Brano tratto dal libro PER UN MONDO MIGLIORE,[1] pp. 181-182
Commenti a cura di Andrea Innocenti
Kempis: “Ciò che non è la Realtà Assoluta, l’unica oggettiva, ciò che non è il Tutto-Uno-Assoluto – ossia la molteplicità che risulta dall’essere una parte della Realtà unica totale – è relativo, soggettivo, illusorio. La molteplicità è una dimensione d’esistenza che ha una duplice estensione. La prima vede il soggetto concepire la realtà come a sé esterna e creare così un rapporto soggetto-oggetto. Si può dire che questa dimensione sia doppiamente illusoria perché all’errore di ritenersi divisi, separati da tutto quanto esiste, si aggiungono gli errori di parallasse che sono propri del meccanismo della percezione: meccanismo essenzialmente soggettivo. L’altra dimensione d’esistenza non conosce errore di parallasse perché si svolge al di fuori del rapporto soggetto-oggetto: il soggetto si identifica con l’oggetto pur restando ancora una realtà parziale e quindi relativa. Tutto ciò che è relativo, è quello che è in dipendenza delle limitazioni che lo condizionano. Voi sapete che per molti, moltissimi anni gli uomini hanno creduto che il sole girasse attorno alla Terra ed anche oggi, pur sapendo che le cose stanno diversamente, l’apparenza non cambia. Per cambiarla è necessario spostare il proprio punto di vista. Tutto il mondo relativo è in dipendenza del punto di vista. Così, se si osserva la molteplicità dal punto di vista del divenire, allora è vero che gli «esseri» sono creature di Dio, che vi sono i piani d’esistenza, la legge di evoluzione, la reincarnazione, ecc.. Se invece si osserva la molteplicità al di là di come essa appare per scoprirne la struttura, allora tutte queste immagini scompaiono perché si scopre un aspetto estremamente granulare, tanto che i singoli granuli, le singole unità elementari costituite dalla divina sostanza Spirito, virtualmente circoscritta, non appaiono comporre esseri e mondi, ma sembrano aggregate solo in funzione del Tutto-Uno-Assoluto. Dico “sembrano” perché non voglio che voi crediate che il Tutto-Uno-Assoluto abbai una natura composita. No, certo.”
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La prospettiva di come il genere umano percepisce il mondo, è nella maggior parte dei casi secondo la limitazione, che lo obbliga alla dualità. Questa implica concepire il rapporto soggetto-oggetto e la percezione in divenire di tutto ciò. Quando questa limitazione viene trascesa allora cambia la prospettiva della visione. Non c’è più la dualità, nasce l’identificazione che unifica il soggetto con l’oggetto e dalla visione in divenire si passa a quella in essere. Ogni istante è un fotogramma fisico, astrale, mentale sostenuto dal relativo frammento di sentire di coscienza. Però rimane la percezione della pluralità, che scomparirà solo nell’ultima fusione. Cioè quando il senso della individualità sarà cessato e la sequenzialità finirà. Allora la coscienza cosmica si troverà unita a tutti gli altri logos. Avremo la trascendenza e la sola realtà sarà quella del Tutto-Uno-Assoluto.
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Kempis: “Come un organismo umano è un insieme armoniosissimo di miliardi e miliardi di cellule, che tuttavia rivela sempre e in ogni suo punto la natura pluralistica di una perfetta democrazia (mentre la consapevolezza che si manifesta in quell’organismo, nei singoli momenti esistenziali, ha un carattere estremamente unitario e monolitico, essendo articolata solo nel senso della successione del tempo), così il Tutto-Uno-Assoluto ha più il carattere unitario e monolitico della consapevolezza – considerata a prescindere dalla successione temporale – che non quello di un insieme organico costituito dalla molteplicità. Quest’ultima poi – lo ripeto – ha un aspetto così granulare da cancellare le immagini degli esseri e dei mondi, come la forma di un oggetto osservato ad occhi nudo, all’ingrandimento del microscopio sparisce rivelando aspetti diversi. Questa dimensione, in cui sfumano gli esseri ed i mondi, è più vicina alla Realtà ultima che non il mondo dei soggetti e quello della percezione.”
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L’analogia che il Maestro Kempis fa, fra un organismo umano, con il suo insieme armonioso di miliardi di cellule e il Tutto-Uno-Assoluto, rende chiara l’idea del significato della pluralità nell’unità. I sentire relativi, conseguenza del virtuale frazionamento del sentire assoluto, danno corpo e vita all’Assoluto stesso, ma trovano solo in Lui il loro vero significato. Come ogni cellula da sola di per sé non ha valore, ma unita a tutte le altre diviene determinante per l’esistenza di tutto l’organismo, così ogni sentire relativo è fondamentale per il Sentire Assoluto, perché senza di esso non sarebbe più lo stesso Assoluto. Questo fatto, lungi da inorgoglire l’io, sempre in cerca di motivi per espandersi, dà la consapevolezza dell’importanza e del valore di ogni singola vita.
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[1] PER UN MONDO MIGLIORE: Un insegnamento per l’Umanità di oggi e di domani. Cerchio Firenze 77. Roma: Edizioni Mediterranee, 1981.