La telefonata di Pietro Cimatti a François – 13/08/1983

Voci di François e Pietro Cimatti

Pietro Cimatti: Buonasera a tutti, tutti gli amici e bentornato a François, che è senz’altro il più atteso degli ospiti di questo programma. Buonasera François…..

François: Buonasera Pietro, buonasera cari amici e ben trovati….

Pietro Cimatti: Siamo veramente felici di ascoltarti. Ho qualche cosa da chiederti; comincerei da qui: io dico che curiosità o necessità, spesso sono mescolate, portano gli uomini, oggi particolarmente, alla ricerca di una soglia, di un nuovo inizio della loro vita; è come se la vita precedente li avesse prima illusi e poi delusi. Alcuni comprano libri, altri vanno in India, cambiano religione; ecco, da te François, vorrei sapere: qual è, veramente, l’inizio del Sentiero, e come si riconosce, e come ci si incammina su questo vero Sentiero?

François: Ecco guarda, è una domanda molto bella, ed io ti ringrazio di avermela fatta. In effetti, è un momento molto particolare perché, non c’è bisogno che lo dica io, moltissimi sono quelli che sono portati a ricercare qualcosa più, per loro soddisfacente, più appagante – sul piano dello spirito, naturalmente parlo di questo. Sembra che quello che hanno conosciuto fino adesso non sia più sufficiente a contenere il loro desiderio di qualcosa di più profondo, di qualcosa che riesca ad essere anche più gratificante sul piano dello spirito. Ed allora, come tu dici, in questa ricerca, molto spesso, scappano fuori delle vie che si rivelano, per loro, chiuse e deludenti. Purtroppo chi ha questa sete di riconoscere le verità dello spirito in forma diversa, facilmente cade nel fanatismo, e facilmente fa e ripete gli errori che erano, magari, della religione alla quale apparteneva e che ha, in un certo senso abbandonato, ripudiato; li ripete forse in una forma peggiore. Perché, se andiamo a vedere certe forme di misticismo- se così vogliamo chiamarle- sono molto più fanatiche, molto meno equilibrate, e chiedono molto più violenza a se stessi, di quanto lo chiedono o lo chiedevano le varie religioni del passato “ufficiali”. Allora, io vorrei dire a coloro che sentono il bisogno di trovare le verità dello spirito in una forma nuova: “State attenti; non vi lasciate abbagliare; pensate sempre che quello che voi venite a conoscere, se è valido, deve suscitare in voi le qualità migliori. Prima di tutto non vi deve stimolare a lasciare gli impegni che vi siete assunti; anche se questi impegni vi risultano gravosi e, al momento, piuttosto traumatizzanti per voi”. Vedo molti giovani, per esempio, che lasciano le loro famiglie, le quali magari si trovano in stato di necessità, per seguire o questa o quella disciplina religiosa, o mistica, o filosofeggiante. Ecco, se veramente l’insegnamento è valido, non deve distogliervi dagli impegni morali ai quali siete tenuti. Succede spesso che, addirittura, alcuni lasciano i figli, o i coniugi, per seguire una strada “spirituale”, una via cosiddetta “spirituale”- è vero? Allora, ancora ripeto: “Certamente, quella via, non ha niente di spirituale.” Perché ciascuno deve per prima cosa fare il proprio dovere nei confronti di coloro verso i quali è tenuto a farlo. Dicono i nostri Maestri: “ Cominciare da poco e da vicino”. Quindi, se qualcuno vuol meglio seguire la via della spirito – e di questo ce n’è bisogno, la via dello spirito, non inteso come seguire una ritualità del tutto esteriore, ce n’è bisogno – la vera via dello spirito che è quella che conduce poi alla pace, all’equilibrio, alla rettitudine, è vero?, e alla serenità interiore – , chi vuol seguire la vera via dello spirito, deve cominciare con l’essere migliore lui stesso, ma non andando in romitaggio, non uscendo dalla società ed entrando in una corporazione religiosa, o in una sorta di organizzazione, bensì cominciando da poco e da vicino. Ecco, mi raccomando, coloro che sentono questo desiderio, di tenere presente questo; che debbono cominciare da poco e da vicino, e che se la via che hanno trovato riesce a suscitare le loro qualità migliori e a far fare il loro dovere nel modo migliore, tutto allora è valido; altrimenti, se li distoglie dai loro impegni, è una via errata.

Pietro Cimatti: Ora, François, ti volevo chiedere :  è l’eterna, semplice, abissale domanda dell’uomo- sono poi, i perché dei bambini – che l’uomo non riesce a risolvere e porta spesso con sé nella tomba : perché sono nato ?perché sono qui ? è proprio la domanda che tutte le filosofie e tutte le religioni, e anche le scienze, hanno affrontato; ma , ahimé, ogni giorno la si ripropone come nuova; nascere, morire, vivere; perché?

François : E’ una bella domanda anche questa; però bella in un altro senso: bella come mole di risposta alla quale bisognerebbe sottostare per essere esaurienti – è vero ? ecco; perché si nasce, perché si muore, perché si esiste. Le risposte che sono state date dalle varie filosofie, dalle varie religioni, alla luce della logica alla quale l’uomo deve fare appello – alla quale l’uomo di oggi fa appello molto spesso, anzi direi quasi sempre – non reggono. Non reggono perché la figura della divinità – naturalmente bisogna ricorrere alla figura della divinità se si vuol trovare un motivo dell’esistenza, perché, se allora non si crede che esista qualcosa di superiore, una ragione che va oltre, diciamo, il semplice caso, allora chiaramente non c’è bisogno : è il caso. Perché ? Non c’è nessun perché. Se il caso è alla radice di tutto allora non c’è nessun perché; è una cosa fortuita, è vero? – però, per quel ricorso alla razionalità e alla logica cui mi riferivo, io vorrei dire, proprio sinceramente, che uno si domandasse : ma coloro che dicono che tutto è frutto del caso sono ritenute delle persone intelligenti, che non si lasciano influenzare, delle persone raziocinanti. E allora, io domando, e ognuno se lo domandi: “ Ma veramente vi sembra logico, e razionale, e possibile, che tutto venga dal caso ?” Sostenere che tutto è frutto del caso  è l’affermazione più illogica, più inverosimile che l’uomo possa fare. Quindi chi crede che tutto sia frutto del caso non è assolutamente una persona razionale. Questo lo dico non come affermazione, così, ma se voi andate a guardare come è strutturata la vita, come è possibile che il cosmo si sia sviluppato, come è nato, si trova un insieme d’intelligenza che assolutamente non può essere fortuita. Non è possibile. Fece il Maestro Kempis un bellissimo esempio, che io amo ripetere a tutti gli amici che mi stanno ad ascoltare: “ Se in una scatola noi mettiamo un orologio tutto smontato – è vero?  –  e cominciamo ad agitare questa scatola, può darsi che dopo miliardi e miliardi di agitazioni  l’orologio si ricomponga e cominci a funzionare. E questo sarebbe il cosmo. Può darsi, per un caso, tutti gli elementi che concorrono a formare la vita, e quindi poi tutta l’evoluzione, per caso si siano messi insieme e il cosmo si sia messo in movimento e in sviluppo- è vero?- ma se nella scatola, anziché mettere i pezzi di un orologio, ci mettiamo tante pietre, potete agitare quanto volete, il caso può mettere il suo zampino quante volte volete, ma l’orologio non si comporrà mai. Quindi, è impossibile che quell’orologio meraviglioso che è il cosmo- e che è meraviglioso ormai è riconosciuto universalmente- si sia formato per caso- è vero?”. Allora, se si crede che all’origine non vi sia il caso, allora si crede che esiste qualcosa di superiore, che vi sia una finalità, che esista Dio. Allora, dicevo prima, che quella risposta che danno le religioni a proposito della ragione per la quale l’uomo esiste, è una risposta che non soddisfa, che non è razionale, che non appaga. Proprio perché questa figura di Dio è dipinta male, è concepita male. E quindi l’uomo si ribella al vedere Dio in un certo modo. Ora non sto qua a fare la critica delle varie concezioni del divino che sono state fatte; però io dico che la nostra razionalità arrivi a farci concepire un Dio che non può essere staccato, diviso, da tutto quanto esiste. E un Dio, soprattutto, che sia coscienza, che sia “sentire” che sia amore; e che noi siamo parte di Lui: e con Lui siamo un solo essere. E quindi quel nostro vibrare, agire, vivere, essere, esistere, è parte integrante dell’esistenza divina. In questo senso noi siamo Suoi figli ed Egli ci è Padre; in questo senso. Allora, se riusciamo ad ammettere questo, forse questa figura di Dio diventa a noi più vicina, e noi possiamo comprendere la ragione della nostra esistenza, che è la ragione della Sua esistenza; possiamo comprendere che al di là di quelle esperienze amare che ci accadono, talvolta giornalmente e per anni, esperienze dolorose e traumatizzanti, c’è una ragione ed è una ragione meravigliosa: non di punizione ma anzi, di misericordia, di amore! Perché attraverso quelle esperienze noi riusciamo ad unirci a Dio coscientemente. Cioè proviamo la coscienza di essere parte della esistenza di Dio. Ecco, questa forse è una visione, perlomeno per me e per gli altri amici, che può dare un senso alla vita dell’uomo, il quale non esisterebbe. Pensate a quante civiltà sono trascorse e sono rimaste in polvere: allora tutto quel valore di quelle civiltà è andato perduto? No, se ciò che quelle civiltà hanno dato è stato l’aumentare la coscienza degli individui, di quegli esseri che hanno vissuto quelle civiltà. E’ soprattutto un arricchimento interiore. Così lo scopo della vita dell’uomo è un arricchimento del suo “sentire”, della sua coscienza; e questo arricchimento cresce, cresce e diventa tale fino a che l’uomo non prende coscienza di essere uno con il suo creatore- se così vogliamo chiamarlo- con Dio.

Pietro Cimatti: Io ti ringrazio François; c’è ancora del tempo, ma non voglio chiederti più nulla. Vorrei che parlassi tu agli amici; hai qualcosa da dire?

François: Ecco, vorrei ribadire questo discorso; cioè ricordarlo a tutti, perché la vita porta molto spesso, l’ho detto prima, le esperienze amare, porta lacrime- è vero?- e, particolarmente in questo momento, sembra che tutto crolli e che il dovere dell’uomo sia quello di essere furbo, sia quello di riuscire a truffare gli altri, a vivere disonestamente- la disonestà è giustificata purché porti all’arricchimento del disonesto. Ora io non vorrei sembrare un vecchio barbogio che vuol fare il moralista a tutti i costi; però, ciascuno si domandi se è possibile e concepibile un mondo nel quale ognuno cerca di frodare l’altro, nel quale proprio in virtù della sete di frodare gli altri per trarne il maggior profitto, non ci si possa più fidare di nessuno; nel quale non esista più il sentire, il sentimento, se vogliamo, nel quale appunto, tutti i sentimenti siano banditi, perché nemici di quel profitto, di quell’arricchimento che ognuno avrebbe il “dovere” di raggiungere. No, certo! Io credo che nessuno vorrebbe un mondo così fatto. Eppure è il mondo così come è concepito adesso, è vero? E allora, se voi siete convinti che un simile mondo non possa esistere, se voi volete che non esista, allora opponetevi!: non insegnate ai vostri figli a fare il furbo, ma insegnate loro piuttosto questi princìpi. Insegnate che un mondo così non potrebbe che portare alla distruzione dell’uomo contro l’uomo, e quindi è un mondo da ripudiare. Non lasciatevi influenzare da quello che state vivendo, dalla corruzione di coloro che dovrebbero anzi essere onesti e retti, perché sono alla guida vostra, in un certo senso; non lasciatevi influenzare. Loro stessi, con il loro modo di agire, hanno la loro condanna. E quindi siate invece convinti che il mondo nuovo da costruire è tutto l’opposto; non si basa sulla disonestà e sull’arraffare; sul voler togliere agli altri più possibile, cercare di corromperli, cercare di ingannarli per accaparrare quel che più si può accaparrare. Ecco, questo mi raccomando.

Pietro Cimatti: François, devo salutarti. E con questa raccomandazione dobbiamo lasciarci, caro….è finita…..

François: Ti ringrazio e saluto tutti, buonanotte e a presto….