Brano tratto dal libro OLTRE L’ILLUSIONE,[1] pp. 265-266
Commenti a cura di Andrea Innocenti
Kempis: “La vita macrocosmica trova il suo ambiente nel Cosmo; essa compenetra la stessa vita microcosmica. Così l’ambiente cosmico è il < brodo di cultura > per la vita dei microcosmi; ma nello stesso tempo, questa vita dei microcosmi è l’elemento essenziale della vita dell’Assoluto. Dobbiamo ricordare che tutte queste disposizioni che noi facciamo, di Cosmo, di relativo, non relativo, di finito, microcosmo, macrocosmo e via dicendo, sono tutte distinzioni convenzionali. Sono tutte definizioni che riguardano parti e porzioni dell’Assoluto, il che è tutt’altra cosa. Così quando noi diciamo che il Cosmo è l’ambiente nel quale evolvono le vite individuali, diciamo una cosa giusta e vera; ma se ci limitiamo unicamente a questa visione, che noi abbiamo dovuto chiudere per comprendere, non possiamo poi comprendere il Tutto. Comprendendo la parte, noi comprendiamo quella e basta; è dalla totalità delle parti che possiamo condurci sulla strada per comprendere il Tutto, non dimenticando che il Tutto trascende la totalità delle cose.”
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I Maestri per parlare dell’Assoluto hanno dovuto fare una specie di macelleria. Cioè analizzarLo per parti, secondo Suoi aspetti anche particolari, ma tutti molto vicini alle nostre capacità percettive. Il punto di vista, perciò è stato quello del microcosmo, che guardandosi attorno ed osservando l’ambiente, che lo circonda, al massimo è capace di postulare l’esistenza di un macrocosmo, ovvero di un ente, che lo comprenda e lo abbia in sé, insieme ad una quasi infinita miriade di altri microcosmi. Da quel particolare ed infinitesimo dettaglio, che è ciascuno di noi, comprendere l’ Assoluto è impossibile. La ragione si perde, allora soltanto l’intuizione dell’anima, che qualche raro mistico ha avuto, può fare intravedere, anche se in modo pallido, il bagliore del divino, dal quale s’indovina una possibilità di trascendenza, che unifichi il molteplice nell’Unità.
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Kempis: “Quando abbiamo parlato dell’esempio dell’arancia e degli osservatori, abbiamo voluto significare che un Cosmo è fatto da una serie di fotogrammi innumerevoli, immensa, infinita. Che <oggettivamente> – ormai lo abbiamo detto tante volte – non esiste una <vita del Cosmo> nel senso che eravate abituati a credere; però esiste un insieme di fotogrammi nel quale è rappresentato l’inizio di un Cosmo ed il termine dello stesso Cosmo, con un’infinità di fotogrammi intermedi che uniscono le due parti. Orbene, questa storia del Cosmo, facendo astrazione dalle vite individuali degli uomini, potrebbe esistere anche in modo a sé stante. Cioè se, in qualche modo, potessimo legarci a questi fotogrammi restandone al di fuori, si vedrebbe il ciclo cosmico della materia e della vita del Cosmo, della vita macrocosmica. Tuttavia non può sussistere questa astrazione: la vita macrocosmica si compenetra e compenetra la vita microcosmica. Unitamente a questa serie di fotogrammi che rappresentano la nascita, l’evolvere ed il morire del Cosmo, vi è un’altra infinità di fotogrammi che rappresentano la nascita, l’evolvere ed il morire – in qualche senso, cioè il trasformarsi degli individui. Il <dossier> Cosmo è dunque costituito da tutte queste cartelle riguardanti la vita macrocosmica e quelle dei microcosmi. Riflettete.”
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Non esiste un Cosmo a sé stante. Vita macrocosmica e vita microcosmica si compenetrano. Ecco perché, a seconda della prospettiva, si possono considerare due serie di fotogrammi, quella che riguarda gli individui e quella che riguarda gli archetipi ai quali essi sono legati. Ma tutta questa è una visione limitata del reale, perché esso è invece unitario. Il grande ha in sé il piccolo ed il piccolo come un ologramma, rappresenta in una dimensione molto ridotta, il grande. Forse questo vuol dire la Bibbia quando dice che Dio creò l’uomo a sua immagine e somiglianza. Da ciò se ne deduce che una conoscenza, sia pur parziale, dell’Assoluto può non venire che da un’introspezione attenta, approfondita e costante.
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[1] OLTRE L’ILLUSIONE: Dalle apparenze alla realtà. Cerchio Firenze 77. Roma: Edizioni Mediterranee, 1978.