Brano tratto dal libro OLTRE IL SILENZIO,[1] pp. 204-209
Commenti a cura di Andrea Innocenti
Kempis: L’interpretazione della vita in chiave trascendentale è stata in passato quasi esclusivamente patrimonio dei temperamenti mistici: solo chi sentiva che la vita non era solo un fatto fisiologico, poteva crederlo. Gli altri, i temperamenti razionali, non potevano avere nella ragione un supporto che rendesse la fede, più plausibile. Noi abbiamo la pretesa di rendere logica la fede nella realtà trascendentale del mondo, o per lo meno di rendere logica un’opinione di tal genere. Perciò parliamo da tempo evitando accuratamente qualunque affermazione che possa suonare dogmatica, cercando di spiegare logicamente ogni nostra asserzione, una volta oggetto di fede o per lo meno tanto inaccettabile dalla ragione che altri hanno dovuto imporla come dogma.“
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Questa premessa di Kempis spiega le ragioni di questa comunicazione. Infatti l’accettazione del Trascendente da parte di coloro che mistici non sono, ma che sentono vibrare dentro di sé la Luce dello Spirito, può essere aiutata dalla logica. In particolare tutto questo è oggi estremamente attuale, perché gli strumenti della razionalità sono assai sviluppati e questa chiave di lettura può aprire porte altrimenti sbarrate.
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Kempis: “D’altra parte, se così non facessimo, saremmo in contraddizione con noi stessi e quindi illogici dato che da sempre vi raccomandiamo di credere, di quello che vi diciamo, solo ciò che vi convince. Ecco perché sentiamo nostro dovere il rendere comprensibile logicamente ciò che affermiamo, proprio per non creare una sorta di religione in cui sono accettate e credute alla lettera immagini simboliche, e scambiate per realtà favole assurde. Mi si obietterà che se quelle storie sono credute ed elevate a dottrina, evidentemente sono ritenute logiche. Una simile obiezione merita un’analisi proprio in omaggio alla logica.”
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L’importanza che un’affermazione sia logicamente inserita in un contesto è fondamentale per una comprensione che non sia solo fideista, osservazione che per molti può apparire ovvia ma che implicitamente rappresenta l’accettazione del valore della logica nella conoscenza.
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Kempis: “Innanzi tutto sgombriamo il campo da qualunque altro motivo che possa fare accettare una fede senza comprenderla: per esempio il fatto che l’accettante veda nella accettazione una sorta di convenienza, che può andare da una convenienza di ordine umano a una d’ordine trascendentale. Soffermiamoci solo sull’affermazione che chi crede qualcosa e l’accetta, la trovi logica.“
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È evidente che intenti di tipo personale non possono permettere giudizi di valore oggettivo.
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Kempis: “Intanto che un’asserzione sia logica, o sia ritenuta tale, sono due cose diverse. La logica non è una scelta o un’opinione, sicché si può accettare un’asserzione ritenendola logica – quando invece logica non è – solo se si commette un errore.”
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Infatti la logica come la matematica non può essere soggettiva ed arbitraria ma deve seguire delle regole valide ed inderogabili per chiunque.
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Kempis: “Poi se si afferma che chi crede a qualcosa e l’accetta è perché la ritiene logica, si afferma implicitamente la credibilità della logica: cioè si afferma che se una cosa è logica, è credibile. D’altro canto, però, si afferma anche che possono esservi logiche diverse che conducono a conclusioni in antitesi, dato che esistono credenze contrastanti.“
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Questo è un punto importante che Kempis approfondirà in seguito, ma è evidente che se ciò fosse vero crollerebbe completamente ogni valore di oggettività alla logica. Possiamo comunque anticipare che il punto cardine che differenzia una logica da un’altra non è tanto il suo sviluppo, quanto il presupposto, cioè l’a-priori dal quale si parte, per questo possono esserci differenti conclusioni a più ragionamenti logici.
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Kempis: “Prima di approfondire tale aspetto della questione, che credo sia il più importante, vorrei ancora soffermarmi sul discorso che gli uomini possono credere a qualcosa non solo se quel qualcosa non è logico in sé, ma anche ritenendolo illogico; cioè pur non comprendendolo logicamente. Quindi, il fatto che vi siano convinzioni contrastanti non dimostra che vi siano logiche contrastanti. E che gli uomini possano credere a cose aberranti, vi sono esempi a non finire; e che abbiano comportamenti illogici – cioè non conseguenti rispetto alle loro opinioni – vi sono altrettanto esempi.“
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Che le credenze umane e così i comportamenti, non siano sempre logici è più che evidente, e si può aggiungere che in fondo non è detto che questo sia sempre un male, perché se è vero, come Kempis sta cercando di dimostrare, che la logica sia una grande realtà della Vita, è altrettanto vero che la conoscenza, quando diviene identificazione nel piano delle cause, trascende in parte la logica che si basa sul principio di non contraddizione.
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Kempis: “Uno dei più divertenti, proprio perché rimane sul piano inoffensivo della curiosità accademica, è quello della religione che condanna la bestemmia, cioè l’offesa verbale a Dio, e poi parla di lui come di Colui che sacrifica a sé il suo divino figliolo per riscattare presso di sé i peccati degli uomini! Siccome si parla di “verità di fede”- cioè di concetti che ci si rendeva conto fossero incredibili, tanto che si impongono come dogma -non si può passare tale affermazione al vaglio della logica. Però si può dire che Dio si dovrebbe dispiacere di più che si parlasse di Lui in questi termini, che gli si rivolgesse qualche epiteto offensivo. Non c’è dubbio che una simile concezione di Dio è la più grande bestemmia che si possa concepire.“
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Questa provocazione del Maestro Kempis è dissacrante solo in apparenza, perché invece tutto il suo insegnamento è pervaso da un afflato spirituale di autentica religiosità.
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Kempis: “Allora, tornando ad argomenti più seri: vi è una sola logica, o vi sono più logiche che partendo da uno stesso presupposto possono condurre a conclusioni diverse? La questione è importante perché, se fosse vera quest’ultima ipotesi, sarebbe perfettamente inutile che ci appellassimo alla logica per rendere a voi credibili le nostre affermazioni, dato che non potete controllarle altrimenti, quando poi vi fosse un’altra logica che tranquillamente potesse far affermare tutto il contrario. Ma in tutta franchezza vi dico che se il nostro dire fosse solo una serie di affermazioni buttate là e le nostre parole credute solo perché ipse dixit (l’ha detto lui), allora ci saremmo taciuti, perché è l’ora di finirla con i pontefici di tutti i generi che impongono il loro vuoto dire con la presunta autorità. Uomo, svegliati! Abbatti questi falsi idoli! La più grande criminalità è quella di chi occupa un posto di preminenza e autorità senza avere né le doti morali né quelle specifiche.”
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Questa ferma esortazione ad abbandonare ogni atteggiamento dogmatico, è estremamente importante. Kempis vuole condurre la coscienza dell’ascoltatore ad assumersi le proprie responsabilità, uscendo dall’atteggiamento tamasico (passivo), che proietta sugli altri le scelte della vita che gli competono. È molto facile, quasi gratificante, attribuire ad un’autorità di comodo la colpa degli effetti dolorosi di cause da se stessi mosse “È colpa di…”.
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Kempis: “Per continuare il discorso, mi sembra essenziale che ci intendiamo per prima cosa sul significato dei termini e principalmente su quello di logica. La logica è quel requisito che ha una affermazione fatta nell’ambito di un presupposto, allorché è coerente, conseguente, omogenea. Quindi la logica, come scienza, è l’insieme dei principi in ordine ai quali viene assicurata la coerenza, la consequenzialità, e l’omogeneità di un pensiero o di un ragionamento.”
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Con questa precisazione Kempis vuole enunciare quello che è il vero valore della logica e cioè la coerenza del ragionamento. Quante volte sfugge questo aspetto nel nostro e nell’altrui parlare. Riguardo al comportamento, bisogna dire che il discorso è un po’ diverso, la coerenza nella propria azione di vita è certamente apprezzabile, ma quando questa va al di là di altri aspetti, quali la compassione, la bontà e la generosità, il rigido atteggiamento per forza coerente esprime soltanto lo sclerotico attaccamento a ciò che deve essere rinnovato sia nella forma che nella sostanza.
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Kempis: “La logica in questo senso è universale perché non riguarda l’oggetto, la materia del ragionamento, ma il modo e la forma, quindi rimane valida per qualunque contenuto. Ora, per quanto la logica si possa o si voglia astrarre dai contenuti e quindi affermare il suo carattere autonomo, è certo che la logica non è un requisito che abbellisce un ragionamento e basta, ma lo rende più probabile, più credibile e quindi lo valorizza. Sicché la logica va a beneficio dei contenuti.”
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Il formalismo logico è molto importante non soltanto dal punto di vista estetico, ma lo è anche da quello del contenuto, basta pensare al valore del rito che esprime nella forma, resa coerente e sequenziale, una idealità che può essere anche altamente spirituale. Inoltre, anche la forma del ragionamento coerente ha un suo valore estetico, come ben sanno i matematici che possono trovare nella dimostrazione di un teorema un appagamento estetico rilevante.
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Kempis: “D’altro canto, per quanto universale si possa considerare la logica, i principi che la costituiscono non sono estranei, anzi, sono strettamente connessi a un certo tipo di realtà. In una realtà diversa, la consequenzialità, lo sviluppo sarebbe diverso e quindi diversa la conclusione. Ora, si dovrebbe in tal caso parlare di logica diversa? Se la logica è il rispetto dei principi che rendono coerente, conseguente e omogeneo un ragionamento, esiste una sola logica, che può avere forme e sviluppi diversi ma che rimane sempre logica. Quindi una diversa conclusione di due ragionamenti logici non è dovuta a logiche diverse, ma a presupposti e sviluppi diversi.“
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Qui si afferma l’intima connessione tra la logica e la realtà. Questo è un antico problema che riguarda anche la matematica. Aveva ragione Pitagora? La matematica e la logica sono una scoperta che l’uomo ricava dal mondo che lo circonda o invece sono soltanto delle invenzioni, unico prodotto delle potenzialità del cervello umano? È difficile dire quale sia la soluzione, le opinioni dei pensatori si differenziano al riguardo. Ci sono argomenti per l’una o l’altra possibilità. Kempis in tutto l’impianto globale della sua filosofia, così come in queste affermazioni, mostra di essere un filosofo idealista, sia pure in una forma molto attenuata, perché, come lui dice, vicino ai ‘Nominalisti’. Inoltre, essendo l’unicità della logica garantita dalla coerenza, dalla consequenzialità ed omogeneità di un ragionamento, il fatto che si possano avere conclusioni differenti a due ragionamenti logici dipende soltanto dalla diversità dei presupposti, o al più, dalle loro diverse strutturazioni.
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Kempis: “E tutto ciò senza parlare dei giochetti di parole o di conclusioni che sembrano diversi ma che in realtà si equivalgono: la storia del bicchiere che per taluno è mezzo pieno e per tal altro è mezzo vuoto. E senza parlare degli errori come, per esempio, applicare la logica dell’eguaglianza alla logica della diversità: infatti se A è eguale a B, e B è eguale a C, ne deriva che A è eguale a C; mentre se A è diverso da B, e B da C, non necessariamente C è diverso da A”.
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Con questi esempi Kempis vuol mettere in evidenza che la logica vale, dal punto di vista del contenuto, solo se ha punti di partenza altrettanto validi, ovvero come sia fondamentale il presupposto allo sviluppo logico di un ragionamento. Esiste una logica che riguarda il mondo della percezione, una logica per quello dell’intuizione ed una per il piano dell’Eterno Presente, tutte però sono fra loro connesse alla Logica dell’Assoluto Trascendente.
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Kempis: “Prima dicevo che in una realtà diversa, la logica può implicare un diverso svolgimento del ragionamento. Non per nulla alcuni filosofi hanno concepito la logica come il processo storico-dialettico della realtà.”
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È molto interessante questo riferimento alla dialettica di Kempis. Appare molto evidente come la dialettica permetta una più veritiera interpretazione della realtà, infatti il principio di non contraddizione è spesso insufficiente a spiegare fatti e sviluppi storici. Quindi la logica che su esso si fonda sembra essere inadeguata a capire la vita, ma se si riflette bene è possibile rendersi conto che la dialettica è semplicemente un’altra logica, nella quale i presupposti sono stati ampliati, cioè la prospettiva è stata spostata di piano.
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Kempis: “Inoltre, se si pensa alla logica induttiva, quella che risale dagli effetti alle cause, si ha la misura di quanto il ragionamento sia legato alla realtà, o all’immagine della realtà che ha chi ragiona, cioè l’uomo.“
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È chiaro che la scienza usa ampiamente il metodo induttivo e quel processo logico è altrettanto utile e valido come quello della argomentazione deduttiva propria spesso della matematica. Come si vede Kempis intende per logica un’ampia gamma di possibilità di ragionamento, purché tutte abbiano i requisiti già enunciati: coerenza, consequenzialità ed omogeneità.
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Kempis: “Così in una realtà in cui fosse vera la successione temporale, lo sviluppo logico di un ragionamento è in funzione di quel presupposto e conduce a certe conclusioni. Mentre in una realtà in cui è vera la successione del sentire, il ragionamento si conclude diversamente; ed ancora diversamente si conclude in una realtà di eterno presente, cioè senza successione”.
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Questi sono tre esempi di logica con presupposti diversi: il primo è inerente alla nostra percezione ordinaria e si può dire interpretato egregiamente dal pensiero scientifico. Il secondo riguarda il mondo dell’anima o del sentire di coscienza, come Kempis, estendendone il concetto, usa indicarla. Qui più che di logica aristotelica si potrebbe parlare di logica dialettica. Infine, come terzo esempio, abbiamo il piano dell’Eterno Presente, ovvero dell’Assoluto. Allora la consapevolezza è soltanto di “essere”, non esiste più successione, ci sono solamente inclusioni di coscienze che si esprimono in unità sempre più ampie e volte ad un’unica unità. Un’immagine, per capire meglio, potrebbe venire dalla matematica, con la rappresentazione di un insieme che pur contenendone innumerevoli altri, li trascende tutti.
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Kempis: “Tuttavia, questo non significa che si possa sostenere disinvoltamente qualunque affermazione dicendo che, se anche non è logica nella realtà che si concepisce, può esserlo in una realtà diversa. Anzi, proprio dal collaudo che una concezione subisce, sottoponendola al confronto con realtà diverse, si ha la misura della sua universalità e quindi della sua validità. In altre parole, quando una affermazione è logica in sé e logica rimane inserendosi logicamente in un contesto logico — che riguarda la concezione più vasta possibile dell’Esistente —- non ci può essere affermazione opposta che si possa sostenere logicamente.”
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Con questa affermazione Kempis si prepara a svelare l’unità del Tutto con il solo mezzo della ragione. Mi rendo conto che ciò farà inorridire mistici e chiaroveggenti, ma per chi ancora non è dotato dei poteri trascendenti del mentale superiore, questo può essere uno strumento valido ed utile per provare a superare quelle barriere che lo separano dal mondo dell’anima.
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Kempis: “Se è vero che tutto è Uno, ne consegue che tutto è legato e quindi conseguente. Perciò la logica non è che lo specchio della Realtà totale e solo concezioni parziali della realtà — o realtà parziali — possono, nella prospettiva relativa, portare a conclusioni diverse; conclusioni che, se vere, trovano indubbiamente la loro sintesi conciliativa nella vera concezione della realtà globale. Insisto sul fatto che se tutto è Uno, tutto è interdipendente, e quindi la consequenzialità, la coerenza e l’omogeneità — ossia l’essenza stessa della logica — fanno parte della Realtà.”
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La rete telepatica nella quale l’eterico esistente si estrinseca e fa sì che tutto sia intimamente collegato anche nella sua rappresentazione formale, si manifesta secondo i requisiti che identificano la logica, cioè consequenzialità, coerenza, omogeneità.
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Kempis: “Che tale affermazione sia vera potete crederlo dalla ricerca scientifica, la quale altro non è che la ricerca della logica della natura. E se proprio la scienza può concepire logiche dette diverse, il cui sviluppo può condurre a risultati diversi, a ben vedere si tratta spesso di presupposti diversi, come nel caso delle leggi sul moto, concepite nel presupposto di uno spazio euclideo, che tuttavia rimangono vere per approssimazione nello spazio relativistico. E se anche si concepiscono logiche astratte per pura speculazione, si tratta di costruzioni logiche su modulo diverso, ma sempre di logica si tratta, mantenendo esse la consequenzialità, la coerenza, l’omogeneità”.
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Qui si fa riferimento alla vasta ricerca che la scienza ha fatto nel tentativo di costruire nuove logiche, sia pure nel campo della semplice astrazione formale, ma tutte queste, anche se possono portare a conclusioni differenti dalla logica usuale, nella sostanza mantengono vere, sia pure con alcune approssimazioni, quelle scoperte che sono state fatte in precedenza, ciò però che veramente importa, è che esse esprimono sempre le caratteristiche definite per il ragionamento logico. In sostanza si può veramente affermare chela logica può essere veramente un grande strumento a disposizione del ricercatore, che ancora non abbia sviluppato la vera intuizione, perché la Realtà è in sé, anche quando non lo sembri, sempre coerente, consequenziale, e sostanzialmente omogenea, cioè logica, quindi la sua comprensione può essere di gran lunga facilitata da questa umana capacità.
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Kempis: “Voi potete dire quello che volete, scivolare dal discorso sulla logica a quello sulla conoscenza, per affermare che la logica non dà valore alcuno al concetto. Ma nel momento in cui fate il ragionamento che vi conduce ad una tale affermazione, se non fate omaggio al vero, comunque fate omaggio alla logica, perché è certo che il comunicare, come il capire, sono processi logici.”
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Netta è questa presa di posizione di Kempis: anche se non ce ne rendiamo conto, nel momento che sosteniamo una qualunque tesi argomentandola, facciamo uso della logica, rendendole così involontariamente omaggio. Questo in barba a tutti i suoi denigratori!
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Kempis: “Certo, non intendo dire che tutto quello che è logico sia vero, come in matematica: fra più logiche supposizioni o spiegazioni di un fatto, una sola è quella vera; tuttavia fra quelle logiche e quelle che tali non sono, la vera è certamente fra le prime. Quindi la logica rappresenta un punto di appoggio, un orientamento per chi debba scegliere o prendere partito senza sapere qual è la verità. Nessuno dovrebbe perdere di vista o bandire la logica dal suo abito mentale. Solo per il fatto che il capire e il capirsi sono processi logici, la logica dovrebbe essere ricercata da ognuno.”
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La matematica si sa può essere considerata una scienza astratta, tanto che ha fatto dire ad un grande matematico moderno riguardo alla geometria, che non esistono geometrie più vere o più false, ma solo più o meno utili. Ovviamente per la realtà concreta il discorso è assai diverso, ma in pratica ha ragione Kempis; un criterio di giudizio fra più affermazioni deve essere quello della loro logicità, perché se è vero che fra più affermazioni logiche solo una può essere vera, è certo che fra una tesi sicuramente coerente ed una che non stia in piedi comunque la si consideri dal punto di vista logico, si può essere certi che quest’ultima sarà quella errata.
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Kempis: “Ho già detto che la scienza è la ricerca della logica della natura. E il sapere, come ricchezza individuale, non deve forse un grande tributo alla logica? Certo si può sapere anche per intuizione, cioè con un mezzo che non coinvolge la logica e dà risultati più certi e meno sofferti. Però quanto raro è l’intuire! E se, da questo punto di vista, si deve dire che c’è qualcosa che sovrasta la logica e la rende non insostituibile, bisogna anche dire che la logica, nel comprendere, può far risparmiare molto dolore. Qual è, infatti, l’altra alternativa alla comprensione cosciente, quando manchi l’intuizione e non si voglia capire con la mente, se non l’esperire direttamente? Ma quanto dolore costa poi l’esperienza diretta!”
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Si ritorna alla tesi iniziale ovvero la ragione di questa comunicazione sulla logica, cioè il suo valore nella vita pratica. Infatti per chi sia dotato del dono della vera intuizione, la logica può essere inutile, in quanto quella capacità va ben oltre il potere della logica stessa, ma per chi non abbia quel rarissimo talento, proprio solo di coloro che vivono come anime, l’uso saggio ed oculato della logica, può evitare tante esperienze dolorose. A pensare bene è questa la vera utilità delle conoscenze scientifiche!
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Kempis: “Dunque, voi che non avete il dono dell’intuizione, non siete votati al dolore per trarre la vostra coscienza dalle nebbie della materia: potete servirvi della logica per capire e poi comprendere. La logica è quindi il vostro conforto, la vostra salvezza dal dolore.”
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L’esperienza conforta in queste affermazioni. Spesso significative crisi esistenziali possono essere risolte grazie alla lucidità ed alla chiarezza del pensiero logico. Si può obiettare che questo sia soggettivo, ma abbiamo sempre l’esperienza per permettere ad ognuno di verificare ciò!
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Kempis: “Il mio discorso è un elogio alla logica, non già quale requisito che il discorso scientifico deve avere, ma come mezzo per percorrere la via dello spirito, per chi lo spirito non senta così profondamente da ritenerlo vero senza alcuna convalida, perché la vera fede è quella che non teme l’esame della logica. La logica, quindi, al servizio dello spirito, come dire la mente al servizio del sentimento.”
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Si riprende il tema di fondo, la logica al servizio delle spirito. Kempis insiste molto su questo punto, oggi in un mondo nel quale la razionalità tende a crescere e le persone sempre più ricercano prove ragionevoli che sostengano l’aspirazione verso la trascendenza, quale maggior aiuto può venire loro, se non quello del ragionamento logico?
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Kempis: “Mirabile associazione, che completa nella reciproca integrazione due attributi che, in se stessi, potrebbero essere aberranti: infatti, il freddo raziocinio può condurre alla crudeltà, e l’incontrollato sentimento può diventare alienante e improduttivo; mentre un giusto dosaggio dei due dona quel buon senso che è la benedizione dell’umanità, perché, quando c’è, protegge l’uomo dalla cecità degli eccessi.”
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L’idea di un uomo in perfetto equilibrio deve necessariamente passare dall’armonia della sua parte emozionale con quella mentale, solo così la coscienza potrà esprimere pienamente se stessa, oltre ad ampliarsi sempre più.
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Kempis: “Ascoltatemi: nelle vostre professioni di fede, non perdete mai di vista la logica. È l’unico strumento che avete per salvarvi dal pericolo di finire col credere a tutto. È l’unico mezzo che può impedire di astrarvi dalla realtà e cadere nel vortice di un mondo assurdo, incombente e insidioso pericolo per chi voglia conoscere l’aspetto nascosto di Ciò che È.”
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Con questa esortazione si chiude la comunicazione. Credo che sia particolarmente appropriata alla realtà odierna, siamo sopraffatti da una molteplicità di stimolazioni che promettono pseudo realizzazioni mediante sentieri mistici o fasulle discipline di dubbia provenienza. Dietro a tutto ciò si nasconde l’oscura ambizione di catturare coloro che sono legati a distorti bisogni relativi al potere, al denaro ed al sesso. C’è un’unica via da seguire, quella indicata da tutte le Grandi Spiritualità: la sincera consapevolezza delle motivazioni delle proprie azioni. È lì che la logica esprime in pieno il suo potere, perché sempre ineludibili sono gli effetti delle cause da noi mosse.
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[1] OLTRE IL SILENZIO. Cerchio Firenze 77, (a cura di Luciana Campani Setti). Roma: Edizioni Mediterranee, 1984.