L’incoscio collettivo

Brano tratto dal libro OLTRE IL SILENZIO,[1] p. 127

Voce del Maestro Kempis

KEMPIS:

“L’amico  Francois  ha accennato al fatto  che parlando di queste nostre comunicazioni voi potreste trovare persone che vi fanno delle obiezioni. E’ naturale; ed ha anche accennato alla ragione per la quale queste obiezioni potrebbero venire. Dicemmo una volta che il dubbio è qualcosa di molto importante perché, innanzi tutto, serve a chiarire le idee del dubbioso; ammesso poi che non sia una questione patologica, cioè che il dubbio serva a scrutare, a valutare se ciò che si sta criticando abbia fondamento o meno, e non sia cioè un atteggiamento psicologico che qualcuno tiene per non agire,  perché il dubbio molte volte è questo: è la scusa di non fare, cioè si capisce che una determinata concezione , visione della vita è giusta, però non si vuol fare perché è scomoda, perché porta fatica, difficoltà, cambiamenti, e allora si cerca di eliminarla con il dubbio. Io non parlo di questo dubbio faticoso, di questo dubbio di comodo; ma il dubbio naturale e legittimo serve perché in fondo serve a raggiungere la chiarezza, ad esaminare la questione da vari punti di vista ed infine serve anche poi, successivamente, quando per ventura si volesse comunicare ad altri la concezione di vita o il pensiero che ci è piaciuto; e se si trovassero delle obiezioni, forse le stesse che noi abbiamo fatto a noi stessi, a noi medesimi, allora sapremmo rispondere a tono. Quindi voi che, animati da buona volontà, parlate ( e ultimamente vi dissi dell’importanza del parlare), voi che siete abituati e desiderosi di parlare di queste cose, aspettatevi di avere delle obiezioni, obiezioni di vario genere. Ma se sono obiezioni che riguardano l’insegnamento, non c’è timore se voi l’avete veramente capito, perché l’insegnamento è inattaccabile dal punto di vista della logica.  Il vostro interlocutore contrario potrà solo dire, così, genericamente, < queste cose non mi piacciono, non mi tornano, non sono vere >, ma sul piano dell’analisi e della logica, sul piano del contenuto e del pensiero, quello che vi diciamo non teme nulla e non può temerlo perché è né più né meno che l’enunciazione della realtà. Possono farvi un altro tipo di obiezione ed allora  cercano di minare la fonte di queste comunicazioni, cercano, se sanno che si tratta di comunicazione medianiche, di dire che non esiste niente di certo che si tratti di entità disincarnate; e facendo questa affermazione  ( che possiamo anche condividere perché non ha nessuna importanza ) vogliono spiegare un’incertezza con un’altra incertezza perché, vi dicono, si tratta di inconscio collettivo, come se l’inconscio collettivo fosse qualcosa scientificamente ed oggettivamente accertato, la cui esistenza fosse incontrovertibilmente provata; e non è vero, non è assolutamente vero. E qua non me ne vogliano gli psicologi, gli psicanalisti e via dicendo, perché, con tutto il rispetto che possono avere e debbono avere gli studiosi che per primi hanno scoperto questa sfera meravigliosa e particolare della mente umana, si deve riconoscere che ancor oggi la psicologia o  psicanalisi in senso di veramente scientifico non ha granché. Non è una scienza esatta e quindi il fatto che questi grandi pensatori abbiano affermato l’esistenza di un inconscio collettivo non è un fatto scientifico, è semplicemente un’opinione, un’ipotesi gabbata per tesi, gabbata per affermazione di cosa in qualche modo provata; mentre questo non è, tant’è vero che se noi prendiamo un medium genuino il quale abbia veramente delle manifestazioni spiritiche, si spiega questo fatto con l’inconscio collettivo proprio per demolire la verità della comunicazione; cioè l’inconscio è vero in quel caso se non è vero che il medium riceve comunicazioni da parte di entità. Mi comprendete? Ma, guarda caso, a favore dell’interpretazione spiritica se non altro esistono delle prove di identificazione, che vanno semmai a rendere più oggettiva l’ipotesi stessa, mentre non ne esiste nessuna che vada a confermare l’esistenza dell’inconscio collettivo, esistenza che si cerca di dimostrare dicendo che non sono spiriti e, siccome non sono spiriti, allora c’è questo signor inconscio collettivo che spiega il fenomeno. Ma questo è né più né meno che un artifizio mentale, un artifizio vero e proprio per gabbare una cosa ritenuta incerta con un’altra ancora più incerta. Quindi, a coloro che con tanta sicurezza affermano che queste comunicazioni sono frutto di un inconscio collettivo domandate che cosa è questo inconscio e quali prove scientifiche  si hanno sulla sua esistenza. Ma ancorché si fossero avute delle prove scientifiche dell’esistenza dell’inconscio collettivo che tanto potesse, non basterebbe, non sarebbe sufficiente a spiegare tutti i casi di medianità, perché fra tanti che possono, che potrebbero essere spiegati da questo onnipotente inconscio, ve ne potrebbe sempre essere uno  che rimarrebbe fuori da una simile spiegazione. Noi, però, vi abbiamo sempre detto che non è importante chi è a dire queste cose, e se anche fosse un inconscio collettivo a dirle, ben venga questo inconscio collettivo.  Quindi, non ha neppure un gran senso mettersi sul piano di una simile polemica.  Ha solo senso per dimostrare agli altri che voi vi siete posti queste domande e che a queste domande sapete rispondere, perché il fatto che non sia importante chi è a parlare non significa che voi non dobbiate avere avuto questo tipo di dubbio e che voi con la logica non lo abbiate superato; è tutto un altro discorso.  Una volta che l’avete superato riconoscete che quello che importa è il contenuto, ma solo allora, quando avete anche esaminato questo lato della questione, quando anche, in questo senso, sapete rispondere a chi vi mette innanzi un quesito di questo tipo. Una visione dello spiritismo che si cerca di distruggere attraverso alla distruzione, è un tipo di discorso autoritario, oserei dire di destra, perché si cerca di distruggere la persona che dice; ma qua non ha nessun senso il distruggere la persona, perché se anche, come è stato detto altre volte, fosse un Gesù Cristo che parla e dice delle sciocchezze, che cosa andate a distruggere il Gesù Cristo parlante quando avete già in mano l’arma della distruzione, che sono le sciocchezze stesse? Combattete quello spiritismo vuoto con quello che è in se stesso, con le sciocchezze che dice; non importa andare a distruggere il fatto che non sono entità che parlano e che quindi quello che viene detto non ha nessuna importanza. Ciò che viene detto, qualunque sia la fonte, se non ha importanza, non ha importanza e basta; mentre ciò che viene detto, se ha un contenuto, il contenuto non glielo toglie il fatto che all’origine sia un meraviglioso inconscio collettivo. Questo è importante e questo dovete saper rispondere a chi vi fa un certo tipo di obiezione. Se poi vogliamo scavare ancora di più, esaminiamo queste comunicazioni in tutta la loro estensione di anni e anni di insegnamento, vediamo se hanno tutte la stessa matrice;  e se hanno tutte la stessa matrice  dovete spiegarmi come un inconscio preso a destra, preso a sinistra, una volta, l’altra, in occasioni diverse, riesca a mettere insieme tutto un discorso filosofico che non lascia spazio a nessun dubbio e a nessuna questione risolta. Ma se esiste un inconscio collettivo  di questo genere, se esiste una possibilità di questa portata, allora leviamo dagli altari le madonne, i santi e mettiamoci un bel simbolo dell’inconscio collettivo e a quello inginocchiamoci  e quello tutti preghiamo.”


[1] OLTRE IL SILENZIO. Cerchio Firenze 77, (a cura di Luciana Campani Setti). Roma: Edizioni Mediterranee, 1984