Costituzione del cosmo

Brano tratto dal libro OLTRE L’ILLUSIONE,[1] pp. 264-265

Commenti a cura di Andrea Innocenti

Voce del Maestro Kempis

Kempis: “Supponiamo di essere qua riuniti in questa stanza e di avere, al centro di essa, un tavolo con sopra un’arancia. L’oggetto che chiamiamo arancia ha un certo colore, una certa forma, contiene certi succhi, insomma lo abbiamo catalogato in base a quelle che sono le reazioni che l’oggetto procura ai nostri sensi. Ma se noi lo guardiamo oggettivamente, non vediamo,  sul piano fisico, che un insieme di atomi, di molecole, di elettroni, di protoni, secondo a quale livello lo osserviamo. Se lo osserviamo al livello più grossolano, vedremo delle sostanze, insieme di molecole; poi a livello più sottile degli atomi, poi delle particelle che costituiscono gli atomi (elettroni, protoni, nuclei, particelle, corpuscoli, è vero? Voi sapete la suddivisione che abbiamo fatto della materia). Quindi, se prendiamo in esame questo oggetto a livello dei corpi atomici, come possiamo chiamarlo <arancia>? Come possiamo distinguere gli atomi che compongono l’arancia dagli atomi che compongono l’aria che sta attorno all’arancia, o del tavolo su chi è posata? Evidentemente potremmo dire che esistono un gran numero di atomi, vedremmo questi atomi, in certi punti più vicini gli uni agli altri, in certi punti più lontani, più o meno fermi a seconda della temperatura dell’ambiente e via dicendo, ma indubbiamente l’oggetto arancia sparirebbe, alla mia visione, sul piano fisico. Quand’è che riapparirebbe? Nel momento in cui tornassi ad esaminarlo con occhi di un corpo fisico; allora potrei dire che quella è un’arancia. Ora, se voglio avere un quadro completo un’antologia completa dell’arancia ( noi siamo attorno a un tavolo, non dimentichiamolo) esistono due sistemi: uno molto più limitato, quello di prendere l’arancia in mano e girarla da tutte le parti. Ma sarebbe un <conoscere> da un unico punto di vista. L’altro, invece, è quello di mettere insieme tutte le visioni dell’arancia dei vari osservatori che sono attorno al tavolo. Se io devo fare una raccolta di tutte le conoscenze intorno all’arancia, non posso altro che raccogliere tutti i punti di vista dei singoli osservatori che osservano l’oggetto.”

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Gli oggetti che osserviamo intorno a noi, ci appaiano così, perché i nostri sensi fisici ce li fanno rappresentare in tal modo. Se cambiassimo le caratteristiche di questi sensi, il mondo prenderebbe tutto un altro aspetto. Basta pensare a come apparirebbe il mondo se potessimo vedere la realtà secondo la prospettiva della visione atomica. Non ci sarebbero più vuoti, tutto si mostrerebbe come un turbinio di particelle di dimensioni differenti aventi diversi gradi di densità. Cambiando inoltre la nostra prospettiva pur mantenendo immutate le potenzialità dei sensi, come accade quando la visione degli  stessi oggetti appartiene a più persone collocate in differenti posizioni, ancora la rappresentazione della realtà muterebbe, pur restando questa volta più aderente a quella nostra. Cosa si può dedurre da tali osservazioni? Credo che si debba ammettere l’estrema soggettività della percezione del mondo da parte di ognuno, anche se tale percezione riesce a mantenere una conformità di rappresentazione in virtù della congruenza dei sensi stessi.

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Kempis: “Che cosa significa questo? Obiettivamente, al di fuori degli osservatori, noi abbiamo visto che l’oggetto arancia non esiste più, o per lo meno non esiste più con le caratteristiche che si è abituati a conoscere nel piano umano, definite in ordine alle reazioni che hanno i sensi del corpo fisico. Per cui, la conoscenza a livello umano di quell’oggetto, è costituita dall’insieme delle singole conoscenze individuali. Ecco il mondo del <sentire> degli individui e dell’individualità. Il mondo del <sentire>dei <centri di sensibilità e di espressione>, dei centri di <coscienza e di espressione>. Allo stesso modo,  come si conosce un Cosmo? Può conoscersi oggettivamente? No! Come non si conosce oggettivamente l’arancia, perché oggettivamente un Cosmo è una cosa tutt’affatto diversa da quella che voi siete abituati a considerare ed a vedere. Un Cosmo dunque è costituito unicamente dall’insieme del mondo dei fotogrammi. Il Cosmo può essere sperimentato unicamente nel <sentire> degli individui, il Cosmo quale voi lo conoscete e quale cade sotto la vostra attenzione.”

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Il Cosmo, quale noi lo sperimentiamo, non esiste in realtà.  Ma noi dobbiamo viverlo secondo la creazione  dei nostri sentire di coscienza, perché è così che, appalesandosi in noi le esperienze recepite dalla  nostra percezione, che vengono superate le limitazioni, che restringono la coscienza e le impediscono la consapevolezza di essere Dio. La realtà del Cosmo, come tutto ciò che è, esiste realmente solo nella trascendenza dell’Assoluto,  al relativo giunge con il Suo virtuale frazionamento, che è conseguenza di sentire, che limitano se stessi. Tutto ciò si palesa a noi quale grande imperscrutabile mistero dell’esistenza, di esso possiamo soltanto prendere atto.

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[1] OLTRE L’ILLUSIONE: Dalle apparenze alla realtà. Cerchio Firenze 77. Roma: Edizioni Mediterranee, 1978.