A cura di Anna Maria Fabene
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Il Fratello Orientale, il cui eloquio è caratterizzato dalla tipica cadenza indiana, ci guida alla conoscenza di noi stessi con la meditazione che, secondo il suo insegnamento, non significa seguire una pratica di devozione o eseguire un esercizio mentale, bensì imparare ad essere consapevoli del processo intimo del proprio Io. Lo scopo della vita è quello di donare .coscienza, ma per questo Maestro, si è tanto più coscienti quanto più si riesce a compenetrarsi ai problemi degli altri divenendo al tempo stesso consapevoli delle barriere divisive, magistralmente mascherate dall’Io nelle sue profonde stratificazioni. Ogni uomo è artefice della propria vita. Ogni difficoltà da lui incontrata deve essere affrontata con semplicità ricordando che ognuno ha un posto nel piano divino che deve essere accettato con responsabilità ed equilibrio interiore. L’etica, insita nel messaggio del Fratello Orientale, acquista un significato più profondo all’interno della spiegazione della Realtà, così ampiamente e coralmente donataci dai Maestri del Cerchio Firenze 77. La morale, infatti, trova in essa, finalmente una spiegazione logica, avulsa da ogni dogmatismo.
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L’equilibrio interiore
Brano tratto dal libro LE GRANDI VERITÀ,[1] pp. 83-85
Fratello Orientale: “Om Mani Padme Aum”
Salve, fratello caro, salve. Molte volte ti è stato ripetuto che il tuo corpo fisico è solo un mezzo, uno strumento che ti permette di manifestarti nel piano della materia più grossolana. Le discipline dettate dalle filosofie orientali ti esortano a non identificarti con il tuo corpo, con le tue sensazioni o con i tuoi pensieri, perché tu sei altro di tutto ciò. Purtroppo queste affermazioni, che sono in sé vere, quando sono male interpretate conducono a concezioni e comportamenti errati. Uno degli errori che puoi commettere, fratello caro, è quello di credere che il corpo, le sensazioni, i pensieri non abbiano alcun reale valore e che tu, come uomo, debba tenerli in nessun conto. Venendo a sapere che i tuoi pensieri, le tue sensazioni sono, in effetti, attività di altri corpi indipendenti dal fisico, ossia sono parti del tuo essere, tu puoi commettere l’errore di credere che vi siano delle parti più importanti delle altre. Vorrei farti ben capire come tutti questi siano errori non solo dicendoti che, invero, le cose stanno diversamente, ma facendoti comprendere come, in realtà, esse sono. Tu devi considerare il tuo corpo fisico, il tuo corpo astrale o delle sensazioni e desideri, il tuo corpo mentale o dei pensieri, una sorta di macchina, di automatismi che funzionano rispondendo, reagendo a degli stimoli. Se tu potessi mettere uno di questi corpi in un ambiente asettico, in cui ricevesse un solo stimolo di natura nota, tu potresti osservare la relativa reazione e scopriresti che essa è analoga a quella dello stesso corpo di un tuo simile, ma non è mai identica. Nulla, nel Cosmo, è mai identico ad un’altra cosa. La massima eguaglianza che si riscontra è la similitudine, l’analogia; mai l’identità. Gli stimoli che fanno reagire e funzionare i tuoi veicoli, facendoti insorgere pensieri, sensazioni, emozioni, desideri, facendoti compiere azioni e incontrare esperienze non provengono tutti dal tuo profondo essere e dalla tua vera natura. Facendo questa affermazione, due sono i concetti che io debbo chiarire: quale è il tuo profondo essere e quali altri stimoli fanno reagire i tuoi veicoli. Il nucleo di te stesso, ciò in cui si riassume tutto te stesso, la vita di tutte le parti di cui sei costituito, che è la tua vera natura, è quel quid che da solo dovrebbe dirigere ed ispirare l’attività di tutti i tuoi veicoli. Questo quid, rivelato dalle sensazioni, dai pensieri, è pura coscienza di esistere, è il tuo sentire più profondo e più vero; tuttavia, in te uomo, non è più importante delle altre parti che ti costituiscono. Nell’uomo evoluto, quello in cui la coscienza individuale è costituita, gli stimoli che fanno agire i veicoli provengono unicamente da questo quid ed allora quell’uomo è padrone di se stesso, della sua mente e delle sue emozioni; agisce sotto la sua volontà; ha un suo pensare, un suo desiderare, un suo volere. Ma prima che la coscienza sia costituita, gli stimoli che mettono in moto la mente e i desideri che fanno agire l’uomo possono venire dall’ambiente in cui vive, dalla società che lo attornia. Fratello caro, se tu volessi guardare dentro di te con sincerità ti accorgeresti che sei dominato e preda di un gran numero di suggestioni, che tu credi siano tuoi bisogni essenziali e non ti accorgi che sono invece solo delle pseudo- necessità; esigenze che nascono dal desiderio che altri ha suscitato in te; tranelli della mente che ti rendono schiavo dell’altrui apprezzamento, del giudizio favorevole dei tuoi simili. Non solo: le influenze a cui soggiaci non riguardano solo la tua vita sociale, i tuoi comportamenti con gli altri; si insinuano nella tua mente, diventano tue opinioni, e tu pensi non come senti ma come gli altri vogliono che tu pensi. E così è anche dei desideri. Se tu potessi essere messo in una sorta di ambiente sterile alle influenze e ai condizionamenti che ne derivano, ti scopriresti molto diverso da quello che credi di essere.”
[1] LE GRANDI VERITÁ RICERCATE DALL’UOMO. Cerchio Firenze 77, (a cura di Pietro Cimatti). Roma: Edizioni Mediterranee, 1982.