Il ruolo della volontà e il condizionamento ambientale

Brano tratto dal libro LE GRANDI VERITÀ,[1] pp. 37-39

KEMPIS:

Voce del Maestro Kempis

“Ad esempio, se fra la possibilità di passare la serata in casa o di andare al cinema, si sceglie la prima, c’è una ragione. Supponiamo che sia la stanchezza. Ma anche la stanchezza ha un suo motivo, e via dicendo. In sostanza sembrerebbe che avessero ragione i deterministi a tal punto che il determinismo, dagli avvenimenti dell’Universo, si estenderebbe alla vita dell’uomo, così che non esisterebbe libertà di scelta. Supponiamo che sia vero – come è vero – che tutto è legato, determinato da qualcosa che sta a monte; non c’è dubbio, l’effetto è conseguenza della causa; però esiste una catena di cause e di effetti che riguarda il mondo materiale, una che riguarda il mondo delle sensazioni, una che riguarda il mondo mentale, e così via; ed è proprio dalla interconnessione di questi mondi che i soggetti che vivono tale interconnessione trovano la possibilità di sottrarsi alla catena deterministica di un mondo o dell’altro. Se alla possibilità di passare la serata a casa, per riposarsi, si aggiunge il pensiero che ciò dispiace ai propri familiari che vogliono distrarsi, indubbiamente si introduce nella serie di cause che riguardano l’attività del corpo fisico una ragione che va contro lo svolgimento naturale a cui quelle cause porterebbero; si introduce cioè un elemento di altra natura che va a turbare l’ordine logico delle cose e che consente di svincolarsi dalla catena deterministica di un certo mondo. Mi si obbietterà che un uomo stanco, il quale rinuncia al riposo per assecondare il desiderio dei suoi familiari, soffoca il suo, quindi subordina il suo agire al volere degli altri e perciò non è affatto libero. D’altro canto, anche se seguisse il suo desiderio di rimanere a casa, la sua scelta sarebbe determinata dalla necessità del suo corpo, perciò per libertà si può solo intendere possibilità di sottrarsi agli effetti di una rigida catena di cause dello stesso genere che imporrebbero una condotta diversa da quella che si riesce a tenere. Libertà non è possibilità di fare ciò che si vuole nel senso di ciò che si gradisce ( che è pur conseguenza di una necessità ) ma possibilità di sottrarsi ad uno stato di necessità. Ecco perché è la volontà che rende liberi.”

IL CONDIZIONAMENTO AMBIENTALE

Voce del Maestro Kempis

“Il discorso, poi, delle condizioni esterne di tipo sociale od altro che possono vietare di tradurre in atto la propria volontà è successivo, secondario rispetto a ciò che si deve intendere veramente per libertà, che, ripeto, non può significare possibilità di scegliere al di fuori di ogni influenza ma possibilità di indirizzare la propria attività, la propria vita, facendo prevalere la catene di cause, di motivi, di ragioni, ora di un mondo e ora dell’altro.  Questo rappresenta la libertà dell’uomo o quello che l’uomo ha di più simile alla libertà, perché gli consente di sottrarsi ad un rigido meccanicismo materiale. Certo, affermando che tutto è uno, come dicevo all’inizio, è affermare che una catena di dipendenze lega ogni parte, ogni elemento, ogni unità che costituiscono il Tutto, e li lega non solo in senso spaziale ma anche in senso temporale di successione. Perciò, per quanto riguarda gli effetti esteriori della libertà individuale, non si deve pensare che esista una indipendenza di vita degli esseri, in cui ognuno a suo capriccio possa fare ciò che vuole.

Primo:   nessuno è dotato di libertà assoluta.

Secondo: 

anche nell’ambito della libertà relativa, tutto è costruito in modo che nessuno venga a patire ingiustamente delle scelte di un altro. Né può essere diversamente da così: quella che potrebbe infatti sembrare una maggiore libertà dell’individuo, cioè la possibilità di fare tutto ciò che si può fare fisicamente, si tradurrebbe in pratica in una restrizione della libertà generale a favore di pochi prepotenti che prenderebbero il sopravvento.”


[1] LE GRANDI VERITÁ RICERCATE DALL’UOMO. Cerchio Firenze 77, (a cura di Pietro Cimatti). Roma: Edizioni Mediterranee, 1982.