Trascrizione della seduta del 17 dicembre 1983
MAESTRO VENEZIANO:
“Figli, vi benedico!
Vi ho udito poco fa parlare dell’angoscia che sembra, di preferenza, assalire l’uomo di oggi, l’uomo moderno. Molte angosce che oggi l’uomo prova, in altri tempi non erano così diffuse e sembra che quanto più l’uomo sia nel suo mondo agevolato, aiutato, immerso nel benessere e tanto più motivo di scontentezza, insoddisfazione, angoscia si rivelino nel suo animo. Allora veramente gli interrogativi balzano alla sua mente. “Perché mai io debbo soffrire quando riconosco di non avere nessuna reale ragione per cui il mio stato d’animo debba essere quello che è?”. C’è da dire che quando l’uomo del passato viveva, i suoi problemi erano molti e del tutto diversi da quelli del vostro tempo. Solo sopravvivere era un problema grandissimo e i motivi di sofferenza attraverso ai quali egli poteva scaricare tutto il suo bisogno di star male erano molti e quindi le ragioni del suo malessere trovavano facilmente paternità nelle difficoltà del vivere di ogni giorno. Ecco perché le angosce spontanee che oggi l’uomo prova e delle quali non sa trovare paternità, allora erano sconosciute. C’era lo stesso bisogno di soffrire, cioè il desiderio di autopunizione che c’è anche oggi, ma allora l’autopunizione si chiamava sofferenza per sopravvivere e oggi invece si chiama necessariamente angoscia senza motivo reale. Che cosa fare nella circostanza del soffrire, del patire senza una reale ragione, dello stato d’animo che indubbiamente ti fa stare male anche quando motivo di patire non c’è? Cercare di conoscere le ragioni della propria scontentezza, non identificandole in questo o in quello, ma sviscerando il proprio stato d’animo fino a capire perché si vuol soffrire; e quando poi si è scoperta la ragione, o una ragione, non dovete credere che come un tocco magico questa scoperta possa farvi tornare la serenità e l’angoscia sia bandita dal vostro animo, perché così non è mai. Anche quando il bravo analista ha scoperto la causa della sofferenza, la vera causa, non necessariamente la sofferenza cessa istantaneamente. Ormai quella sofferenza rappresenta una ferita nell’anima dell’individuo e quella ferita si cicatrizza poco a poco, alimentando la costante consapevolezza delle ragioni che hanno condotto l’essere a soffrire o a desiderare di punirsi. Figli, la psiche è una parte del vostro essere che non si sana con delle gocce o delle pastiglie, ma è necessario curarla con costante attenzione, con costante consapevolezza, senza scoraggiarsi, ricordando che l’uomo non necessariamente deve soffrire per capire, ma può anche risparmiarsi molte angustie giusto comprendendo il meccanismo della sua mente.
FIGLI, VI BENEDICO, PACE!