Brano tratto dal libro DAI MONDI INVISIBILI,[1] p. 122
KEMPIS: “Quando noi vi diciamo < non desiderare > intendiamo dire: < non dovete avere desideri egoistici >, perché il desiderio è vita. Guai a chi non ha nessun desiderio, guai a chi è abulico. Il desiderio è un incentivo all’azione; occorre estirpare l’io e continuare a desiderare in senso altruistico. Quando vi diciamo < non giudicare > intendiamo: < non innalzare il vostro io abbassando quello degli altri >. Tutto quello che si fonda sull’io è fondato sull’illusione. Pensate quale catastrofe sta per abbattersi su questa società fondata sull’io! Basterà un soffio, e l’enorme castello di carta cadrà. Ma il soffio capace di ciò è il soffio dello spirito, e spira dove e quando vuole. Sciocchi, se pensate di poter conservare il vostro patrimonio e i vostri privilegi! Lo sfruttamento di molti che ha creato la fortuna di pochi non appartiene al futuro dell’uomo! Pensate che meraviglia! Nella società futura si incoraggeranno i giovani, si aiuteranno i vecchi, gli uomini collaboreranno ma – soprattutto – i massimi saranno tali per servire i minimi. Se questa è dunque la società che vi attende, perché non lavorare per realizzarla subito? Accaparrare e tenere nascosti dei prodotti e far soffrire chi ne ha bisogno, e avvelenare le genti solo per realizzare facili guadagni, o andare al potere per meglio amministrare i propri interessi, o far finta di credere che l’esercitarsi all’assassinio possa costruire un semplice hobby come collezionare francobolli, o lamentarsi del proprio lavoro perché – ripeto testualmente – < l’ambiente climatizzato per dare più agio a chi lavora, potrebbe anche portare un raffreddore>, o perché < lavorando ci si può spezzare le unghie , sono delitti che chiedono vendetta al cospetto di Dio e potrebbero meritare una rivoluzione. E allora chi può contestarvi il diritto di esigere una società migliore?
Se l’opinione del gregge comune non sarà una tua regola di condotta,
Se sarai tollerante con gli altri quanto lo sei con te stesso,
Se saprai comandare più a te stesso che agli altri
Se sarai giusto più che buono, indulgente e comprensivo specie con i deboli,
Se lavorerai pazientemente,
Se mai risponderai con un rifiuto ad una richiesta o ad un’offerta,
Se potrai avere ricchezze e onori, ma non esserne schiavo,
Se potrai godere della solitudine, ma non avrai paura della compagnia degli uomini e viceversa,
Se saprai essere povero e parsimonioso,
Se potrai sopportare di buon grado l’oblio e l’ingratitudine degli uomini,
Se saprai camminare da solo senza grucce, eccitanti ed illusioni,
Se saprai essere infantile coi fanciulli, gioioso coi giovani, pacato con gli anziani, paziente con i pazzi, felice con i saggi,
Se saprai sorridere con chi sorride, piangere con chi soffre, e saprai amare senza essere riamato, allora, figlio mio chi potrà contestarti il diritto di esigere una società migliore?
Nessuno, perché tu stesso, con le tue mani, l’avrai creata!
PACE A VOI”
[1] DAI MONDI INVISIBILI: Incontri e colloqui. Cerchio Firenze 77. Roma: Edizioni Mediterranee, 1977.