Brano tratto dal libro OLTRE L’ILLUSIONE,[1] pp. 266-270
Commenti a cura di Andrea Innocenti
Kempis: “Quante volte vi abbiamo parlato del <sentire individuale>, cercando di farvi comprendere come questo si collochi nella Realtà dell’Esistente. Adesso vogliamo approfondire. Naturalmente, la nostra esplicazione sarà tale nella misura in cui voi avete compreso quello che fino ad ora vi abbiamo detto e quanto di nuovo riuscirete a capire. I centri di <sentire> nell’Esistente sono due: l’Assoluto, cioè l’Uno, e i microcosmi, cioè <i molti nell’Uno>. Questa distinzione è illusoria, è una distinzione di comodo, ed è valida nella misura in cui si comprende ch’essa non esiste. Il <sentire dei molti> sta al <sentire dell’Uno>, come la parte sta all’insieme; anche questa affermazione è valida nella misura in cui si comprende che l’Assoluto è oltre l’insieme. E’ importante comprendere la natura del <sentire dei molti>, cioè degli individui, perché, in questo, è la radice dell’illusione. Non dovete però comprendere questa affermazione come una condanna, ma come uno stimolo, un impulso a comprendere ciò che ci separa dalla Realtà . Il <sentire dei molti > è dunque un <sentire> relativo, limitato, circoscritto. Abbiamo detto che è un <sentire> di parte; proprio per questa sua natura finita dà una percezione che si fonda su <io> e <non io>, provenire <da> e tendere <a>. Innumerevoli sono i <sentire individuali> . Pensate ! Al <sentire> di ciascuna individualità fa capo un individuo, ad ogni individuo fa capo una gamma vastissima di <sentire>; in altre parole, <sentire individuali> fanno parte dell’individuo, individui fanno parte delle individualità, le individualità hanno la loro radice nell’Assoluto. L’insieme dei <sentire individuali > costituisce la personalità dell’individuo: sono <atomi> di <sentire> uniti fra loro, in forza della loro omogeneità: il risultato è la personalità individuale. Allo stesso modo le varie personalità individuali, o individui, unite fra loro in forza della loro omogeneità costituiscono le individualità. Si dice allora che ciascuna personalità – che in genere s’incentra ognuna su una incarnazione – appartiene ad una individualità.”
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L’individualità è stata paragonata ad una collana di perle, ciascuna perla ad una personalità a sua volta costituita da moltissimi sentire individuali. Ogni individualità ha la radice nell’Assoluto. Questa visione della Realtà (estremamente frammentaria quindi non vera, ma soltanto legata al relativo del quale noi facciamo parte), è comunque utile alla nostra coscienza nel suo percorso nell’evoluzione. Assai difficile dal particolare, quale noi siamo, capire l’Unità, tanto meno provare ad intuirne la trascendenza. La ragione può guidarci, come Virgilio per Dante, per un lungo tratto del cammino, ma ad un certo punto va abbandonata. Soltanto il cuore dona la giusta emozione per abbandonare l’io, ma ad essa deve però sostituirsi la Luce dell’anima, ovvero la modalità di conoscere del corpo causale.
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Kempis: “Che cosa significa <atomo di sentire?> Significa <unità elementare del <sentire individuale>; in altre parole, < reazioni > e stimoli che vengono dall’ambiente in funzione della coscienza raggiunta. Questa coscienza raggiunta potrebbe più propriamente essere definita <coscienza di base>, perché è quella coscienza, quel capitale iniziale di partenza che viene aumentato con le successive esperienze, ed attraverso proprio agli stimoli dell’ambiente. Quando l’individuo è legato alle forme di vita semplici, al di sotto dell’umana, si può definire – abbiamo detto – centro di sensibilità e di espressione ed il suo <sentire> è assai diverso da quando sarà uomo, e voi sapete che <uomo> significa centro di coscienza e di espressione. Infatti nelle forme di vita semplici si ha solo una percezione degli stimoli ambientali, senza nessuna coscienza di sé, né dell’ambiente che ci circonda. Successivamente si comincia a distinguere queste percezioni in piacevoli e non piacevoli; proseguendo nella graduatoria del <sentire>, ecco che queste percezioni sono desiderate, quando sono piacevoli, temute quando sono spiacevoli. Si ha qui, a questo punto, una prima larvata coscienza di sé e dell’ambiente che ci circonda. Questa coscienza affiora un poco più in superficie nelle forme di vita animali in cui si raggiunge una maggiore autonomia, tanto che con il nuovo strumento-mezzo che è la mente, ci si può adoperare per raggiungere, per seguire le sensazioni piacevoli, le percezioni piacevoli o per sfuggire quelle spiacevoli. In questa fase gradatamente il <sentire> viene ad essere comprensivo della consapevolezza di sé e dell’ambiente circostante. Nella forma umana tutto ciò è perfettamente definito. E’ nato l’<io> ed il <non io>. La meta successiva è l’allargamento della coscienza individuale fino a superarla, a trascenderla.”
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Le sensazioni piacevoli e quelle spiacevoli guidano l’evoluzione dall’atomo del sentire, fino alla coscienza umana, ma prima di giungere ad essa il percorso è pressoché inconsapevole, non c’è ancora un io formato. Con l’individualizzazione, che avviene solo con l’incarnazione umana e che consiste in una corrispondenza biunivoca fra corpo biologico e corpo causale, l’ evoluzione avviene nella forma coscienza-espressione. Infatti prima è l’ambiente che condiziona il processo evolutivo. Man mano che la coscienza prende corpo, affiorano per l’individuo, ormai già uomo, piccole possibilità di libertà, e sono proprio queste le duplici strade, che i Maestri hanno chiamato varianti, e che comportano per noi tanto motivo di difficile comprensione.
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Kempis: “Tutta questa esposizione è giusta e reale nella misura in cui si riesce a capire senza restare ancorati ad un <divenire>. Che cosa significa questo? Significa che tutte le gamme del <sentire > esistono già o sono sempre esistite. L’atomo del <sentire>, l’unità elementare del <sentire individuale>, è come l’unità elementare delle materie che compongono i piani di esistenza più densi. I sentire complessi, costituiti da atomi di sentire, sono analoghi alle materie composite di questi piani, costituite appunto da aggregazioni di materie elementari. Dunque, per spiegarci meglio, se il <Sentire Assoluto> esplodesse – seguitemi bene- in una gamma di <sentire individuali>, si frazionasse, queste frazioni si aggregherebbero in tante gamme di <sentire>, organizzate da una semplice ad una più complessa. Questo esempio – badate bene – è valido nella misura in cui si comprende che ciò non può essere accaduto. Allora, ciò che noi percepiamo come <ora> è la realizzazione, nell’eternità, di un <sentire individuale>.Siccome però <eternità> non significa <tempo infinito>, ma <senza tempo>, quell’<ora> è un’illusione, quell’<ora>è ciò che circoscrive un <sentire individuale>, lo delimita; <sentire individuale> che nell’aggregazione generale dei <sentire> sta fra un sentire più semplice ed un sentire più complesso. E come <eternità> non significa <tempo infinito> ma <senza tempo>, così <infinito> non significa <spazio senza fine>, ma <senza spazio>, assenza di quantità, di dimensione; allora – con questa precisazione- quale significato ha l’espressione: è sempre esistito? Ha solo significato se quel <sempre> non ha senso di durata.”
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Interessante è anche questa visione del sentire complesso come insieme di atomi di sentire, cosa analoga a quello, che avviene per le materie dei piani inferiori. Tutto il cosmo, in tutti i suoi gradi di coscienza ci appare allora parcellizzato. L’Unità completa si trova soltanto nella trascendenza dell’Assoluto. In essa si trova la fusione di tutti i sentire di coscienza, ed è per questa, che si può dire, che il frazionamento dell’Assoluto stesso è soltanto virtuale e non reale, anche se dal punto di vista del relativo il frazionamento viene pensato reale. Si annullano nell’Assoluto i concetti di tempo e di spazio, il primo è soltanto continua esistenza, il secondo è assenza di dimensione pur mantenendo natura di sostanza.
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Kempis: “L’uomo – vedete, figli e fratelli – cerca di comprendere il mondo che lo circonda osservando i fenomeni. Da ciò che egli vede, che gli è quindi in qualche modo palese, cerca di capire ciò che è segreto, ciò che è nascosto. Dagli effetti indovinare le cause; da ciò che appare, scoprire ciò che è. Questo sistema è molto discutibile quando lo si vuole applicare per comprendere la natura dell’intimo dell’uomo. Infatti la percezione individuale crea delle realtà posticce che non esistono. L’<io> è l’esempio più chiaro e più lampante di questo fantasma creato dalla percezione. Noi stessi – per farvi comprendere certi concetti – abbiamo dato per esistente l’<io> ; ma ciò è un miraggio, l’<io> non trova riscontro nella realtà costituzionale dell’individuo. L’<io> potrebbe essere ciò che lega tutti i <sentire> del’individuo, ma abbiamo detto già che questi sono aggregati in forza della loro omogeneità, quindi l’<io> non serve. Quando noi diciamo: l’uomo è un centro di coscienza e di espressione, diciamo una Verità; ma questa Verità è tale nella misura in cui non si comprenda che l’individuo è un <io> che percepisce. Non esiste l’<io> che sente : esiste il <sentire>. L’individuo non è colui che <sente> , è un <sentire individuale>. Così come Dio è non <Colui che ama > : E’ amore.”
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Punto cardine di questo messaggio è che l’Io non esiste in sé, è legato alla percezione ed anche questa crea solo apparenti realtà. Quindi l’osservazione dei fenomeni nel mondo, che ci circonda è la grande illusione nella quale siamo immersi. Esiste soltanto il sentire, come da tanto tempo ci dicono i Maestri. Questo sentire è sì individualizzato, perché limitato, ma le sue limitazioni non sono reali, esistono in quanto è lui stesso, che le fa essere, e non si riconosce nell’Assoluto. Ciò, che noi chiamiamo vita, non è altro che il cammino, che la coscienza deve fare, per riconoscere la sua vera natura. Questo cammino è anch’esso apparente, perché i necessari passi a realizzarlo, sono già stampati lì, nella realtà in Essere dell’Eterno Presente.
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Kempis: “Ancora di fronte ad una realtà sconvolgente vi abbiamo posti. Prima di meditarla, di comprenderla, ciascuno esegua un’introspezione. Cerchi di capire se è tanto forte da abbandonare l’ultima illusione : l’<io>. Perché tutta la vita dell’uomo è fondata sull’<io>, e non solo dell’uomo, anche del Santo. Tutto si fa nel presupposto di accrescere se stessi, anche quando –apparentemente – sembra si voglia annullarsi. L’<io> permea tutti gli insegnamenti, anche i più validi. Il Nirvana degli orientali è l’<io> che percepisce la Divinità: suprema illusione! Dio che parla all’uomo dell’occidente: quale pazzia più grande può mietere più vittime? Voi siete stati abituati a pensare all’<io> come al sinonimo dell’egoismo; adesso dovete pensare all’ <io> come all’unica e alla più grande delle illusioni. Tutto quello che si fonda sull’<io> – religione,scienza, filosofia – è una mistificazione. L’<io> – lo ripeto ancora – non esiste. Io , voi, l’uomo, l’individuo, non esistiamo come ente a sé stante che percepisce, che in qualche modo è distinto dal tutto. Siate consapevoli di ciò. Quanto vi abbiamo scandalizzato e quanto – forse a volte con riluttanza – ci avete seguito! Alla fine, quando avrete compreso che tempo e dimensioni sono irreali, che coloro che vi vivono accanto non sono vostri contemporanei nel <sentire>, che non esiste nessuna successione perché non esiste nessuna reale suddivisione, ma che tutto è; quando vorrete capire e capirete la natura del <sentire individuale>, sapendo che questo non vi aiuta a comprendere la Natura del Sentire Assoluto, del tutto diversa, allora sarete nel vero, perché liberi dall’illusione del <divenire>, comprenderete l’Eterno ed Infinito <essere>.”
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L’Io è il nostro grande nemico-amico. Senza l’Io non potremmo vivere, ma d’altra parte è proprio l’Io, che ci lega al divenire, ed impedisce la comprensione della natura del Sentire Assoluto. Questo è il grande ossimoro dal quale siamo annebbiati. I Maestri, con il loro insegnamento, ci rendono consapevoli di esso, e indicano la via per potere venirne fuori. La vita, per il nostro livello evolutivo di coscienza, non può che essere vissuta su questo piano d’esistenza, cioè il fisico. Questo comporta l’uso dei sensi fisici, strumenti che hanno bisogno di un centro accentratore e l’io costituisce proprio questo centro. La figurazione, che la conseguente percezione crea, non può che essere ordinata secondo uno spazio ed un tempo, e questi comportano l’illusione del divenire. E’ proprio l’immersione in questa rappresentazione illusoria, ma vissuta quale realtà, che la coscienza ( attraverso una sempre maggiore consapevolezza, involontaria se dovuta alla legge di causa ed effetto, volontaria se indotta da insegnamenti, quali quelli del Maestro Claudio) amplia se stessa, andando così verso l’intuizione dell’Eterno Presente.
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[1] OLTRE L’ILLUSIONE: Dalle apparenze alla realtà. Cerchio Firenze 77. Roma: Edizioni Mediterranee, 1978.