Bene e Male

Brano tratto dal libro DAI MONDI INVISIBILI,[1] pp. 109-115

Voce del Maestro Kempis

Kempis: “Voi volete sapere che cosa è il bene e che cosa è il male. Bene e male, un grande conflitto. Chi può dire quanto sia combattuto l’uomo in questa alternativa! Può essere che da un male nasca un bene? Può accadere che una creatura, per rancore, faccia ad un’altra qualcosa che essa crede male e l’operato risulti invece a vantaggio di quella che doveva esserne la vittima? Quanto  male è stato fatto in nome del bene?  Risponda chi dice di sapere che cosa è bene e che cosa è male . In ogni caso, per sapere con precisione bisogna attendere. Che cosa? Il giorno del giudizio, quando guarderemo la classifica e ci rallegreremo della vittoria dell’uno o dell’altro. Se  Dio è dalla parte del bene, questi non dovrebbe faticare molto a vincere; ma se Satana riuscirà a strappare qualche punto (pardon, anima) sarà una sconfitta gloriosa a meno che, come si mormora, non sia Dio stesso a destinare, dopo averle create, le anime all’eterna dannazione; questo per rendere meno amara la sconfitta di Satana. Quale generosità! Ed infatti è logico: l’inferno deve essere popolato, altrimenti perché esisterebbe? Il conflitto che riguarda il povero uomo non Lo riguarda direttamente, serve per vedere se vincerà il bene o il male. L’uomo è un campo di battaglia dove le due forze si scontrano; scegliendo, dà un punto o all’una o all’altra. Andare verso il bene è difficile, è faticoso; verso il male è facile e agevole. Una volta scelto il bene, non è vinta la partita; c’è la tentazione che bisogna non ascoltare. Credendo tutto questo, non so come facciano a dire che l’uomo ha il libero arbitrio! Per giudicare serenamente e decidere con imparzialità bisogna essere fuori da ogni influenza. Dice Dante all’inizio del canto IV del Paradiso:

Intra due cibi, distanti e moventi

d’un modo, prima si morria di fame

che liber uomo l’un recassa a’ denti”

cioè che, quando la scelta non sia determinata da un motivo, è difficile scegliere, volendo significare che fra il bene e il male, per l’uomo, esisterebbe la stessa difficoltà di scelta se non vi fosse qualcosa che lo porta all’uno o all’altro; anche chiamando questo qualcosa <natura> potete voi dire che l’uomo ha libero arbitrio? Ma torniamo a noi. Sapere che cosa si deve o non si deve fare ha poca importanza, vista la scorrettezza di Satana nella gara. Questo signore furbo e scaltro non esita a mostrare il male camuffato da bene, e voi ci cascate. Vorrei proprio vedere la faccia di colui che, per tutta la vita, ha creduto di aver fatto il bene e poi si accorge di essere stato giocato da satana. Meno male  che ancora non ho sentito dire che Dio mostri il bene camuffato da male salvando, contro sua volontà, chi voleva dannarsi; altrimenti avrei creduto che non serva l’intenzione dell’individuo, ma il problema stia nel non essere ingannati. Se si crede che bene e male esistano su un piano assoluto, la questione riguarda Satana e l’Eterno; l’uomo centra solo di riflesso. Il dualismo < bene e male>in senso assoluto non esiste, esiste questo dualismo per il singolo. La definizione di questi due elementi è varia e profondamente diversa fra due o più individui, se essi sono diversi uno dall’altro, o è simile se sono sullo stesso piano di evoluzione. Man mano che l’uomo evolve, l’orizzonte del bene e del male si dischiude, con questa differenza: che una creatura evoluta farà molte, chiamiamole, buone azioni, e non farà, proprio perché evoluta, molte cattive azioni; l’uno è direttamente proporzionale, l’altro inversamente. In che termine può esistere una definizione generica di bene e di male? E’ bene tutto ciò che accelera l’evoluzione dell’individuo, è male ciò che lo ritarda. In  altra lezione abbiamo visto come nacque la differenziazione fra gli uomini, come i simili si siano raccolti in razze che, evolvendo, abbiano costruito una civiltà. Ora essendo coloro che appartengono ad una stessa razza, simili, si può dire per sommi capi a quel popolo: < questo è bene e questo è male> ( vedi i Comandamenti di Mosè).  La prima differenziazione <bene>  <male> è del tempo dei trogloditi: dei primi uomini. Un organismo per vivere ed essere pienamente efficiente, deve pulsare in condizioni ambientali favorevoli. E’ vero che può adattarsi all’ambiente, ma questo adattamento è lento e non può superare un certo coefficiente, le cause che determinano il quale non possiamo elencare in questa occasione. Quando un organismo ( nel nostro caso <uomo> )  si trova in un ambiente sfavorevole e non soddisfa alcuna necessità, avverte un senso di disagio che cessa col ristabilirsi della condizioni propizie. Sorge così il desiderio dell’ambiente favorevole e la ricerca di esso: in una parola, anche la mente funziona.  Però  eccedere nel soddisfare certe necessità può portare ad un senso di disagio come eccedere nel non soddisfarle; sorge così il primo frammento di coscienza. A forza di piccole esperienze la coscienza si costituisce. Le prime comunità erano guidate dai più anziani che, esperti, facevano uso del loro buon senso:  ecco nascere i primi veti, incomprensibili ai più giovani in esperienza, e le prime violazioni le quali confermavano gli ordini giusti, smentivano quelli che non venivano né dall’esperienza, né dall’intuito, ma dall’interesse personale di colui che comandava,. Si ha così una <morale> della comunità che non ha ideali molto elevati ( la generosità, il coraggio e via dicendo) ma abbastanza per produrre buoni effetti. In seguito le Guide appositamente inviate con i loro insegnamenti fanno sì che l’ideale morale sia elevato. Il concetto di bene e di male che avevano i primi uomini, naturalmente, non è simile al vostro, in quanto era riferibile esclusivamente alla loro vita, diciamo, animale. Però, man mano che le Guide portavano i Loro insegnamenti, questo concetto si sublimava fino ad arrivare ai più alti che siano esistiti sulla Terra. Ecco che cosa è la Legge ed il Comandamento: freno per l’ inevoluto, norme di vita per l’evoluto. L’uno, se la teme, ne è limitato perché essa dovrebbe essere perseguita, non perseguire; l’altro, avendo tutte le virtù che essa descrive, trova che riflette la sua natura e la sua coscienza. I Re ed i Sacerdoti della Terra hanno stabilito gravi pene per coloro che non osservano la legge loro, in modo che le creature non vedono più in essa un ideale morale da raggiungere, ma la convenienza per non incorrere nel castigo; ecco allora che il dualismo bene e male non sussiste più per la coscienza che l’individuo sta acquistando ma per paura della punizione. Affermo: il bene e il male sono relativi e voglio significare: non giudicate le creature! Purtroppo, voi vi servite di quello che affermo per scusare i vostri errori, vi servite di quello che voglio significare per  dire: ”Non condannatemi, non ho sbagliato”. E’ un modo d’intendere per uso vostro; ma riuscirete ad ingannare la vostra coscienza? Coscienza, ho detto. Che cos’è la coscienza? Quale funzione essa ha, rispetto a bene e male? Chi dice che bene e male non sono relativi afferma che l’uomo, il quale non conosca i Comandamenti di Mosé né le altre rivelazioni del Divino Volere, ha la coscienza che lo guida perché essa sarebbe una specie di esperanto, del quale si servirebbe il buon Dio per far conoscere all’umano la Sua volontà. Però ho sentito anche dire che la coscienza può essere sbagliata!  Ed infatti, dico io, d’intere tribù dell’Affrica, ad esempio, nessuno c’è che trovi scorretto trucidare il proprio nemico, anche se questo è definito tale per futili motivi. Fra queste due definizioni pare vi sia un contrasto non solamente apparente, ma non è il solo nella religione dei dogmi. Beati quelli che credono senza toccare con mano, è detto, ed infatti beati sono quelli che riescono a superare una passione senza dovere sperimentare direttamente. Però non si dice: dannati voi siete se non credete ciecamente. Credere è vedere. Che cosa vuol dire, allora, credere ciecamente? Vuol dire essere dei fanatici. Se vi sono delle cose a voi incomprensibili  data la loro elevatezza, i Maestri vi dicono: “ Un giorno comprenderete”; Il che è ben diverso dal : “ Credi ciecamente”?  Sarebbe come dire ad un cieco: “ Tu devi vedere la luce,  perché io la vedo.” Altri credono che la coscienza sia il frutto dell’educazione avuta e dell’ambiente nel quale si è vissuti. Vi sono dei fatti che smentiscono questo, però generalmente sono pochi, perché, in genere, l’individuo nasce nell’ambiente che più gli si confà dal punto di vista “evoluzione”. Per questo vi sono delle famiglie che si tramandano  di padre in figlio l’arte di rubare, ma colui che avesse superato una tale esperienza, anche se gli fosse insegnato, non ruberebbe. I fatti lo dimostrano.”


[1] DAI MONDI INVISIBILI: Incontri e colloqui. Cerchio Firenze 77. Roma: Edizioni Mediterranee, 1977.