Trascrizione di una seduta con Alan del 15/11/1975
ALAN:
“Miei cari, Alan vi saluta! Voi siete forse sorpresi questa sera di non udire il consueto saluto della vostra Guida ma è una occasione particolare per cui sono io ad aprire questa vostra riunione, spero che ciò non vi darà alcun dispiacere! Vedo che voi avete seguito con attenzione quello che è stato detto dalla vostra Guida l’ultima volta e siete entrati subito nell’argomento che forse sarà trattato al termine di questo ciclo di riunioni perché voi, quando avete qualche argomento su cui discutere, immancabilmente non discutete e quando vi è stato consigliato di soffermarvi su un dato problema, voi avete sempre fatto, come si suol dire “orecchie da mercante” ed invece quando vi diciamo “Questo argomento lo tratteremo in un prosieguo di tempo”, ecco che voi subito vi mettete a parlare di quelle cose, ma certo il mio è così un osservare molto affettuoso. Voi lo sapete che noi siamo sempre pronti a parlarvi delle cose che vi interessano e così vedo che vi interessa ancora l’argomento dell’io. Io non sono molto profondo in questo, forse il fratello Claudio potrà rispondere con più precisione nella riunione che farete prossimamente, nella quale voi potrete fare a lui queste domande. Però per quel poco che io so dell’io, è certo che l’egoismo è un portato dell’io e che l’io nasce, come vi è stato detto più volte, da un senso di separatività. Voi avete parlato della vita animale ma l’animale non dice < Io ho fame, io ho freddo!> Si limita a ricevere delle sensazioni, così dirà: fame, freddo, caldo, sete, paura e via dicendo, poi, invece, nella vita umana, nasce questo benedetto io che nasce proprio per l’apporto della intelligenza dell’uomo, come la vostra Guida vi ha detto. C’è questo senso di sentirsi distinti dal mondo che ci circonda e quindi di sentirsi un io. Si osserva ciò che accade al di fuori di se stessi e che interessa relativamente e si capisce che ciò che non ci colpisce direttamente, non ci apporta dolore oppure gioia, ed ecco che questo contribuisce a creare ancora di più il senso dell’io. Le conseguenze di questo senso “ di io”, “di mio”, “ di guadagno” è il desiderare cose per se stessi, questo è chiaro, è vero? Naturalmente, non ci vuole molto a comprendere che una umanità che tutta si basasse su questo senso dell’io e dell’egoismo, come è l’umanità attuale, come quella del passato, non può dare felicità ai suoi figli, occorre portare dei punti di arresto a questo io. Così i moralisti, i religiosi, predicano il superamento dell’egoismo. Insegnano, perlomeno, a contenere questo egoismo fino al punto di non nuocere se non altro agli altri ma ciò non è abbastanza perché, evidentemente, l’individuo che ha in sé l’egoismo, soffre, soffre per le privazioni, soffre per ciò che gli altri hanno e lui non ha. Soffre di non poter possedere tante ricchezze che vede possedere da altri e non pensa , magari, alle sofferenze che gli altri hanno e che lui in quel momento non ha. Ma tutte queste, ormai, sono cose risapute, scontate, è vero cari amici? Diciamo noi, superiamo pure questo egoismo, superandolo che cosa succede? Molti che pensano all’aldilà, a quella che sarà la vita dell’essere oltre la incarnazione nel piano fisico, immaginano che questa dimensione sia una dimensione che ancora conserva i caratteri umani. Una dimensione in cui l’essere, per non dire lo spirito, ma possiamo dire lo spirito con il linguaggio di altri, questo essere vive senza spazio, nel non tempo ma in definitiva ha una vita del tutto umana: può avere contatti con altri esseri, o con altri spiriti, può scambiarsi idee, opinioni, può conversare, può imparare, può conoscere cose che non conosceva prima. Ebbene, anche noi avremmo potuto dire così, sarebbe stato molto più facile farci intendere da voi, ma se vogliamo andare in profondità , se vogliamo parlare per dire cose che siano molto vicine alla verità, dobbiamo andare oltre, dobbiamo parlare di quella che è la vera esistenza di quella dimensione che non è una esistenza umana sublimata o divinizzata. E’ un errore pensare alla vita futura, per voi, dell’essere, in questi termini. Vedere cioè, un io o un essere sublimato, divinizzato che si è affrancato dalla materia ma che assolutamente conserva i caratteri in qualche modo della vita umana, caratteri di apprendimento, di intelligenza, di opinione. Ripeto, comprendo che quello che noi diciamo può essere una complicazione in più ma la vita futura dell’essere è cosa del tutto diversa da quella che si può immaginare. L’essere non è destinato a rimanere un quid disgiunto da altri esseri. Voi ancora non riuscite a comprendere il sentire perché concepite il sentire come qualcosa che si rivela in funzione di un’altra cosa, nel più e nel meno come delle sensazioni. L’uomo ha delle sensazioni poiché la sua vita biologica del suo corpo fisico, o quello che voi volete, gli rivela queste sensazioni, ha dei sensi, che toccati, danno certe sensazioni e così voi pensate del sentire. Pensate che l’essere che viva nel mondo del sentire, una volta che sia in contatto con qualche cosa, riveli questo sentire. Mentre, lo ripetiamo ancora, il sentire è sentire in sé ,è, e basta! E’ essere, è natura, è esistenza ,che è così senza che qualcosa lo provochi. Dice la figlia Anna < Ma questo sentire, in un certo senso è costituito dalla mente!> Ecco no! Questo no! Il sentire dell’uomo, che ancora non sia svincolato dalla ruota delle nascite e delle morti, è un sentire che è legato a certi supporti che sono questi veicoli inferiori: la mente, il corpo astrale, il corpo fisico ma è un sentire che esisterebbe indipendente, certo molto elementare, perché da solo non vibra, non si rivela ma è un sentire che esiste nella eternità del non tempo come tutto quello. E così, ad un certo punto della esistenza dell’essere, questo sentire si rivela, non ci sono parole, vibra, esiste indipendentemente da stimoli che possono venire dal mondo fisico, dal mondo astrale o dal mondo mentale, è un sentire in sé, che se anche fosse chiuso in un ambiente completamente, come si dice, coibente, isolato, del tutto chiuso a stimoli esterni, questo sentire egualmente sarebbe, perché è! Quindi non è, in ultima analisi, un essere che sente l’individuo. E’ un insieme di sentire, dai più semplici ai più complessi, e voi sapete quale è il sentire più complesso. Noi comprendiamo, quando parliamo con voi e non potete immaginare quale sforzo noi facciamo per darvi un’idea! Se voi dovreste parlare ad individui di altre società del passato, voi dovreste calarvi nei problemi di quella società, è vero? Dovreste studiare che cosa è che preme per quegli individui, quali sono le domande che si fanno, che cosa impedisce loro di capire, ebbene noi facciamo tutto questo. Ormai abbiamo una certa pratica e rivediamo che la difficoltà che incontrate sta nel fatto che voi pensate alla vita futura dell’essere, ancora lo ripeto, in termini di questo vostro mondo. A voi resta difficilissimo immaginare di dover abbandonare la vostra personalità, eppure la vostra vita viene abbandonata, di dover abbandonare il vostro “Io sono” ma voi avete avuto delle incarnazioni come selvaggi, è vero? Possiamo dire grosso modo questo e, certamente, se quando eravate dei selvaggi, qualcuno vi avesse detto che avreste avuto altre incarnazioni, certo che voi, dentro voi stessi, avreste preteso o chiesto o sperato che quelli che eravate allora foste in qualche modo anche oggi. L’uomo non sa rinunciare alla propria sopravvivenza, eppure voi oggi siete quelli che siete e ad un certo punto, se ben vi guardate nell’intimo, non vi importa niente di essere stati dei selvaggi, anzi se voi sapeste di essere stati dei selvaggi che ne hanno combinate “delle cotte e delle crude”, come si usa dire, meglio non essere stati così, è vero? Certo il vostro amor proprio vi spingerebbe a dimenticare quelle esperienze, ebbene, pressappoco è della vostra vita futura. Oggi voi, ripeto, non potete rinunciare al vostro io, è una grandissima rinuncia pensare che anche se noi vi diciamo che il destino futuro dell’uomo è l’identificazione in Dio, diciamo una cosa enorme, pur tuttavia voi rinuncereste a questo pur di conservare il vostro io. Non io come egoismo, io come individualità, ed in effetti vi sono degli spiriti, delle entità che dicono che l’identificazione in Dio non esiste, che l’essere continua all’infinito la sua vita evolutiva. Anche noi potevamo dire questo, sarebbe stato forse più comodo e meno difficoltoso per voi il seguirci, ma ripeto ancora, se dobbiamo cercare di portare la verità, dobbiamo correre questo rischio di non essere creduti e nessuno di voi è obbligato a crederci, potete benissimo credere quello che più vi fa piacere, vi meno turba, ma giorno verrà che questo problema dovrete porvelo. Vi lascio momentaneamente, pace a voi!”