Brano tratto dal libro ESSERE E DIVENIRE,[1] pp. 261-262
Fratello Orientale: “Salve fratello caro, salve!
Nell’epoca in cui tu vivi, giustamente è data grande importanza alle realizzazioni che in concreto s’inseriscono nella società. Questo atteggiamento così concreto e pratico è in stridente contrasto con l’abuso che viene fatto delle inutili parole. Non sia così per te, fratello caro; alle molte inutili parole, preferisci le poche utili azioni. Nell’agire agisci con intelligenza, ma ispirati all’amore, perché un mondo dominato dal razionalismo che non lasci posto al sentimento, è un freddo meccanismo certo più efficiente, ma non sicuramente apportatore di una più grande felicità. Ricorda: non è tanto la vita che può renderti felice o infelice, quanto come tu vivi. Talvolta la tua felicità o il tuo dolore può dipendere dal tuo karma; sempre ed in ogni caso dipende da te stesso, fratello caro. Le parole che io ti rivolgo sono dettate dall’amore e dall’esperienza, accettale, se non per amore, per l’esperienza di cui sono la sintesi. Val più una parola di chi conosce per esperienza, che mille supposizioni di chi ignora; ma mille di quelle parole non potranno darti la millesima parte di ciò che può darti un’esperienza. Siano le tue parole, parole di Verità e di giustizia; la Verità è il principio della giustizia, chi la nasconde va contro la giustizia, ma chi la mostra senza acconciarla con la veste opportuna non merita di conoscerla.
La vita meglio spesa è quella occupata nella ricerca della Verità di se stessi, perciò non lamentarti per le ricchezze materiali che non hai avuto, la cura delle quali non ti distoglie dalla ricerca della vera ricchezza: la Verità di te stesso. Non cercare l’ubbidienza degli uomini, ma piuttosto impara ad ubbidire, specialmente ai tuoi migliori propositi. Non cercare il rispetto dei tuoi simili, piuttosto sii rispettoso, specialmente con gli umili. Non cercare l’indulgenza, ma sii indulgente con ognuno e specialmente con i deboli. Non cercare di essere agevolato, piuttosto agevola tutti, specialmente i poveri. Non cercare la lode altrui, altrimenti gli amici con poco ti compreranno. Non fidare nella perfezione della giustizia umana, ma sii perfettamente giusto. Non giudicare gli altri, giudica te stesso e ricorda che è molto più facile criticare che bene operare. Ritenendoti onesto, credi di poter giudicare il ladro che ruba e danneggia gli altri e non ti accorgi che tante volte hai messo in cattiva luce i tuoi simili, facendo più male che se tu avessi rubato l’intera loro ricchezza. Perciò se vedi qualcuno perpetuare un delitto, non stimarti migliore di quello, ché nell’occasione potresti fare come lui, e se tu non lo facessi certo sarebbe che già lo avresti fatto più e più volte. Non coltivare un’alta stima di te stesso; se guardi a te medesimo, non farlo per glorificarti, ma per scoprire le tue miserie. Non stimarti per l’abilità che naturalmente hai; essa può darti merito solo se ne fai buon uso. Non inorgoglirti per la tua cultura, sono molto di più le cose che ignori di quelle che conosci. Non insuperbirti per nessuna cosa o qualità che tu abbia, esse non ti sono state date solo per te stesso. Se tu vivi solo per te stesso, se anche tu fossi l’uomo più ricco, il più potente e il più famoso, quando verrà il momento in cui ciascuno è solo con se stesso, non saranno né la tua ricchezza, né la tua potenza, né la tua fama, né niente altro a vestire la tua nudità.
OM MANI PADME AUM!”
[1] ESSERE E DIVENIRE NELL’INSEGNAMENTO DI DALI E DEL FRATELLO ORIENTALE. Scuola del Cerchio Firenze 77, (a cura di Vitaliano Bilotta). Roma: Edizioni Mediterranee, 1998.