Superamento della condizione umana

Brano tratto dal libro OLTRE IL SILENZIO,[1] pp. 156-161

Commenti a cura di Andrea Innocenti

Voce del Maestro Kempis

Kempis: Da sempre vi diciamo che il mondo che percepite è l’apparenza di una parte della Realtà unica-totale. Poiché solo quest’ultima è oggettiva, in quanto solo quest’ultima è assoluta, possiamo definire la vostra percezione soggettiva, illusoria. La percezione è un processo che implica l’attività della mente e dei sensi, perciò a questi si fa risalire l’illusione. I sensi, cioè, traggono in inganno, e non da meno è la mente con il suo indurre a considerare costanti i rapporti fra gli eventi osservati. La mente, pur secondando il giuoco dei sensi, ha tuttavia la capacità di svincolarsi da esso; se questo è possibile, può l’uomo conoscere realtà che i suoi sensi non riuscirebbero mai a comunicargli? Siamo ancora di fronte al problema della conoscenza intesa come attività della mente che fa apprendere e ritenere immagini di fatti; qualcuno direbbe: di realtà. Problema del quale ci siamo già interessati. Certo non possiamo passare in rassegna le varie opinioni circa la possibilità dell’uomo di conoscere la Realtà, tutte consideranti l’uomo quale è, cioè senza vederlo come il risultato di qualcosa, senza pensarlo come suscettibile di trasformazione.

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La comunicazione comincia con l’affrontare il problema della conoscenza. I Maestri ne hanno parlato a lungo e di fatto lo hanno già da tempo per noi risolto. La conoscenza frutto della nostra sensoria percezione è solo illusione, ma lo è anche quella che proviene dalla mente anche se questa ha più aderenza alla Realtà. La Quale nella sua unità è assoluta e solo da se stessa può essere compresa. Tutte le altre forme di sentire di coscienza sono virtuali frazionamenti, limitati e  perciò relativi, nel caso poi che le loro limitazioni l’inducano ad assumere forma e conseguente percezione umana, la conoscenza oltre che relativa sarà assolutamente soggettiva. Nonostante quindi che il problema sia stato a lungo sviscerato ed in tal modo risolto, i Maestri affrontano i loro argomenti ponendosi dal nostro punto di vista e li espongono secondo modalità proprie della nostra razionalità.

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Kempis: Possiamo essere d’accordo che la conoscenza è : 

A priori e cioè per conoscenza innata, e qua potremmo aprire un capitolo su questo tema; 

A  posteriori, per esperienze consumate, 

Intuitiva, cioè immediata,

 razionale o logica, o conseguenza di altre conoscenze.

Siccome è sempre un soggetto che conosce, e siccome ciò che si apprende o si ritiene è sempre una immagine della Realtà, la conoscenza è sempre soggettiva. Giova qui ricordare ciò che dicemmo ultimamente, e cioè che la Realtà ipotizzata dall’uomo sulla scorta delle sue percezioni, al di là dei suoi personali soggettivismi, non ha alcun punto di contatto  con la Realtà Unica Totale. Infatti non si deve credere che la visione-concezione che l’uomo ha della Realtà sia incompleta ma esatta nei suoi elementi posseduti,   e che crescendo le possibilità di percezione si accrescano nuovi elementi validi a quelli esatti già in possesso. Sarebbe così se la realtà relativa fosse oggettiva, ma dicemmo che è oggettiva solo la Realtà assoluta; perciò, aumentando le possibilità di percezione dell’uomo, la nuova visione-concezione che egli avrebbe della Realtà sarebbe radicalmente diversa.

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La precisazione, che qui viene fatta, è veramente importante. Infatti, si potrebbe pensare che, nonostante che le limitazioni delle capacità percettive dei nostri sensi rendano la nostra conoscenza limitata, una volta che  queste fossero ampliate, lo sarebbe anche la nostra conoscenza della Reale, che, pur assai ristretta, in essenza si suppone aderente a Quella Assoluta. Invece i Maestri ci insegnano che tutt’altra cosa è la Realtà Assoluta, sia rispetto al relativo, che al nostro soggettivo. Da ciò ne deriva una conseguenza importante, cioè che la conoscenza scientifica, che origina dai nostri sensi potenziati dalla tecnologia, dal punto di vista del Reale,  è solo illusoria. Può però rimanere valida per la dimensione di questa evoluzione della coscienza umana, che crea un comune archetipo all’interno del quale forma le proprie esperienze.

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Kempis: “Il concetto di spazio che l’uomo ha, è quello che è in funzione delle umane possibilità di percezione;   aumentando queste, cambierebbe il concetto che l’umano ha dello spazio, forse addirittura sparirebbe del tutto. Allora, le risposte alle domande-trappola che vi avevo fatto, per essere date avevano  bisogno di certe precisazioni: innanzi tutto che cosa si intende con visione: o <visione-concezione>, ed allora ho già risposto:  ad ogni nuova possibilità di percezione muta radicalmente il concetto di Realtà; oppure <visione-percezione>,  ed allora era necessaria ancora una precisazione e cioè: le nuove possibilità di percezione erano dovute ad un aumento del numero dei sensi, ed allora in quel caso si aggiungevano nuovi elementi che andavano ad arricchire la visione che l’uomo ha delle Realtà, da una visione bidimensionale, per esempio, ad una tridimensionale, da una visione incolore  ad una visione colorata;  oppure, queste nuove possibilità di percezione aumentavano perché, fermo restando il numero dei sensi, variava la portata, la gamma  dei sensi ? Ed allora, in questo senso, la visione-percezione muterebbe radicalmente: per esempio la vista che arriva a vedere a livello molecolare o atomico la materia.”

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Bisogna ora distinguere  <visione-concezione>  da < visione-percezione> . Della prima il Maestro ha già parlato, la < visione-concezione> della Realtà muta con le possibilità di percezione, e queste dipendono dalle limitazioni della coscienza, in ultima analisi dal grado di evoluzione del sentire di coscienza. Del concetto <visione-percezione> si può dire che si hanno due situazioni: La  <visione-percezione> si arricchisce per effetto dell’aumento del numero dei sensi. Cosa che avviene essenzialmente con l’evoluzione. Oppure i sensi restano gli stessi, ma la <visione-percezione> cambia perché aumenta la portata degli stessi. Questo si ha, principalmente, con lo svilupparsi degli strumenti che la scienza può avere disposizione, ma come già detto questa via rimane  lontano dalla conoscenza del Reale.

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Kempis: “Vedete, i sensi sono delle finestre aperte. Ma dobbiamo anche vedere il lato opposto, cioè che sono limitativi. qualcuno li ha definiti giustamente come una rete da pesca con delle maglie larghissime, che trattiene solo i pesci grossi e lascia sfuggire  i piccoli e tutto il resto. In effetti è così. Dunque, quello che c’è da capire sostanzialmente è che per limitazione – possiamo dirlo – percettiva,  l’ente percepiente coglie l’apparenza di una parte infinitesimale della Realtà Unica Totale –  parte in se stessa inesistente – e la trasforma in se medesimo nel mondo della sua percezione, in realtà parziali, ossia relative, ossia soggettive. I punti di contatto delle varie realtà soggettive, che gli enti percepienti hanno, non derivano dall’esistenza oggettiva  di quegli elementi comuni, ma se mai costituiscono il < soggettivo universale>, per dirla con Kant. Il mondo che l’uomo conosce è una costruzione della sua percezione, una creazione della sua soggettività. Allora, può l’uomo conoscere realtà che stanno al di là delle sue possibilità di percezione? Dei quattro tipi di conoscenza che abbiamo indicati, è chiaro che solo due possono farci sperare che lo sforzo dell’uomo di conoscere realtà a lui ignote, e come vertice massimo conoscere Dio, non siano inutile. Potrebbe essere obiettato che la Realtà Assoluta – cioè Dio – può esulare dalla logica umana e quindi può essere da questa irraggiungibile. La logica, definita < scienza del ragionare >, è in effetti un tipo di programmazione della mente. Noi ragioniamo in un certo modo perché siamo programmati – più giusto sarebbe dire condizionati – dalla nostra abitudine ad usare certi postulati,  a servirci di certe convenzioni, a considerare costanti certi rapporti;  ma ciò non esclude che noi possiamo ragionare diversamente, semplicemente cambiando tipo di logica.  La mente ha questo tipo di possibilità di superare  la sua contingente impostazione e funzionare negli schemi di una logica diversa.  Tuttavia, anche il tipo di conoscenza che noi abbiamo chiamato logica, o deduttiva o razionale, può dare solo un’immagine della realtà e, chiaramente, l’immagine non è la realtà. Per cui solo la conoscenza intuitiva – che invece mette in contatto non mediato il soggetto con l’oggetto-  sembrerebbe l’unica a darci la suprema sapienza o la suprema conoscenza.”

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La conoscenza che proviene dai sensi fisici è soggettiva, perché mediata, al massimo può essere universale, ovvero comune a tutti gli uomini, perché questi hanno gli stessi sensi fisici. Ma la nostra possibilità di conoscenza non proviene soltanto da sensi, può essere anche conseguenza dell’ elaborazione della mente. In questo caso la conoscenza è essenzialmente razionale. La logica ovvero la razionalità è però determinata da come è stata programmata la mente, potrebbe perciò essere diversa, se differenti fossero i suoi presupposti. In conclusione possiamo dire che la conoscenza che i tre sottopiani più bassi del mentale permettono, ovvero quella ora esaminata, è duale, cioè costituita da un supposto oggetto e da un soggetto che ne elabora la percezione. La conoscenza, che viene invece dai quattro sottopiani più elevati del mentale, ovvero corpo causale od anima, è frutto dell’intuizione, o nei casi più elevati dall’illuminazione, non è duale perché soggetto ed oggetto s’identificano, sono una cosa sola. Questa è una conoscenza non più soggettiva, ma relativa, in quanto determinata dal grado di coscienza del sentire. Anche questa però  non  può essere oggettiva, tale lo sarà, soltanto con l’identificazione nella Coscienza Assoluta. unica e sola espressione della Realtà.

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Kempis: C’è però da vedere un fatto importantissimo, e cioè che Dio è sentire assoluto, e conoscere Dio nel vero senso significa comprendere Dio; significa sentire nei termini in cui sente Dio, significa essere Dio, per cui l’uomo, come tale, non può conoscere Dio.  Questa affermazione, che sembra lasciare così poche speranze, non tiene tuttavia conto di tutta la questione. Non tiene conto che l’uomo non è immutabile. Quando affermiamo, come spesso abbiamo fatto, che si giunge a quella comprensione che è <sentire> ed <essere> attraverso al porre attenzione e poi a rendersi consapevoli, noi implicitamente ammettiamo che l’uomo superi se stesso e raggiunga un nuovo <sentire>, un nuovo <essere>. La possibilità che l’uomo superi in prospettiva la sua condizione umana non rende vani i suoi sforzi di conoscere la realtà ignota che è al di là delle sue attuali possibilità di percezione; anzi, gli stimoli che provengono dalla vita nei piani grossolani non sono che il mezzo per mettere in moto quel processo che, catturando l’attenzione dell’uomo, attraverso alla sua consapevolezza, lo conduce ad una nuova coscienza, a quel nuovo sentire. Vi ricordo che con <coscienza> noi intendiamo qualcosa di diverso da < consapevolezza> : infatti diciamo che l’uomo è consapevole quando è conscio delle sue azioni, dei suoi pensieri, delle sue emozioni, delle sue sensazioni; mentre per coscienza intendiamo quel sentire che spinge l’uomo a vivere al di là di se stesso. Le sensazioni, le emozioni, i pensieri quindi non sono <sentire>, sono percezioni, sono attività dei veicoli grossolani dell’uomo. Il sentire trascende tutto questo.  Nella vita dell’uomo  allora, il sentire è appena accennato. Tutta l’attività che l’uomo svolge è improntata dall’io personale ed egoistico; e nei rari momenti in cui l’io tace, il sentire si manifesta. Tuttavia proprio dall’attività che l’uomo svolge, spinto da suo io, l’uomo supererà il suo egoismo, sempre attraverso al processo: attenzione, consapevolezza, coscienza.”

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In queste righe si riassume tutto il senso della vita dell’uomo. Ovvero l’uomo è sentire di coscienza  limitato, che non ce la fa a manifestarsi. Allora rifluisce in se stesso, cristallizzandosi in densità sempre maggiori, fino a raggiunge quella fisica. Su quel piano il sentire di coscienza  diviene veicolo fisico e con esso si esprime. A questo punto la  possibilità di consapevolezza sarà quella dei sensi fisici. Man mano che la densità diminuisce, si formano i veicoli più sottili, cioè l’astrale o quello delle emozioni, mentale o veicolo  del pensiero. Con questi la consapevolezza sarà sempre nella prospettiva della dualità. ma è grazie alle esperienze che vengono fatte in tale dimensione, che il sentire di coscienza superando le limitazioni si amplia e cresce. E’ su questa dinamica che si fonda la radice  dell’insegnamento del Maestro Claudio, espresso dalla frase “Conosci te stesso”: ovvero “Porre attenzione, essere consapevoli, comprendere”. Perché è  veramente così che è la vita  Ma quando ci si allontana da  questa modalità, è la vita stessa che la impone, ed è questo il significato della legge del karma. Essa è un  quasi automatismo, che riporta alla  direzione giusta le deviazioni che le limitazioni della coscienza inducono, se non è  abbastanza ampia da rendersene conto. Tutto ciò manifesta la bellezza e l’infinita grandezza dell’Essenza di Dio.

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Kempis: “Se volessi indicare con una formula il processo di acquisizione di un nuovo sentire nella fase di evoluzione umana, dovrei dire:  Sn= Sc X  P dove Sn è il nuovo sentire, Sc in sentire conseguito, e P la percezione. Allora il nuovo sentire nasce dal sentire conseguito e dalla percezione dei piani grossolani. Che cos’è, allora, la percezione, secondo questa formula?  Facilissimo P  = Sn / Sc.  Cioè la percezione nasce dal rapporto fra il nuovo sentire ed il sentire conseguito.  Un’ obiezione come questa: come può esistere un rapporto fra una cosa conseguita ed una non ancora esistente? , è facilmente superabile tenendo presente che tutto esiste già: il nuovo sentire, non ancora conseguito nel tempo è tuttavia esistente, perciò può esservi un rapporto, al di là della sequenza temporale , fra questi due sentire.”    

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L’uso di formule matematiche da parte dei Maestri del Cerchio è stato fatto altre volte, credo però che meriti una riflessione particolare. Cioè non si tratta di matematica vera e propria, ma un modo sintetico per esprimere i legami logici fra i vari concetti, che, pur essendo astratti come quelli della matematica non sono  quantità misurabili. Inoltre una fondamentale concezione del Cerchio viene qui richiamata dal Maestro Kempis ed è: quella della Realtà in essere, ovvero dell’ Eterno Presente. Tutto esiste già, quindi la realtà in divenire, quale noi percepiamo, è solo  illusione. Ma questo non ci esonera dal viverla come fosse veramente reale, perché  il nuovo sentire si forma e si nutre con essa, dando la possibilità alla  consapevolezza di andare oltre  i limiti che la onnubilano.

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Kempis: “Voi sapete che si perviene alla realtà cosmica, alla coscienza cosmica – che è pur sempre relativa e perciò soggettiva –  in due fasi: nella prima fase il centro di coscienza e di espressione, cioè l’uomo, apprende attraverso alla percezione e, convenzionalmente, possiamo dire si muove dal basso verso l’alto;  nella seconda fase l’individuo, non più uomo, attraverso alla comunione con gli altri individui, cioè dall’alto verso il basso, raggiunge la totale realtà cosmica. In questa seconda fase l’individuo non ha più percezione, cioè non coglie più l’apparenza di una parte della Realtà unica-totale, ma è cosciente di essere egli stesso una parte di questa Realtà. Aggiungo e sottolineo – invitandovi a meditare – parte in se stessa oggettivamente inesistente. Questa seconda fase corrisponde a quella posizione un tantino elevata alla quale facevamo riferimento allorché vi illustravamo la successione del sentire servendoci dell’esempio dei fotogrammi; posizione che consente di cogliere la realtà cosmica che sta al di là dell’apparenza colta dall’uomo. Ebbene, in questa posizione l’individuo constata come dal rapporto di due sentire semplici che appartengono a quella serie di sentire chiamata individualità, nasce la percezione dell’uomo, e con la percezione tutti i mondi che la percezione costruisce.”

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In poche righe il Maestro Kempis illustra il senso della realtà, per quanto riguarda i regni di natura ovvero il minerale, vegetale, umano e delle anime. La realtà è in essere ed è costituita di coscienza  virtualmente frazionata. I sentire, che la compongono, hanno una  prospettiva di consapevolezza   ,che scorre in successione logica dalla massima limitazione, ovvero l’atomo del sentire, alla coscienza Assoluta. Pur fondendosi nell’Assoluto, mantengono immutate tutte le proprie caratteristiche, volte all’unificazione finale. E’ questa una visione idealistica, ma contenente ancora  in sé,  il significato ed il valore del materialismo.  Perché in essa,  è vero che  Dio trascende il tutto, ma è tale, che se mancasse anche la più piccola frazione di sentire, Lui stesso cesserebbe di essere. Da ciò discende che ogni momento di vita volgare o sublime è di per sé santo, lo stupore che inevitabilmente in noi ci prende a considerare tutto questo è quello che abbraccia la santa mistica Teresa (entità comunicante attraverso la medianità di Roberto Setti), quando esclama avvolta dal profumo delle rose “Tutto mi parla di te”.

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Kempis: Concludo: solo un sentire cioè un essere assoluto può comprendere Dio nel vero senso, perché Dio è la Realtà assoluta.  L’uomo, creatura della soggettività, non può comprendere l’oggettivo per eccellenza. L’uomo che esiste solo nell’illusione della separatività  non può comprendere la Realtà del Tutto-Uno. Allora , è egli forse destinato a perdersi perpetuamente negli amari labirinti dell’illusione?  Sarebbe beffardo quel Dio che, originando un essere, gli consentisse di conoscere tutta l’illusione ma non la Realtà, gli precludesse, in qualche modo, la più alta di tutte le conoscenze, gli negasse la conoscenza di Sé. E la ragione che impedirebbe ad un simile Dio di fare agli esseri che da Lui traggono esistenza quel dono che, invece, le Sue creature talvolta riescono a fare – il dono di se stessi – sarebbe la Sua volontà di supremazia, o la Sua incapacità creativa? Fratelli, se Dio fosse irraggiungibile sarebbe, di fatto, avulso, staccato, diviso dalla manifestazione, e ciò non può essere, come abbiamo creduto di spiegare anche ultimamente. Allora?  Siamo di fronte a due affermazioni contrastanti e pur vere entrambe:  che l’uomo, come tale , non può conoscere Dio;  che Dio deve essere raggiungibile. Una sola soluzione le concilia: che l’uomo sia destinato a superare la sua condizione umana e, attraverso al processo di porre attenzione, rendersi consapevole, comprendere, di sentire in sentire sempre più ampio raggiunga il massimo sentire, il sentire assoluto, che non ha eguale perché è eguale solo a se stesso. Ma l’essere che giungesse a comprendere Dio, diverrebbe a Lui identico, mentre Dio è pari solo a Se stesso, perché può esistere un solo Dio, una sola Realtà assoluta.  Allora? Siamo di fronte a due affermazioni contrastanti e pur vere entrambe. Una sola soluzione le concilia: che ogni essere limitato, ogni creatura della separatività e dell’illusione, superando i propri limiti e quindi il proprio momentaneo essere, sia destinata a riconoscersi nell’Unico essere, nell’Unica Realtà.

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La conclusione della comunicazione è veramente importante ovvero: ogni essere è Dio. E’ solo questione di esserne consapevoli. Questa affermazione è assai difficile da comprendere con la ragione, a mio parere, solo la meditazione, che apra all’intuizione dell’anima, può essere veramente d’aiuto. Proviamo però a seguire le indicazioni del ragionamento logico: Se postuliamo la Realtà in essere, per conseguenza dobbiamo affermare che niente si modifica o trasforma, e che quindi ogni sentire relativo è lì immutabile nell’ Eterno Presente. Quindi lo è anche il sentire relativo che identifichiamo con  noi stessi. Allora come possiamo affermare che siamo Dio ? Bisogna capire che la nostra essenza è il sentirsi d’esistere, e tale non può non esserlo anche quella di Dio, quindi la Sua Essenza, s’identifica con la nostra, in conclusione unica è l’essenza della  nostra esistenza  e della Sua. Ciò che invece virtualmente ci separa da lui è la consapevolezza,  il rendersene conto ovvero le nostre limitazioni. Il nocciolo del problema sta nel capire cosa s’intende per virtuale frazionamento. Virtuale, perché non può essere reale, altrimenti Dio non sarebbe assoluto. Virtuale vuol dire anche che: il sentire relativo, che in essenza è lo stesso del Sentire Assoluto, si autolimita, ed autolimitandosi perde la consapevolezza dell’unità della Realtà. Tutto questo può apparire  come un mistero dell’esistenza, ma   la logica  del principio di non contraddizione ci impone d’affermare che l’Assoluto, in quanto tale,  non può essere differente da come viene prefigurato dai Maestri del Cerchio.


[1]OLTRE IL SILENZIO. Cerchio Firenze 77, (a cura di Luciana Campani Setti). Roma: Edizioni Mediterranee, 1984.