Brano tratto dal libro DAI MONDI INVISIBILI,[1] pp. 116-117
KEMPIS: “Camminava Ombretta, anima gentile, fra le piante di un bosco, serena, protesa a quelle dolci sensazioni che l’odore del muschio, della menta e dell’origano risvegliavano alla sensibile sua anima. Passava di meraviglia in meraviglia, or guardando un fiore che si affacciava solitario, fra l’erba alta, or baciandone molti con gli occhi che ringraziavano, grati della calda carezza del sole che riusciva a filtrare tra il folto strame. Gioiva Ombretta e ringraziava Iddio di questo bello spettacolo naturale e diceva: < Signore, oh quanto mi sento vicino a Te in questa Tua vita della natura; quanto lontano sembrano le crudeltà degli uomini! Oh, uomini orgogliosi, in questa semplicità è Iddio, nell’amore che mi circonda!>. Ad un tratto, un leprottino – sbucando da un cespuglio – le corse innanzi quasi volesse indicarle la strada; a questo spettacolo, Ombretta, anima sensibile, fu quasi rapita in estasi si fermò, trattenendo il fiato, temendo di rompere l’incantesimo; ed ecco che quel leprottino birbante ne approfittò per fare una scorpacciata di fiori; quei cari fiorellini che piacevano tanto all’anima sensibile di Ombretta. Vedendo questo, la fanciulla si dispiacque e stava per muovere un rimprovero al leprottino quando, vedendo quegli occhi che ben poco avevano di umano, si intenerì e si consolò pensando che forse il fiore non aveva poi sofferto nell’essere divorato. Già stava per dimenticare l’accaduto, quando un lupo, veloce come una saetta, balzò sul leprottino, l’azzannò e fuggì via per divorarselo in pace. A tanta tragedia Ombretta non seppe resistere e fuggì spaventata. Povera fanciulla! In voi fratelli, vi è una piccola Ombretta. Amate la natura, le cui manifestazioni vi danno una prova dell’esistenza di Dio come nessun’altra cosa, ma rimanete turbati quando notate certi episodi della vita naturale che non stentate a definire crudeli. Perché la natura – che vive secondo precise leggi ( per difetto di libero arbitrio), leggi che sono dell’Altissimo – deve avere queste manifestazioni crudeli? Una creatura vibra in relazione alla propria capacità di vibrare, e cioè in relazione alla propria sensibilità. Un animale ad esempio, non rimane colpito di fronte alla bellezza di un tramonto che, invece , ispira la sensibilità di un artista. Così la vostra sensibilità è di gran lunga più acuta di quella di un selvaggio. Ora, quando una creatura non ha molto sviluppata la sensibilità, cioè non è molto ricettiva (di quella ricettività che è determinante per la propria evoluzione), ha bisogno di vivere degli avvenimenti intesi tanto che questa sensibilità sia colpita. Poiché negli animali l’evoluzione, consiste nell’organizzazione dei veicoli, avviene con gli urti del mondo circoscrizionale, gli animali, o tutte le creature del regno naturale, debbono vivere degli episodi che la vostra sensibilità definisce crudeli. In verità io dico che ciò che aveva provato Ombretta nell’osservare quel naturale episodio, era di gran lunga più intenso di quello che aveva provato il leprottino, protagonista dell’episodio.”
[1] DAI MONDI INVISIBILI: Incontri e colloqui. Cerchio Firenze 77. Roma: Edizioni Mediterranee, 1977.