Pietro Cimatti:
Buonasera e ben tornato, oggi 27 agosto all’amico François, che come ricorderete, è istruttore e guida del Cerchio Firenze 77.- “Ciao François! “ – “Ciao caro Pietro e buonasera a tutti coloro che mi ascoltano”. – “Io ho molte cose da chiederti perché ci sono molte richieste, molti problemi sollevati dagli ascoltatori di queste telefonate, dagli ospiti che via via vado presentando. Io vorrei cominciare François, se tu permetti, da quello che voi francesi chiamate “ ballon d’essai”, una domanda di prova . C’è molto interesse su UFO, asteroidi, ominidi, gli alieni, che abiterebbero questi strani ordigni che scenderebbero, non sempre con buone intenzioni sulla Terra. Ecco, io da te François, vorrei il punto di vista esoterico e scientifico su questo tema che ingombra un poco le menti di molti amici .
François: Ti ringrazio di questa domanda, è vero? anche se un poco mi poni un poco in imbarazzo perché nel rispondere, so benissimo, che scontenterò i più accesi. Che cosa dire a questo proposito? Noi seguiamo il filo conduttore che ci hanno dato i nostri Istruttori. In quel quadro generale degli Insegnamenti, noi vediamo che ogni epoca ha avuto una sua civiltà e già sul pianeta Terra non è che le civiltà si siano grandemente confuse. Ci sono stati a volte dei punti di contatto ma quello che era veramente il clou della civiltà, il vero insegnamento, il fulcro, non è stato comunicato da una civiltà all’altra. Questo perché? Perché ciascuna razza, non intesa nel senso genetico ma nel senso di spirituale, ciascun scaglione di anime, di spiriti, che conduce la sua evoluzione sulla Terra, deve avere il suo terreno di prova, di crescita e deve trovare da sé, infondo, quello che è il fondamento di tutta la verità e di tutta la realtà. Del resto ogni individuo, tu vedi, trova da sé la sua verità. Può avere delle indicazioni dagli istruttori e via dicendo, però, se non ritrova dentro di sé quello che gli viene detto, la cosa rimane sterile. Così è anche per le civiltà, perché anche le civiltà sono fatte di individui. Allora, che cosa succede? Questo ci dimostra, dicevo, che ognuno deve trovare da sé , ogni civiltà deve trovare da sé la sua verità e la sua nota di risonanza per l’evoluzione spirituale. A motivo maggiore, questo succede fra le civiltà che sono su diversi pianeti, perché io credo che si possa ragionevolmente credere, se anche la scienza non può darcene la prova oggettiva, però si possa ragionevolmente credere e questo lo possono credere tutti, che esistono altre civiltà su altri pianeti. Questo cosmo così sterminato, checché ne dicano le interpretazioni più restrittive secondo le quali la vita sarebbe una cosa così preziosa, così difficile il risultato di elementi ,così difficili il ritrovarsi assieme, che la vita, appunto, sarebbe una cosa estremamente rara, però quanto rara si voglia far essere questa vita, certamente, in miliardi di mondi, da qualche parte questi elementi, come ci sono sulla Terra da qualche parte si sono combinati e quindi è ragionevole credere che in altre parti vi siano altre umanità e altre civiltà. Ecco, queste civiltà, a motivo maggiore, ognuna ha una sua strada da seguire. Allora, se sono veri questi contatti, di oggetti volanti, se sono vere queste ricognizioni e se provengono da altre civiltà, allora, seguendo questo filo generale dell’Insegnamento dato dai nostri Istruttori, io debbo credere che questi contatti non sono fatti per mischiare le due esperienze ma hanno solamente una ragione di conoscenza del tutto alla lontana. Questo potrebbe essere. Naturalmente, in tutti i casi di avvistamenti di oggetti di veicoli interplanetari dobbiamo togliere tutti quei casi dovuti a isterismi, a suggestione, però, togliendo tutto quello che proviene da isterismo, da suggestione,(io non metto in dubbio la buona fede degli avvistatori), da falsi avvistamenti ,se togliamo tutto questo ,qualcosa deve rimanere. Io sono disposto, a titolo personale, sempre seguendo l’indirizzo dato dai nostri Istruttori, a credere che vi sia qualcosa di vero, che qualcosa possa essere veramente venuto da altri mondi per la ragione semmai di ricognizione, di avvistamento più diretto, non mai di contatto. Non di confusione di esperienze, di comunicazione di esperienze, o di scoperte. Questo mai. Anche coloro che dicono di aver avuto contatti con questi esseri scesi dai veicoli stellari, astrali, non parlano di comunicazioni date loro di verità scientifiche e via dicendo, questo non ne parlano. Il contatto è così, un contatto molto epidermico, non approfondito. Allora, difronte a questa cosa, io vorrei sapere che significato possono avere quelle comunicazioni, così dette telepatiche, di persone che dicono di essere in contatto telepatico con abitanti di altri pianeti i quali darebbero a loro, meschinelli, messaggi da divulgare a tutta l’umanità. Questo è un controsenso palese, io faccio appello alla ragione e al buon senso delle persone e dico :” Se queste creature, abitanti di altri mondi, hanno da dire qualcosa all’umanità, cose belle contro pericoli di guerre atomiche che coinvolgono tutto il pianete, se hanno da dire queste cose meravigliose, la maniera più efficace e veramente più determinante sarebbe quella che scendessero col loro veicolo spaziale alla Casa bianca o al Cremlino o in Piazza San Pietro e che facessero un bel proclama per cui allora quello che dicono potrebbe ascoltato.- Ma perché affidarlo a delle povere creature che, quando lo raccontano, nella migliore delle ipotesi, sono ascoltate da coloro che vogliono loro bene oppure sono giudicate come quello che sono, dei fanatici e dei poveri illusi. Mi dispiace colpire qualcuno, ma faccio onore alla logica e alla ragione e devo dire questo.
Pietro Cimatti:
-Si è parlato spesso di reincarnazione, proprio in questo ultimo ciclo; è un tema radiofonicamente nuovo, e quindi, tu capisci, è fonte anche di ansia, anche di incertezze per alcuni amici, per alcuni ascoltatori. Alcuni anzi rifiutano questo tema, la reincarnazione, proprio per un motivo essenziale: dicono che basta questa vita, ne basta una; c’è una sorta di rifiuto della vita come dolore, come sofferenza, come guerra, attraverso il rifiuto del tema reincarnativo. Io mi appello ancora alla tua generosità perché tu spieghi questo.
François:
Vedi caro; per dare la ragione logica della verità della reincarnazione dovremmo fare un discorso più generale, perché certamente per coloro che si accontentano della spiegazione della realtà quale, per esempio, la danno le religioni che non parlano di reincarnazione, allora la reincarnazione non ha alcun senso. Cioè, se l’uomo è posto difronte al bene o al male, e a seconda se sceglie il bene o il male si guadagna una felicità, o non se la guadagna, che durerà tutta l’eternità- intesa, eternità, come tempo senza fine- allora a chi si accontenta di questo, effettivamente la reincarnazione non serve; anzi, direi, complica e sconvolge e disturba la sua fede. Però chi veramente vuole approfondire questo argomento, nel senso di dire: “ E’ mai possibile, però, che l’uomo sia posto difronte a delle prove, l’uomo così fragile? E’ possibile che sia in possesso di un libero arbitrio così assoluto, da poter scegliere il bene o il male al di fuori di ogni influenza?”. Perché, bada bene, se c’è una influenza la sua scelta non è più libera. Ora, che l’uomo sia libero, l’abbiamo già detto in un’altra occasione insieme, assolutamente libero, al di fuori di ogni influenza, è insomma affermare una cosa assolutamente illogica, assurda. Per il solo fatto di avere il corpo, di essere sottoposto a tante limitazioni, l’uomo chiaramente non è assolutamente libero, e quindi, nelle sue scelte, chiaramente, è influenzato, e se è influenzato allora tutto il discorso del far dipendere dalla sua scelta- è vero?- la sua vita futura spirituale cade; chiaramente cade! Ma se noi invece pensiamo che l’uomo è destinato ad evolversi, non solo fisicamente, culturalmente, socialmente, ma soprattutto spiritualmente, allora una sola vita per questa evoluzione non è sufficiente: occorre che l’uomo comprenda in sé tante esperienze, faccia tante di quelle esperienze da costruire la sua coscienza; e prima raggiunge il proprio dovere e fare, cioè, le cose non per il proprio egoismo e il proprio tornaconto, ma proprio perché è ciò che egli deve fare; e poi, in fase successiva, si rivolga agli altri; cioè, non si rivolga più agli altri solo perché quello è ciò che deve fare, ma perché è spinto da un senso di amore e d’altruismo, e via via sempre di più; insomma l’evoluzione comprende questo. Naturalmente, ripeto, tutto ciò non può essere raggiunto in una sola esistenza; ma del resto la reincarnazione nella pluralità delle esistenze spiega anche tutte quelle apparenti ingiustizie che altrimenti sono inspiegabili. Cose tragiche, morti improvvise, creature che nascono infelici, che sono quasi perseguitate dal dolore, per tutta la loro vita; oppure tragedie che fulminano intere famiglie. Tutto questo non è che il mezzo e la conseguenza e l’effetto di cause mosse in una precedente incarnazione, allorché si è fatto qualcosa senza aver compreso; e questo determina, successivamente, la comprensione di qualcosa, l’allargamento della coscienza, attraverso, appunto, il dolore. Ora , tu mi dicevi che molti rifiutano la reincarnazione proprio in nome del dolore, e quindi rifiutano la vita. Però la cosa non può essere vista così relativamente, perché, certo se tu pensi alle esperienze dolorose che tu hai avuto, naturalmente, nel tuo passato- ora io non parlo proprio di morte dei tuoi cari familiari o persone amate, ma di periodi tristi, di difficoltà e via dicendo, di malattia- a distanza di tempo, e più che passa il tempo ti accorgi, e sei in grado di giudicare, quelle esperienze, allora così amare, così dolorose, ora le ringrazi, ora vedi quanto quelle esperienze ti hanno portato e quanto ti hanno arricchito. Ripeto, metto da una parte quelle esperienze dolorose per la morte di persone care- le persone poi, fisicamente non si vedono più-; ma le altre esperienze dolorose, come malattie, come difficoltà della vita, come altre cose che hanno riguardato il tuo intimo essere, le esperienze psicologiche gravose, poi, a distanza di tempo, effettivamente tu sei in grado di dire:” Sì, quelle esperienze sono state così amare, ma mi hanno arricchito, mi hanno insegnato qualcosa, mi hanno formato”. Ora, la vita, chiaramente, per molti è dolorosa; però prima di affermare in senso così assoluto che è solo dolore, e quindi non vale la pena di viverla altre volte, vorrei che ciascuno, veramente, con tutta onestà e in tutta sincerità, riflettesse e guardasse e veramente riconoscesse che molta parte del suo dolore è di natura psicologica; è costruita su convenzioni sociali, è costruita su idee o gusti che egli ha, è costruita sul dar valore a cose , che se ben si vede, valore non hanno. Riflettete, cari amici che mi state ascoltando; pensate che effettivamente grandissima parte della vostra vita è di natura psicologica, e quindi si fonda su quelle che sono le convenzioni umane, su quelle che sono le regole sociali, su quelli che sono i vostri gusti, la vostra personalità, i vostri desideri; e molte volte, tanto per portare le cose all’estremo limite, una signora può soffrire perché non ha un vestito alla moda per andare alla festa: ripeto, questo è un caso limite. Però scendiamo, e guardiamo in noi stessi, e vediamo che certe volte soffriamo, per esempio sul lavoro, perché ci sembra che un collega sia più stimato di noi, oppure perché non ci stima abbastanza, o perché lui ha più di noi: ma tutti questi sono fantasmi della mente, amici. Cerchiamo di meditare su queste ragioni di dolori che vengono dalla sfera psicologica, e vi accorgerete che, veramente, per molte cose, non vale la pena di soffrire. Allora, fatto questo discorso, dico: la vita non è veramente tutto dolore; anzi, se poi si va al di là di quelli che sono gli avvenimenti che ci trascinano e ci coinvolgono e del sapore amaro che questi avvenimenti possano avere, e non sempre hanno- perché ci sono anche le cose belle della vita; quelle facilmente ci se ne dimentica, è vero? Si ha propensione a ricordare le cose, invece, dolorose, accrescerle, a gonfiarle; e ci servono per raccontarle agli altri:” Io sono un martire! Ho sofferto tanto!” per ricevere la comprensione e il compatimento di chi ci circonda, per destare l’attenzione degli altri su noi, è vero? Ecco, allora dico:” Al di là di questo la vita, veramente, vale la pena di essere vissuta, perché ci da un enorme tesoro, una grandissima ricchezza”. E non è una ricchezza materiale, e non è una ricchezza neppure culturale; c’è anche quella, ma c’è qualcosa ancora di molto più importante: è la ricchezza interiore, quello che porta dentro di noi, quello che trasforma in noi. Perché vedi, prima parlavamo di civiltà- è vero?- . Allora siamo abituati a giudicare le civiltà dal grado di cultura, dalle opere che hanno realizzato, e tutte queste cose esteriori; ma il vero valore di una civiltà è quello che quella civiltà è riuscita a dare all’intimo degli uomini che la costituivano; quella è la vera civiltà. Altrimenti, guardate, che cosa rimarrebbe di tutte le meravigliose civiltà del passato? Polvere! Solo dei ruderi. E veramente allora la vita sarebbe una beffa, il tempo cancellerebbe le cose migliori, e le consumerebbe. Mentre invece il vero tesoro che le civiltà costruiscono sta dentro gli uomini! Sta dentro quelle creature che hanno vissuto e costituito quelle civiltà.
Pietro Cimatti:
François…François…io ti devo dire addio per questa sera, il tempo è finito.
François:
Ti ringrazio. Mi scuso per questa mia verbosità, ma spero che a qualcuno sia servito. A presto cari, a presto………