La telefonata di Pietro Cimatti a François – 21/03/1982

Voci di Pietro Cimatti e François

Pietro Cimatti: Buonasera a tutti e buona primavera. Buonasera a François. Pronto François…

François:Buonasera a tutti gli amici che questa sera sono veramente tanti….

Pietro Cimatti: senti Francois….. Ci sono i Maestri del Cerchio Firenze che dicono, ed è la Sapienza che lo dice, che tutto è legge, che tutto è ordine, che tutto è equilibrio nel cosmo, vero? Sia nei regni della natura che in quelli dello spirito; eppure l’uomo nella vita, nella società, vede dolore, guerra, squilibrio, prevaricazione. Come si possono accordare questi due elementi, questo “apparire” e questo” essere”, così diversi?

François: E’ ‘eterna questione, che non è nuova, dell’apparire e dell’essere, del divenire e dell’essere. Ma del resto, che quello che accade sotto i nostri occhi non sia la realtà, i filosofi di tutti i tempi l’hanno sempre sospettato e sempre proclamato- è vero?- non c’è dubbio. Ci sono stati poi i mistici che hanno confermato questo. Vi è un meraviglioso mistico cristiano che ha detto:” Tutto è ordine; è come un meraviglioso tappeto di cui l’uomo vede il rovescio”, e quindi vede tutta questa confusione. Ma se si crede all’esistenza di Dio non si può fare a meno di pensare che tutto sia ordine. Del resto che tutto sia equilibrato, e che tutto sia ben regolato da precise leggi, questo la scienza umana l’ha già scoperto- è vero? E poi ci sono i famosi proventi dei deterministi, i quali dicono che tutto è una catena di cause e di effetti. Questo, in fondo, ci conforta, perché se tutto è causa ed effetto certamente niente è lasciato al caso, perché< il caso> e questa catena deterministica sono due cose inconciliabili. Il <caso>, guarda, è assolutamente un assurdo della logica- così come il moto perpetuo è un assurdo della meccanica- non c’è dubbio. Tanto chi crede nella catena deterministica, quanto chi crede nell’esistenza di un Ente Supremo, non può ammettere <il caso>. Vedi, chi crede in Dio non può pensare che esiste <il caso> perché, se esiste <il caso>, o Dio conosce l’apparire del <caso> e quindi lo utilizza per i suoi fini provvidenziali- e allora non è più <caso>- o non lo prevede e allora <il caso> è superiore a Dio. Quindi, tanto che si creda in Dio, quanto che si creda che tutto sia frutto di un rigido determinismo, è certo che < il caso> non può esistere. Tutto è, quindi, precisamente ed esattamente regolato; di questo noi dobbiamo essere certi.

Pietro Cimatti: L’uomo fin dove è realmente libero di scegliere nella sua vita? e dove è oggetto di una necessità, di una fatalità che gli consente delle scelte soltanto apparenti? Insomma, il dilemma è: libero arbitrio o destino?

François: Ecco, guarda, la questione per essere compiutamente svolta occuperebbe certamente tutta la notte- è vero?- tu sai quanto è stato scritto a questo proposito; però è certo che il concetto del ”libero arbitrio”, che è stato sostenuto dalla filosofia del Medioevo, è stato poi abbandonato, e lo si ritrova solamente nella teologia cattolica. Perché è chiaro che il libero arbitrio assoluto, cioè questa possibilità che avrebbe l’uomo di scegliere al di fuori di ogni influenza, e bada bene anche al di fuori dell’influenza del divino, è una cosa logicamente insostenibile; perché l’uomo, per il fatto stesso di avere un corpo fisico, necessariamente è sottoposto a delle influenze, a delle necessità, e quindi, chiaramente, non può essere libero in assoluto. Allora il discorso da farsi è quello di una libertà relativa: cioè, l’uomo è sicuramente influenzato, certamente subisce delle influenze che vengono dal suo ambiente, dalla sua stessa personalità, dall’educazione che ha avuto; però, ha la possibilità di sottrarsi a queste influenze: la libertà è possibile in questo ambito. Come, tu dici? Prendiamo la visione più ristretta, quella del determinismo che non lascerebbe posto a libertà; però vi sono catene deterministiche di ogni genere, cioè cause- effetti che riguardano, per esempio, la vita biologica, che riguardano, per esempio, la vita psicologica; ecco, vi sono dei salti tra queste catene deterministiche, e quindi è possibile attraverso questi salti sfuggire al determinismo stretto. Faccio un esempio spicciolo, in soldoni: un uomo che ha lavorato tutto il giorno- è vero?- e torna a casa stanco; ha la possibilità di rimanere a casa a riposarsi, oppure andare fuori al cinema, supponiamo; ecco la catena deterministica: siccome è stanco, lui starà in casa a riposarsi: questo è lo stretto determinismo. Però, si insinua in questa catena deterministica un’altra catena deterministica di tipo psicologico: per esempio, la sua compagna desidera uscire e allora lui, per accontentare la sua compagna, che cosa fa? : frena la sua stanchezza, la reprime, cerca di non ascoltarla ed esce. C’è qui un salto di qualità, quindi, da un tipo di psicologia sua propria, egoistica, che l’avrebbe fatto rimanere in casa, e invece uno slancio, diciamo pure altruistico, che è quello di accontentare la sua compagna. In questi salti di qualità tra le catene deterministiche sta la libertà dell’uomo.

Pietro Cimatti: Ti volevo chiedere, in questo primo giorno di primavera…

François: ..che è il primo giorno del calendario astrologico..

Pietro Cimatti:. .Certo! Ti volevo chiedere una tua ricetta per la felicità, o comunque per la pace degli uomini, degli amici.

François: Ecco, io vorrei che ognuno di noi veramente si concentrasse e pensasse alla sua vita in termini molto semplici; non si lasciasse suggestionare da tutte quelle influenze che vengono dall’ambiente, esaminasse la sua vita freddamente, dicesse:” Ma veramente questa sofferenza, questa infelicità che io provo nel mio animo, questa insoddisfazione, è dovuta veramente ad una situazione mia, personale, familiare, di lavoro, reale, che veramente ha i termini così tristi, così…che conducono ad una macerazione, oppure è la mia mente che esaspera tutto questo?” Perché non dobbiamo dimenticare quello che dicono i nostri Istruttori, che la mente è una creatrice di fantasmi: l’uomo è schiavo della sua mente, e finisce sempre col perdere il timone della sua esistenza, perché si lascia trascinare dalla sua mente. Molte volte, proprio non ha ragioni oggettive, obiettive, per essere infelice. Purtroppo, a volte ci sono queste ragioni- è vero?- malattie e via dicendo, ma molte altre volte, proprio nel benessere della sua vita, crea queste situazioni sue personali che non lo soddisfano, ma non perché vi siano ragioni obiettive; solo perché, quasi sembra che abbia il “bisogno di soffrire”; molte volte ci sono delle situazioni in cui l’uomo si punisce proprio creandosi delle sofferenze immaginarie, o esasperando proprio all’eccesso certe situazioni che possono essere faticose, ma che non possono e che non debbono portare all’esasperazione. Allora, ognuno di noi cerchi di guardare dentro di sé se veramente i problemi che ha sono problemi oggettivi o non sono esasperazioni. Cerchi di guardare anche ai suoi simili, a situazioni più gravi della sua, e allora vedrà, forse, meno drammaticamente le sue situazioni.

Pietro Cimatti: François, hai detto che il 21 marzo è l’inizio della primavera astrologica e l’inizio dell’anno, proprio; puoi fare un prognostico per le stagioni prossime?

François: Ma guarda, esula da quelle che sono le mie possibilità- è vero?- però certo, secondo le tradizioni esoteriche, questo periodo non è molto felice, nel senso che le cose non vanno tranquillamente. E questo non importa essere dei veggenti o dei paragnosti per dirlo, basta guardarsi intorno per dirlo. Certamente vedrete che ci saranno ancora molti sconvolgimenti, molte difficoltà. Però, quello che è importante, è che ciascuno non si lasci abbattere dal pessimismo che gli eventi possono ispirargli e soprattutto che ciascuno non aspetti che vi sia qualcuno che possa raddrizzare, per esempio, la situazione generale del suo paese. Ognuno deve avere coscienza della sua importanza; ognuno di noi costituisce questa umanità, ed ognuno di noi, in piccola parte, è responsabile di quello che accade. Non riversiamo tutta la responsabilità sui governanti, sui capi, sui condottieri, ma siamo consapevoli che siamo noi che, in fondo, costruiamo il destino dell’umanità, anche, soprattutto, nel momento in cui ci sottraiamo a questa delega che facciamo agli altri. Noi non dobbiamo delegare agli altri la nostra felicità: dobbiamo partecipare attivamente alla vita sociale, portando il nostro contributo. E se vi sono, questo lo dico, spero, senza offesa per nessuno, dei rappresentanti politici che non funzionano bene, ebbene siamo noi che possiamo sostituirli, noi che possiamo imporci, noi che possiamo far vedere a loro la necessità, il bisogno che ogni uomo ha di rettitudine, di onestà e soprattutto di attività. Questo è importante. Se noi invece deleghiamo agli altri tutto questo, certamente il futuro non può riservarci felici periodi.

Pietro Cimatti: E’ quindi un invito, François, all’attività, all’ottimismo e alla forza. Ed è l’augurio per tutti gli amici. Vuoi dire un’ultima cosa, intanto che ti ringrazio?

François: No, per carità, sono io che vi ringrazio. Io spero di non apparire come un predicatore- è vero? Vorrei apparire come un amico di tutti voi, e spero anche di avere l’occasione di potervi rivolgere la parola.

Pietro Cimatti: Buona notte François e buona notte a tutti gli amici da Pietro Cimatti.