Brano tratto dal libro LE GRANDI VERITA’,[1] p. 272
KEMPIS:
“ Si, Padre, la mia presunzione mi fa così cieco della Tua grandezza e della mia nullità,
che vorrei, quale sono, essere eterno.
Penso di avere tante qualità da avere il diritto di rimanere intatto eternamente
come simulacro della perfezione umana.
L’essere diverso dagli altri non mi spinge a comprendere ciascuno, come me, incompleto,
ma mi fa sentire a loro superiore e meritevole della particolare Tua attenzione.
Perciò rifiuto l’idea di entrare in comunione con loro.”
“ Tutto questo, figlio mio, perché non ami.
Quando, dopo aver imparato a non uccidere,
a non rubare, a non desiderare la roba d’altri,
a non rendere falsa testimonianza, a onorare il padre e la madre,
a non fornicare, a non desiderare la donna d’altri,
a santificare le feste, a non nominare il mio nome invano,
a non avere altro Dio fuori di me e perciò a pormi sopra ogni cosa,
quando tu, per amore, dimenticherai tutto ciò,
allora amerai veramente,
di quell’amore che non conosce condizioni, timori, riserve; ed io ti dirò:
“ Hai molto amato, e molto ti è perdonato.
Amando veramente,
tu comprenderai che nulla più ti importa di te stesso
e che la più grande felicità è nella comunione con l’oggetto del tuo amore,
scopo e coronamento finale della tua esistenza.” PACE A VOI!
[1] LE GRANDI VERITÁ RICERCATE DALL’UOMO. Cerchio Firenze 77, (a cura di Pietro Cimatti). Roma: Edizioni Mediterranee, 1982.