DALI:
“Bussate e vi sarà aperto! Chiedete e vi sarà dato! Ed allora, quale senso ha la preghiera, quella preghiera fatta in conseguenza di un concetto errato di Dio, usando parole non acconce, usando termini che esprimono concetti all’opposto di quello che è la Realtà. Il pregare, il rivolgersi a qualcuno, non è che un mezzo per concentrare la propria attenzione. Non è che un mezzo, attenti figli, per destare nell’individuo uno stato d’animo tale da aprire, nell’intimo del proprio essere, un canale di comunicazione col proprio Sé Spirituale che è l’Assoluto stesso nell’essenza, nella sostanza e nella realtà. Non è che un mezzo per volgersi a quell’Uno di cui prima vi dicevo, il quale sente tutto. Non è che un richiamare su di sé un qualcosa che deve giungere. Forse non giungerà nelle forme richieste, forse non avrà l’attuazione desiderata, forse non significa soddisfacimento di un desiderio manifestato ma è sempre un bussare a cui segue l’apertura di qualcosa. È sempre un chiedere a cui segue un dare e, in questo immenso Tutto, là dove in proporzione un microscopico nulla chiede, là si desta e vibra, vive qualcosa, dà segno qualcosa. È un’anima che invoca ed ecco che da questo infinito Tutto-Uno si stabilisce una corresponsione con questo piccolo e pur sempre udito richiamo. Questo, in effetti, è il valore della preghiera, figli cari. Nel concetto che noi vi abbiamo dato, del Dio Uno Assoluto”.