Brano tratto dal libro LE GRANDI VERITÀ,[1] pp. 25-28
KEMPIS:
“La leva psicologica non esiste solo per chi ha poteri paranormali e soprattutto non ha solamente effetti attivi ma li ha anche passivi, autolesivi: ed ecco i perseguitati dalla sfortuna, le vittime del maleficio , gli appunta spilli del Padreterno. E’ come una sorte di reazione a catena. Basta una serie di fortuite circostanze e il poveretto si convince d’essere vittima di una persecuzione, e diventa il persecutore di se stesso. Se poi per ventura possiede dei poteri paranormali, allora gli effetti si moltiplicano anche sul piano concreto e la sua convinzione diventa convinzione anche degli altri. E non crediate che per rompere l’incantesimo basti svelare il meccanismo, così come io adesso ve l’ho svelato; giammai! Talvolta una sorta di masochismo lega la vittima al suo ipotetico <possessore>; talaltra la malattia, o la sfortuna, o la possessione, diventano comodi alibi per la propria incapacità o la propria pigrizia; per non parlare poi della solidarietà che le vittime ricevono, almeno a parole, da parte dell’altrui considerazione. Solidarietà che è sempre gradita e alla quale è difficile rinunciare. Per questi motivi, ed altri, chi ha abbracciato una spiegazione vittimistica della propria esistenza difficilmente vi rinuncia. Ci pensino i propugnatori della libera educazione dei fanciulli. E’ giusto non creare complessi ai giovani, ma è anche giusto insegnare l’autodisciplina. perché controllarsi significa spostare la propria attenzione anche al di fuori della sola propria persona, rivolgere il proprio interesse anche ai diritti e alla vita degli altri. Se questo sia o non sia giusto, non importa che lo dica il mistico o il moralista, basta il sociologo. O la società umana è un assembramento di individui che ha lo scopo di far prevalere il più forte, il più dotato sugli altri, così come avviene per certi animali che vivono in gruppi; ma allora chi si assume il comando sia capace e soprattutto abbia senso della responsabilità; oppure la vita nella società ha lo scopo di dare al singolo la coscienza dell’unità nella pluralità, in funzione della collettività. Questo è il vero scopo, ed è talmente evidente e attuale, nel presente momento, questa sorta di iniziazione generale e generalizzata, che anche gli insegnamenti etico-spirituali, che una volta venivano dati da poche Guide per molti uomini, ora affioreranno nell’intimo di ognuno. E vi assicuro che quella che possiamo chiamare l’unitarietà della dottrina non ne soffrirà più di quanto non ne abbia sofferto in passato quando, pur essendo poche le fonti, moltissime e disparatissime erano le interpretazioni. E’ il momento in cui il protagonista della storia è il singolo, con la sua propria consapevolezza. Non per nulla in questa direzione, a questo scopo mirano le nostre comunicazioni. Miriamo, fra l’altro, a darvi quella autonomia di giudizio e di comportamento propria di chi ha le idee chiare: chiarezza di idee che viene anche, se non soprattutto, dalla conoscenza. chi conosce, sa, fra l’altro, che non si sfida impunemente la sentita riprovazione di molti se non si è adeguatamente corazzati. Naturalmente non parlo degli ostracismi che vengono fatti a danno di chi non gode la simpatia dei più: parlo di quegli effetti che potremmo definire <magici>.”
LE FORME-PESNSIERO COLLETTIVE
KEMPIS:
“Vedete quell’uomo? Di lui si direbbe che è il ritratto della serenità. Sì, la sua vita è quella di un gaudente; lui non conosce le sofferenze del cilicio e della penitenza, forse perché ha capito che Dio non va temuto e che non serve genuflettersi per sembrare agnelli quando, nell’intimo, si è belve fameliche. Con la sua mania di dire la verità e ciò che pensa, si è beccato la scomunica. Ma a lui la scomunica non fa paura. Lui sa che Dio non è al servizio degli interessi degli uomini avidi e che la < scomunica non sale al cielo>, come sentenzia un vecchio proverbio sulla fauna equina. Si può comandare al sole di splendere solo su certi e lasciare all’oscurità altri? Ma che accade? Il sorriso di sicurezza del <nostro> si smorza: i suoi affari incontrano difficoltà impreviste, incidenti gli accadono, rovesci di fortuna. Veramente si direbbe che il Padreterno volesse sculacciarlo! Ma fermiamoci qui, fermiamoci cioè prima che la leva psicologica entri in azione ed il poveretto decreti o la sua rovina o il suo rientro in seno a madre chiesa. Se si esclude il meccanismo della leva psicologica, capace di innescare poteri paranormali in chi li possiede e di provocare effetti psicocinetici punitivi, che cosa è stato che ha fatto troncare il sorriso di sicurezza dello scomunicato? che ha aperto la prima falla attraverso la quale nel suo animo si è insinuato il dubbio? Fortuite circostanze avverse? Certo, possono essere causali coincidenze. Ma può essere stato qualcos’altro : possono essere stati gli effetti della catena di pensieri creati dall’opinione pubblica contraria. Ripeto non si sfida impunemente la sentita riprovazione di molti se non si è adeguatamente protetti. La condanna da parte dell’opinione pubblica, che si mantenga sostenuta nel tempo, è fatale per il condannato. Ripeto: non parlo delle forme-pensiero inconsciamente emesse dai condannatori. Le psicopatie a cui sono soggetti coloro che si diversificano dai modelli della società nella quale vivono, e che per la loro diversità sono condannati, non traggono origina unicamente dalle difficoltà di inserimento nell’ambiente sociale, ma traggono origine anche dalle forme-pensiero ostili che li avvolgono e che, negli elementi sensibili, provocano profonde depressioni.”
LE PROIEZIONI DELLA VOLONTA’
KEMPIS:
”Il pensiero è qualcosa: è un canale di manifestazione, di attività del pensatore, così come lo è l’azione nel piano fisico. E come l’azione nel piano fisico può portare o non portare i voluti effetti in dipendenza di molti fattori – non ultimi fra i quali quelli karmici – così è del pensiero. In ogni caso, indirizzare dei pensieri intenzionali nei riguardi dei propri simili non è mai un atto che vada nel vuoto. Spero che quello che vi dico vi stimoli ad aiutare i vostri simili almeno con il pensiero e non insegni, invece, ad abbreviare la fine di un ricco nababbo a chi ne sia l’erede universale. Disilludo subito chi intendesse servirsi della forza del pensiero per questo fine. Il desiderio passionale annulla la proiezione della volontà; così come temere che una cosa accada, o desiderare che non accada, ne facilita l’accadere. Perciò il nostro impaziente erede, con i suoi desideri e pensieri intenzionalmente mortiferi, otterrebbe lo scopo di allungare la vita del suo generoso testatore: effetto opposto a quello desiderato. Queste cose vi dico perché siate consapevoli di quello che ognuno di voi può scatenare, provocare. Perciò abbiate senso di responsabilità; non siate canali di pensieri grevi, apportatori di risentimento, ma siate creature che, anche senza volerlo, esaltano le doti migliori di chi li avvicina; che con l’esempio della loro vita sono modello di riferimento per chi preferisce le azioni alle professioni di fede; che pur possedendo doti meravigliose non le ostentano e preferiscono l’anonimato alla gratificante popolarità.”
[1] LE GRANDI VERITÁ RICERCATE DALL’UOMO. Cerchio Firenze 77, (a cura di Pietro Cimatti). Roma: Edizioni Mediterranee, 1982.