Alan

L’insostituibile insegnamento della Vita

Brano tratto dal libro LE GRANDI VERITA’,[1]pp.101 -105

Voce di Alan

ALAN:

“Miei cari amici, Alan vi saluta. Lasciate che io vi chiami amici e voi pure consideratemi così, perché non ho da offrirvi altro che la mia amicizia; non ho l’altezza spirituale dei Maestri che abitualmente ci istruiscono; posso parlarvi solo di me stesso, delle mie esperienze. Nella mia ultima incarnazione, che fu nel secolo scorso, fui un ufficiale al servizio di Sua Maestà Britannica, in India, dopo cessata la disperata resistenza dei Maratti. Credo che, nella vita di ogni uomo, la cosa più importante e significativa, dal punto di vista delle esperienze, sia l’affetto, l’amore. Io ebbi due amori nella mia vita: mia moglie e la vita militare. Non ebbi figli ma non ne sentii la mancanza perché l’amore per la mia Maud, mia moglie, mi riempiva completamente. Ella era una creatura deliziosa, buona, sensibile, bella. Mi amava profondamente e mi era devota in modo inimmaginabile: pensate che non mi fece mai capire che odiava la vita militare perché immaginava che io mi sarei dispiaciuto. Grazie all’amore che c’era fra noi, in virtù di quell’amore, la mia vita in maturità prese un indirizzo del tutto diverso da quello che seguivo in gioventù. Infatti in giovane età ero un perfetto militarista che odiava il nemico, e il nemico erano quei poveri diavoli indiani che si opponevano  alla colonizzazione dell’India. Mi ricordo che odiavo particolarmente il capo di certi “ribelli”, così noi li chiamavamo. Una volta sentii parlare di un certo asceta- santone che si diceva avesse la doppia vista e riuscisse a sapere cose segrete. Pensai di andare a trovarlo e di interrogarlo perché mi svelasse il nascondiglio del mio odiato nemico. Babaji, quello era il nome del Guru, mi guardò lungamente in silenzio e poi mi disse: “ Tu presto troverai il tuo nemico senza che sia necessario che io ti sveli il suo nascondiglio. Ma sarà grazie a lui e all’amore che porti alla tua compagna che tornerai da me completamente trasformato”. La profezia si avverò in pieno di lì a poco. Un giorno, in una battaglia, in un luogo della penisola del Deccan, mi trovai in un corpo a corpo con il mio odiato nemico; e quando lui stava sotto di me ed io ero per strangolarlo, il suo volto, nella mia visione, si trasformò in quello dolcissimo e amatissimo della mia Maud. Fu come una folgorazione! In quell’istante compresi che ciò che odiamo è solo una immagine e che ognuno che odia non riesce a vedere oltre le sue limitazioni, altrimenti comprenderebbe che odiare è uccidere la propria capacità di amare. Io non sapevo niente di reincarnazione, di evoluzione, insomma di tutte quelle cose che danno un significato ed una logica ragione alla vita. Ma solo da quella visione capii che solamente l’amore è costruttivo e che il dovere di ognuno verso gli altri è quello di costruire, perciò di amare. Daquel  giorno il mio atteggiamento verso la vita cominciò a cambiare. Cercai quale poteva essere una visione delle cose che potesse spiegare logicamente e sentimentalmente la folgorante conclusione a cui mi aveva fatto giungere la visione avuta. E in questa ricerca la mia Maud mi assecondava pienamente e preziosamente. La sua sensibilità la faceva pronta a riconoscere, fra le tante superstizioni e fanatismi che imperavano nell’India, quelle verità fondamentali che voi avete ricevute senza fatica alcuna. Tornai anche da Babaji e da lui ebbi quella chiarezza di idee che completò la mia trasformazione all’origine della quale era stato l’amore per Maud. Se infatti io non avessi provato un simile amore non avrei potuto sovrapporlo all’odio per il nemico e non avrei compreso quale errore sia odiare, uccidere. La mia Maud lasciò la Terra a cinquantuno anni, vittima del vaiolo. Ed io, dopo il suo trapasso, abbandonai la vita militare facendomi asceta. Vissi solo dell’essenziale, confondendomi fra i tanti che in India conducevano una tale vita. Ebbi così modo di approfondire quelle Verità che avevo solo intravisto e fui in contatto con tante persone, fra loro le più diverse come carattere, pensiero e casta. Da ognuno imparai qualcosa, perché vi posso assicurare che da ciascuno – purché lo si voglia, si abbia l’umiltà di volerlo – c’è da imparare. Conobbi esseri che consumavano la loro esistenza nell’amore al prossimo: una cosa meravigliosa, non c’è dubbio, ma è meravigliosa più per chi ama che per chi è amato.”


[1] LE GRANDI VERITÁ RICERCATE DALL’UOMO. Cerchio Firenze 77, (a cura di Pietro Cimatti). Roma: Edizioni Mediterranee, 1982.