Brano tratto dal libro OLTRE IL SILENZIO,[1] pp. 134-139
KEMPIS:
“Caricarsi sulle spalle una situazione gravosa , lo si fa solo se si è masochisti o per auto-punirsi. Oppure se si è spinti da uno slancio di amore e di desiderio di aiutare. Altrimenti, nessuno vorrebbe accollarsi una situazione che gli porterebbe solo affanni e fatiche. Chissà quale di queste motivazioni spinge i nostri politici a voler assumere il governo del vostro paese che – a detta di tutti – si trova in condizioni di sfascio generale. Certo, è il desiderio disinteressato di correggere le cose e portarle all’efficienza, altrimenti si dovrebbe pensare che < governare > – o far finta – porta dei vantaggi personali tali da compensare il rischio di non riuscire e il conseguente discredito che dovrebbe venire a chi non ha saputo risolvere i problemi che si era accollato, perché – me lo consentirete – chi fallisce, almeno la faccia dovrebbe perderla . Invece, qui mi sembra che tanto più uno fallisca – o, dai fatti, si dimostri incapace – e tanto più diventi un’autorità politica. Il Vangelo dice che non si deve perdonare sette volte, ma settanta volte sette; perciò perdonate agli incapaci, non serbate loro rancore! Ma – una buona volta – metteteli da una parte. Se non altro per far vedere , a chi volesse tentare al loro posto, il rischio che corre. Può sembrare poco caritatevole questo mio puntare il dito sugli errori o l’incapacità altrui, però quando si riveste una carica pubblica che certe finalità, non si può e non si deve servirsi di quella veste per fare i propri interessi personali, e soprattutto non si può essere esonerati dalle responsabilità conseguenti ai propri errori e alle proprie incapacità. Questo non lo dico io: è previsto dal vostro ordinamento giuridico. Allo stesso modo, chi fa parte di una istituzione religiosa, ad esempio, non può predicare bene e pescare nel torbido. Non deve servirsi della sua posizione per occultare atti condannati dalla legge e dalla morale. Altrimenti se ne stia fuori, e corra il rischio di chi non può nascondersi dietro i paraventi filantropici. Con questa affermazione non vorrei distruggere la stima di chi ha fede nelle istituzioni religiose, l’attività delle quali è ora la migliore che la storia ricirdi. Infatti, la pena di morte non è più contemplata dal diritto canonico, l’Inquisizione è liquidata da più di un secolo; la scomunica praticamente non è più inflitta, anche perché è diventata patente di intelligenza e valore per chi la subisce. Quindi, di che lamentarsi? Forse del fatto che si dice di avere il potere di rimettere i peccati degli altri, cancellare le colpe e far volare l’anima dritta i Paradiso? E’ vero che quando si è vicini alla morte, la paura di quel che sarà dopo fa vacillare e, molte volte, convertire l’ateo più intransigente; ma se si toglie questo, be’, in fondo, male non fa. Chi ci crede più che un uomo possa assolvere per conto di Dio? Ve lo immaginate, se fosse vero, quante ingiustizie sarebbero state fatte? Non mi sembra più il caso di lamentarsi neppure per il fatto che attraverso al loro bisogno di religione si manovrino le persone nella maniera che più conviene al potere religioso; se quelle persone non si lamentano, vuol dire che hanno bisogno di quel tipo di religione, si trovano bene nella loro illusione. In fondo, per fare un po’ di cassetta, è meglio indire un Anno Santo fuori tempo che ricorrere a finanzieri con pochi scrupoli. Quindi, vedete: il comportamento delle istituzioni religiose è in netto miglioramento. Ironia a parte, certo è che l’azione disonesta non è giustificata in nessun modo, neppure se ciò che porta va a favore solo dell’organizzazione; anzi, inquina tutto, facendola diventare una organizzazione disonesta. Un partito o una Chiesa che accetta proventi di attività illecite è un partito o una Chiesa da cui ben guardarsi, perché non onora l’ideologia o la dottrina che vuole affermare. Un uomo che sposa un partito, deve servirlo e – soprattutto – onorarlo; ed una tale organizzazione non deve disonorare se stessa facendo, più o meno nascostamente, cose che sono certamente condannate dall’ideologia che vuole affermare. E’ vero che v’è ideologia e ideologia, e che alcune sono così vergognose che sono professate da società segrete, non già per sfuggire a eventuali persecuzioni ma proprio perché ci so vergogna di mostrarsi sostenitori di certe idee. Ognuno, invece, deve avere il coraggio di professare pubblicamente l’ideologia cui aderisce. Certo, prima, deve avere le idee chiare, conoscere le varie ideologie e scegliere quella che ritiene più giusta, e ciò non è una cosa che si può fare o non si può fare. Al limite, si faccia una sua ideologia, se nessuna rispecchia le sue opinioni, però deve avere delle opinioni , perché altrimenti il suo vivere è privo di indirizzo. E che ognuno debba avere delle opinioni lo dimostra il fatto che le esperienze stesse che inevitabilmente la vita impone conducono altrettanto inevitabilmente a delle conclusioni, a pensarla in un certo modo. Ora, nel complesso delle proprie opinioni, si deve sempre cercare di vedere più lontano, di avere delle concezioni più ampie. perché ciò è in armonia con il fine per il quale l’uomo vive e che è quello di non vivere solo per se stessi. Per esempio: sostenere che il cittadino che usufruisce di un servizio se lo debba pagare, può essere un principio giusto: chi non consuma, non paga. Però questo principio, in un’ottica generale, è ingiusto e sbagliato: difatti, a parte le storture e l’approfittarsi da parte del disonesti, la pratica lo conferma. Guardate, per esempio, l’istruzione: una volta, chi voleva imparare a leggere e scrivere doveva farlo a sue spese. Poi ci si accorse, perché si capì, che migliorare il livello intellettuale dei cittadini significava migliorare la società, anche se c’era sempre chi aveva interesse che il popolo rimanesse ignorante per meglio manovrarlo. Giustamente, allora, intervenne lo Stato per dare a tutti la possibilità di avere almeno un livello elementare di istruzione, facendo gravare la spesa relativa sulla collettività che in prospettiva veniva a beneficarne. E così è per la sanità: perché dare a chi già sopporta il peso della sua malattia anche il carico finanziario che ciò comporta? Vi immaginate una famiglia che dicesse a un suo membro : <Tu sei ammalato e tu provvedi alle tue cure> ? Perché una società, nella sua concezione ideale e più vera, deve essere una grande famiglia. L’ideologia più giusta è quella che comprende tale prospettiva, che persegue un tale obiettivo; è quella che riconosce agli uomini gli stessi diritti: le differenze per cui si collocano nella società in posto diversi, debbono scaturire dal loro intimo essere e dalle loro intrinseche capacità. Nient’altro può e deve determinare l’assegnazione di una carica o di una funzione. Molte volte, invece, i migliori e onesti dirigenti sono rimossi dai loro posti perché disturbano col loro opporsi alle cose ingiuste e disoneste. In loro sostituzione si mettono degli incapaci che, consapevoli di non avere i titoli per occupare quel posto, si sentono grati a chi li ha tanto favoriti e non se la sentono di opporsi al comando di fare delle ingiustizie. D’altra parte, al potere non interessa tanto avere degli esecutori capaci, quanto ubbidienti. Se, in una non tanto balzana ipotesi, qualcuno venisse in possesso di documenti compromettenti circa l’attività di chi occupa un posto al vertice di qualche partito e si mettesse in mente di consegnarli al partito antagonista per vedere cadere la testa del disonesto, rimarrebbe deluso; perché il partito antagonista non farà mai scoppiare lo scandalo, sapendo che nell’ipotesi migliore tutto si risolverebbe con un cambio di persona mentre, lasciando le cose come sono, potrà sempre manovrare a suo piacere il disonesto col ricatto dello scandalo. Esistono un gran numero di dossier di questo genere riguardanti personaggi importanti; dossier che nella contrapposizioni di forze politiche sono diventati una specie di cartamoneta, una merce di scambio ; ed i baratti avvengono con la stessa disinvoltura con cui i ragazzini si scambiano le figurine da collezionare: < Se mi dai un Kassi, ti do un Pantani e un Lungo>. Non dovete credere che io commetta lo stesso errore che commettono i papi, i quali anziché parlare dei problemi delle nazioni al fine di mostrarsi universali, invece hanno sempre un occhio di riguardo ai fatti di una sola nazione, spesso quella di origine. Così io col fatto di parlare a degli italiani, non parlo solo del vostro paese: la corruzione c’è dovunque. Se mai, v’è la differenza che, in altre nazioni, difficilmente viene risaputa dall’opinione pubblica. E quando ciò accade, i colpevoli vengono puniti inesorabilmente. Però, non perché hanno rubato, ma perché si sono fatti scoprire. E’ amaro ridere di queste cose; tuttavia è importante saperle, per molte ragioni, fra cui, non ultima, quella di non essere presi in giro due volte: sopportare il danno e la beffa. E’ importante che siate consapevoli che le situazioni sono strumentalizzate, prese come paravento per fare o non fare certe cose. Una situazione economica difficile diventa ragione per la quale non si attuano certe necessarie riforme che, pure utili alla collettività, disturberebbero gli interessi di certi. Come prima dicevo che le proprie opinioni o le ideologie debbono sempre avere una visione generale delle cose, così governare non deve significare accontentare pochi che chiedono a scapito di molti che stanno zitti, ma significa migliorare la via dei singoli col miglioramento delle istituzioni sociali. Vi immaginate se il governare fosse diretto alle singole persone, quante ingiustizie sarebbero fatte? Certo ve lo immaginate perché questo purtroppo accade. Il giusto concetto di giustizia è di dare a ciascuno ciò che gli è dovuto in base a dei principi generali astratti. Cioè non fare dei favoritismi e trattare diversamente chi si trovi in analoghe condizioni. Però quando, per un’ingiustizia, ad alcuni si è dato di più, non si può ricreare l’eguaglianza togliendo quello che è diventato un diritto loro, cioè riportarli indietro; ma semmai portando avanti tutti gli altri, dando a tutti lo stesso trattamento più vantaggioso. Ma siccome dal punto di vista della realizzazione pratica è molto più conveniente togliere che dare, si toglie prima che tutti chiedano lo stesso trattamento migliore; e per avere il consenso dei più e non perdere voti, si grida allo scandalo e si mostrano i vantaggi goduti da alcuni come ingiustizie rimediabili solo con metodi tuzioristici. In altre parole, si gioca sulla psicologia dell’uomo meschino il quale preferisce non avere nulla piuttosto che qualcuno abbia di più; il quale, se a taluno è dato di più, anziché pensare che prima o poi tutti dovranno avere lo stesso trattamento di favore e lottare per questo, preferisce che la giustizia sia ristabilita togliendo a quelli il beneficio goduto. La democrazia indubbiamente è migliore della dittatura perché le scelte non sono di pochi, ma della maggioranza, e quindi dovrebbero essere l’espressione di interessi più generalizzati : però state attenti che non diventi una dittatura mascherata, nella quale le scelte sono di pochi e si fanno approvare dai più, falsificando la realtà e, in definitiva, prendendosi gioco di loro. Quand’è così, non vi meravigliate se la gente disperata prende il fucile e spara. Io non dico che questo sia giusto, tutt’altro. Dico che il terrorismo ha buon gioco per le molte colpe non pagate dalla classe politica. Un’estrema consapevolezza e attenzione alle conseguenze deve essere tenuta nelle scelte dei politici anche quando è consolidato – purtroppo – il fatto che chi sceglie male non pagherà mai di persona. Perciò gli interventi sulle minoranze o sulle categorie in qualche modo oppresse, debbono essere volti a portarle in stato di parità con gli altri e non a prendere occasione per dare ad esse dei privilegi, magari col fine di avere in cambio voti personali, se non addirittura compensi in denaro. Rivestire una carica pubblica significa servire la collettività, quindi la logica da seguire è quella di dare, non di ottenere per se stessi. Mentre anche solo sostenere un partito politico, per moltissimi, significa attuare sul piano della vita concreta i deteriori aspetti della religiosità, come quello di farsi seguaci per ottenere vantaggi personali. A tacere poi del fanatismo che impedisce di comprendere, di essere equanimi, virtù che ogni uomo dovrebbe avere. La mia critica è rivolta, prima di tutto, alle persone perché sono quelle in difetto, prima che il sistema sociale. Perciò, anzitutto, sono le persone che debbono cambiare. Queste cose vi dico perché troviate il coraggio di essere onesti nella disonesta generale. < Perché> , mi chiedete? E’ semplice. Se vi sembra che le cose non vadano bene in questa generale dissolutezza, adoperatevi per cambiarle con quanto potete fare, cioè essendo voi stessi onesti. Certo, direte voi, noi siamo una goccia che poco peso ha nel mare; tuttavia, quello è quanto vi spetta di fare. E il fatto che se anche lo fate non porta conseguenze generali, non giustifica la vostra lacuna, non vi sottrae da quella catena di responsabilità che finirà col rendere inevitabile un effetto traumatico. Poi, dimenticate le ragioni per cui tale effetto si è determinato, vi sembrerà ingiusto che ne soffriate le conseguenze, mentre altro non sarà che la conseguenza di un passato comportamento errato. E a proposito di causa e di effetto, se siete fra quelli che non si interessano della politica del vostro paese, o se ve ne interessare solo per i vantaggi che possono venirne, o se ponete attenzione alla politica solo se tocca i vostri interessi, se ritenete giusta una decisione solo perché ha la paternità del vostro partito, se scendete in piazza solo quando ve lo dicono, se vi sembra giusto che sia tolto agli altri quando non potete avere voi, se le cose che vi ho detto le sapete ma non le fate, allora voi fate parte del popolo ignorante e quel che avete ve lo meritate: perciò non lamentatevi se vi trattano come siete trattati.”
[1] OLTRE IL SILENZIO. Cerchio Firenze 77, (a cura di Luciana Campani Setti). Roma: Edizioni Mediterranee, 1984.