Brano tratto dal libro LA FONTE PREZIOSA,[1] pp. 213-214
KEMPIS:
“In questo mosaico meraviglioso che è l’Esistente,
ogni contatto è strettamente legato e dipendente dagli altri
e non può essere sostituito con uno che con gli altri non armonizzi.
In virtù della comunione dei sentire,
la molteplicità degli esseri
nell’apparenza è veramente tale
e nella realtà si risolve,
sì, in un solo essere,
ma in un solo Essere Assoluto.
E nell’unità di un solo Essere,
che fonde il Tutto in un abbraccio indissolubile e senza eccezioni,
chi sono gli altri?
Esseri di se stessi complemento,
con limitazioni analoghe alle proprie,
congegnate per la reciproca elisione.
Che senso ha,
di fronte ad una siffatta Realtà,
discriminare i propri simili,
quando grazie alle loro stesse esperienze
anche il proprio essere si arricchisce?
Quanto pretestuose appaiono le ragioni che si adducono
per considerare diverso chi è in tutto simile a se stessi!
Quanto apparenti e illusori si rivelano
i motivi su cui sono fondate le caste,
le classi sociali, le distanze umane!
In tale visione
come illogico si dimostra il disprezzo dei propri simili!
Perché neppure la diversità dell’altrui intimo essere,
se si è compreso,
può giustificare il disprezzo
nei confronti degli esseri più rozzi,
che tali sono in conseguenza della loro stessa natura;
anzi se si riesce a comprendere ed accettare ciò che si scopre,
allora si vede che i propri simili,
comunque appaiano, sono la propria completezza,
la propria vera ricchezza.
E in questa convinzione,
contrariamente a quanto può sembrarvi,
non v’è un espandersi,
un ingigantirsi dell’io;
perché l’io esiste solo quale prodotto della limitazione;
ma v’è il cadere di quelle barriere che l’io genera
e il liberarsi, l’espandersi della coscienza;
un arricchirsi dell’immensità dell’impersonale.
PACE A VOI!
[1] LA FONTE PREZIOSA: rivelazioni sull’Assoluto. Cerchio Firenze 77, (a cura di Luciana Campani Setti). Roma: Edizioni Mediterranee, 1987.