è giusto fino a che corrisponde ad uno stadio, ad una forma, ad una ragion d’essere, ad un <essere> interiore. Quando questo <essere> è pronto per mutare, anche il nostro modo di <sentire> deve essere aiutato a mutare. Il fiore che abbiamo dentro di noi deve essere aiutato a sbocciare, liberandolo da tutte le sovrastrutture. Ciò che per noi era, fino a ieri , di più bello e più prezioso, diventa una sovrastruttura nel momento in cui, dall’intimo, sta per sbocciare un nuovo fiore di comprensione. E questo stesso fiore che ora è in boccio, un giorno dovrà essere rimosso per lasciare posto ad un altro fiore che ancora nascerà dal nostro intimo; fino a che tutto ciò che sta all’esterno abbandonerà la sua importanza, diventerà per noi privo d’interesse. Ed allora sposteremo la nostra consapevolezza, dal mondo sensibile, ad un mondo assai diverso, ma più intenso  di <sentire> , dove non crescono le mansioni, le azioni, il divenire quali si concepiscono da uomini, ma cresce il <sentire> e l’<essere>.”

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Siamo tutti nell’Assoluto, ma quale relativo, il sentire di coscienza esprime differenti gradi di creare e percepire, tutti in sé illusori, ma nella propria dimensione, reali. Le rappresentazioni della Realtà dei regni di natura minerale, vegetale ed animale non si può dire, che  siano meno vere di quella del regno umano, perché sono tutte ben lontane dalla Realtà dell’Assoluto, la  Quale però le ha in sé  ed esse Ne esprimono le Sue infinite possibilità. Questi regni di natura si può dire che sono soltanto parzialmente separati fra loro, perché sono legati da una continuità logica, che fa sì, che il semplice sentire del cristallo passando da esperienza ad esperienza si manifesta quale sentire in  forma  di pianta, poi animale,  uomo, puro sentire di coscienza ed infine Sentire Assoluto.   

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[1] OLTRE L’ILLUSIONE: Dalle apparenze alla realtà. Cerchio Firenze 77. Roma: Edizioni Mediterranee, 1978.