Brano tratto dal libro “OLTRE L’ILLUSIONE”,[1] pp. 134-136
Fratello Orientale: “Salve fratello caro, salve!
Fratello, tu vivi in un mondo in cui è facile venire in contatto con molte ideologie; di fronte a questa grande varietà di pensiero, saggio è essere tolleranti, riconoscere a tutti il diritto di pensare e di credere liberamente. Hai mai meditato come la tua tolleranza sia più grande quanto meno siano toccati i tuoi interessi? E come ti sia più facile essere tollerante con i morti che non con i vivi? Tu suoli tenere delle immagini sacre con l’effige di grandi pensatori scomparsi, per mostrare con ciò tutto il tuo rispetto, la tua ammirazione, la tua devozione per quelle persone. Ma se esse tornassero in vita e, in qualche modo, condannassero ciò che pensi e come vivi, che fine farebbero quelle immagini? Saresti così tollerante da continuare ad amare ed apprezzare quelle figure? Ciò che gli altri pensano e fanno, è da te tollerato in misura diversa, secondo che gli altri siano conoscenti, parenti, amici o familiari. Quanto più gli altri sono tuoi intimi, tanto meno sei disposto a tollerare che essi non condividano i tuoi principi. Tu giustifichi il tuo strano comportamento affermando che fra chi conosci, verso chi ti è più vicino, senti maggior senso di responsabilità. Così la tua tolleranza verso gli altri piuttosto si chiama indifferenza. Che senso ha assumersi delle responsabilità solo verso chi si conosce, sentirsi in dovere solo verso chi si ama? Se un tuo fratello ha bisogno di aiuto, lo ha che tu lo frequenti o meno, e che cosa cambia della sua situazione per il fatto che tu lo conosci, seppur conoscendolo non lo aiuti? Quando una calamità si è abbattuta su un gruppo di persone, e vieni a sapere che chi conosci è rimasto incolume, tiri un sospiro di sollievo come se niente fosse accaduto; ma chi ha posto questi strani limiti al tuo interessamento? Sono essi reali, o convenzionali e crudeli? Tu credi di dimostrare la tua grande tolleranza predicando l’eguaglianza tra tutti gli uomini a qualunque Nazione, religione, ceto sociale essi appartengono e non comprendi che la stessa idea di Nazione, ceto sociale, religione è in se stessa crudele. Essere tolleranti non significa essere indifferenti, cessare di vivere. Tu difendi così bene la tua indifferenza- che credi di sublimare chiamando tolleranza – che quando odi una verità scomoda, la distruggi intellettualizzandola; così il tuo intelletto e le tue opinioni divengono i suoi distruttori. Se poi ciò che odi va contro la verità che la tua religione professa, tu non ascolti, giustificandoti col dire che chi parla è certamente ispirato dalle forze del male e non comprendi che così facendo tu sei preda del maligno, ossia dell’errore. Ascolta ciò che gli altri dicono, non essere indifferente. Sii freddo o caldo. Tu non sei né questo né quello perché temi di perdere o l’una o l’altra occasione; così permani nella stagnazione della tua indifferenza; cessi di vivere, perdi l’occasione di comprendere e la profondità del tuo pensiero. Ma io ti dico che solo laddove è profondità di pensiero e di sentimento vi è la pienezza della vita.
OM MANI PADME AUM!”
[1] OLTRE L’ILLUSIONE: Dalle apparenze alla realtà. Cerchio Firenze 77. Roma: Edizioni Mediterranee, 1978.