La telefonata di Pietro Cimatti a François – 26/12/1983

Voci di François e Pietro Cimatti

Pietro Cimatti: Buonasera a tutti gli amici ascoltatori e buonasera François! Bentornato a questo ciclo di telefonate in diretta……

François: Buonasera caro Pietro, e buona sera a tutti gli amici che trovo qua volentieri; che hanno, con le loro gentili richieste, reso possibile questo mio ritorno.

Pietro Cimatti: In questo periodo di auguri, François, il tuo pensiero e il tuo augurio riguardo a questo periodo di grandi tensioni, direi totali, anche internazionali, che determinano una sorta di atmosfera psichica di pessimismo, di sconforto, così che la gente tenda a sentirsi peggio di quanto effettivamente stia, quasi che fosse contagiata, appunto, da questa atmosfera psichica.

François: Ecco, è vero caro, tu hai detto bene: questo “contagio psichico”. Ora, parlare di questo argomento nei tempi attuali è una cosa un po’ che desta qualche perplessità in molti ascoltatori. Perché, che cosa significa “contagio psichico”? Se si pensa che sino al secolo scorso addirittura non si credeva neppure al contagio fisico, e non si sterilizzavano gli strumenti chirurgici! Che cosa possa significare addirittura il contagio psichico, per taluno è una cosa che non si immagina facilmente. E però c’è stata – è vero?- Una sorta di gradualità, no? Hai visto? Dal contagio fisico si è passati poi a trovarlo, a scoprirlo; poi si comincia in parapsicologia a credere al contagio psichico. Che cosa sia questo credo che molti ascoltatori lo sapranno, ma comunque , se ve ne fossero di quelli che non lo sanno, lo dirò volentieri. Può significare tante cose, ma principalmente che quando si verificano certi fenomeni, e di questi fenomeni ne è data notizia ad altri, si sono saputi e risaputi, succede che gli stessi fenomeni avvengono presso altre persone. E allora si dice che queste persone hanno subìto un contagio psichico, che ha fatto scattare qualcosa in loro, per cui sono attori essi stessi degli stessi fenomeni che hanno e che si verificano da altre parti. Ma il contagio vero e proprio psichico del quale voglio accennare brevemente questa sera- su tua gentile richiesta- non è questo. E’ proprio quello che ha alla base la comunicazione psichica fra gli esseri. Forse, come nel secolo passato, molti non credevano al contagio fisico, oggi non si crede al contagio psichico di questo genere. Cioè, non si può pensare che i pensieri di tensione, di preoccupazione di una persona possano in qualche maniera andare a colpire altre: cioè a costruire un frammento di atmosfera psichica che poi può, in qualche maniera, essere captata da altri esseri che non hanno nessun motivo per essere tristi o tesi. Ma siccome tutta la realtà è una cosa sola, un Tutto Uno – e di questo ce ne hanno dato conferma ( non certo “ scientifica” , ma di “sentire” ) i grandi spiriti, i grandi illuminati, i quali tutti affermano che tutto l’esistente è Uno – allora si può ragionevolmente  credere che anche l’atmosfera psichica, cioè quella che raccoglie i pensieri, gli stati d’animo di tutti gli uomini, sia costituita appunto da questi pensieri, da questi stati d’animo, fino ad essere quasi un “ ente psichico “; così come si può parlare di un ente dell’atmosfera fisica – è vero? – allo stesso modo. Ecco, che cosa succede? Succede che in questo particolare momento, vuoi per difficoltà oggettive, che vi sono sul piano mondiale, di vario ordine; vuoi per una cerata strumentalizzazione – diciamolo pure chiaramente – di questi momenti difficili, da parte di persone che hanno interesse a mettere in evidenza queste difficoltà ( perché in questo modo, allora, si crea una sorta di direzione e di interventi in un certo senso, per cui si “debbono” fare certe cose , le quali hanno certe  priorità proprio per la difficoltà del momento –  si dice, è vero? – e così non se ne fanno certe altre ); vuoi per altri motivi, per un complesso di ragioni si crea questa atmosfera, non solo a livello conoscitivo, di notizia, ma proprio psichica, di tensione. E questo spiega come certe persone, le quali non s’interessano proprio in maniera diretta, oppure sentita, di quello che succede nel mondo, – ma prendono così, come notizie di cronaca, ma senza però rimanere profondamente interessati o  sconvolti – tuttavia provino in se stesse una sorta di malessere, di tensione, di scontentezza, di tristezza. Così, dico a coloro che mi stanno ascoltando: forse, ripensando a questo periodo, ai giorni passati, ai mesi trascorsi, ricorderà certamente di essersi sorpreso a dire: “Ma strano! Io non sono contento; ho qualcosa, un malessere addosso, qualcosa che mi disturba; ma , in effetti, la vera ragione di tutto questo non ce l’ho; oppure, se l’ho, l’ho in minima parte. Ecco, questo è proprio il risultato di questa atmosfera psichica che è in questo momento e che è alimentata, ripeto, dalla mancanza di speranza degli uomini, e dal desiderio di alcuni di fare apparire ancora più tragico quello che, già di per sé, lo è abbastanza .

Pietro Cimatti: C’è un rimedio a questo, François?

François: Il rimedio è molto difficile. Perché ? Perché dire che cosa potrebbe esservi di rimedio potrebbe suonare come un “Tira a campare”; invece non è così. Ognuno, che in un certo momento della sua giornata si sente travolto da certi pensieri neri, per cui sembra proprio che certi problemi che deve affrontare siano insormontabili e da un momento all’altro lo debbono travolgere, deve cercare di concentrare il suo pensiero su se stesso e fare proprio un atto di volizione per scacciare ciò che è comunemente conosciuto come paura; tanto la paura non risolve niente, ma aggrava e peggiora tutto. Deve cercare, cioè, di togliersi di dosso la paura che può venirgli da sapere di dovere affrontare certi problemi che a lui sembrano più grandi di lui. Ecco, se riesce a fare una piccola breccia in questo spettro che sta difronte a lui e che vuole terrorizzarlo, poco a poco acquista padronanza di sé e riesce a dominarsi e a raccogliere tutte le energie che ha per affrontare, con tutte quelle energie, i problemi che deve affrontare. Altrimenti le energie si disperdono nel cacciare la paura, nel cercare di non affondare, nel dibattersi, nel rimanere completamente vittime di questi problemi. E’ come se uno perdesse il senso della direzione, della prospettiva; è come se uno non sapesse più  andare avanti. Mentre, cercando di aprire questa piccola breccia nel fantasma che sta davanti, si riesce- a poco a poco, lo ripeto- a diventare padroni di se stessi fino a dominare il problema e a non lasciarsi dominare. Naturalmente voi direte: “Questi sono tutti bei discorsi; però, all’atto pratico, fra l’uno e l’altro c’è una bella differenza!”. Questo è sottointeso; ognuno ha dei problemi, ed è solo lui che sa come vederli e di quale gravità sono. Però, molte volte si è portati ad esagerare; proprio, ripeto, sotto l’influenza dell’atmosfera psichica: e allora si sopravvalutano. Ecco, cercate di non sopravvalutarli per rimanere padroni di se stessi ed usare tutte le proprie energie per affrontarli e risolverli.

Pietro Cimatti: François, ti ringrazio. Ora, proprio come portavoce del Cerchio Firenze 77 e dei grandi spiriti, io ti vorrei chiedere una cosa, molti ascoltatori me ne hanno fatto precisa richiesta, ed è questa: quale può essere il modo giusto di pensare, di rivolgersi proprio, nel proprio cuore, ad un caro scomparso? E’ un tema molto doloroso, molto importante, molto quotidiano.

François: Le cose che si possono dire a questo proposito sono, forse, belle e possono essere di conforto; però si basano tutte su di un atto di fede, per l’uomo di oggi abituato così al raziocinio: cioè a credere che qualcosa sopravviva alla morte del corpo fisico. A questo proposito io penso, però, che per arrivare veramente, se non a credere, ma a pensare che questa sia una cosa probabile, non occorre fare un atto di fede, nel vero senso della parola, ma con delle semplici cognizioni che sono alla portata di tutti, si può arrivare a capire che tutto quanto è intorno a noi ha un senso, non può essere frutto del caso. Perché, ho avuto modo di dirlo altre volte il caso potrebbe al limite avere dato l’avvio a tutto, ma poi non basta solo l’avvio; debbono esserci delle leggi, dei principi in ordine ai quali poi tutto si è svolto e l’evoluzione è cominciata. Quindi non si è trattato solo di mettere insieme certe sostanze ed elementi chimici, da cui ha avuto inizio la vita. La vita è un processo assai complesso, e se anche si fosse creato un certo numero di cellule viventi, a un dato momento, come fatto casuale, poi, immediatamente dopo, quelle cellule si sarebbero spente; perché raggiungere la vita significa poi creare, seguire un processo alquanto complesso, anche a considerarlo al di là dell’evoluzione che si è svolta poi nel corso delle migliaia di anni, dal momento in cui sono apparse le prime cellule viventi sulla Terra – è vero? – quindi il caso, anche ammesso che vi sia, può dare inizio, attraverso accostamenti di sostanze e di elementi, alla vita; ma se non c’è qualcosa dietro, per cui questa vita segue un ordine – in tutte le sue funzioni – di evoluzione, di riproduzione, e via dicendo, certamente la vita si sarebbe immediatamente dopo spenta. Quindi, se il caso non esiste, allora c’è una finalità. E se c’è una finalità allora abbiamo già detto – perlomeno ammesso in parte abbondante – che non esiste solo la materia, c’è qualcosa che trascende la materia.  Da questo punto allora – io ho detto molto brevemente e succintamente, ma ognuno può fare gli approfondimenti che meglio crede – non c’è che da fare un altro sforzo per credere che questo essere, così meraviglioso e complesso, che è l’uomo, non debba finire con la morte del suo corpo.  Se poi, anche al di là di quello che è la scienza vera e propria, ma si vanno ad osservare certe discipline nuove – è vero ? (io ho udito con molto piacere quello che il prof. Sodaro ha detto a proposito delle reversioni psichiche; molto interessante! Da buon scienziato lui ha detto: “ Questi sono i fatti; poi la spiegazione siamo cauti a darla “) – Però dico, tanti sono gli indizi  che possono in qualche maniera far credere che veramente non si muore con la morte del corpo. Che cosa poi sia dopo, allora ognuno potrà approfondirlo secondo le sue tendenze religiose  o filosofiche…. Perché poi ci troviamo di fronte a una vastità° di leggende – è vero ?-  che debbono essere purificate dalla logica dell’uomo di oggi, anche quelle, riviste, revisionate, ecc.. Però è sufficiente credere che non si muore con il corpo. Se non si muore con il corpo, allora come rivolgersi e come continuare una relazione fra coloro che il corpo l’hanno e coloro che il corpo l’hanno lasciato? Ecco, vi dico subito, e qua vi prego di fare, a questo proposito, un atto di fede, se volete che io dica qualcosa di più che delle semplici parole….

Pietro Cimatti: E’ questo che vogliamo…..

François: Ecco. Allora, vi dico subito che ho fondato motivo per credere, non per fede, ma proprio direi, in un certo senso, per esperienza diretta, no?, per una cosa così, che io posso, per mia fortuna ripetere, avere di essa la ripetibilità, che coloro che hanno lasciato il piano fisico – lasciato lasciando il corpo fisico- possono ancora vedere ed essere in comunicazione con coloro che, nel piano fisico, nel mondo fisico, ancora rimangono. Vi sono arrivato, a questa convinzione, proprio per una fortuna, direi, e credo che ognuno del resto, prima o poi, vi arriverà….. Con un poco di buona volontà, con un po’ di fede, anche. Allora, il distacco grande esiste solo per coloro che rimangono.  Ma anche coloro che rimangono non debbono pensare a questa dimensione più sottile della fisica come qualcosa di tenebroso, di pauroso, perché è qualcosa, invece, di meraviglioso. Proprio attualmente sono stati fatti degli studi, perlomeno delle relazioni, su coloro che hanno subìto, diciamo, la morte clinica e poi sono tornati in vita. E le spiegazioni, anche qua, sono diverse; fra le quali, però, una da non scartare è quella che, veramente, queste persone abbiano fatto capolino in una dimensione diversa per poi riprendere il corpo. E che le loro impressioni di beatitudine, di felicità, di amore, da cui si sentivano avvolte, non fossero semplicemente dei conati dovuti al cervello- è vero?- che era rimasto privo di ossigeno; ma proprio veramente qualcosa che si trova in una dimensione diversa.

Pietro Cimatti: François, vuoi dire un’ultima cosa? Io ti ringrazio prima che vada su la musichetta di questo programma. Devi dire un’ultima cosa a tutti gli amici che ti hanno atteso?

François: Sì, vorrei dire tante cose; perché io non vorrei parlarvi facendovi fare degli atti di fede, come fino ad ora siete stati abituati a fare; non occorre fare degli atti di fede. L’uomo può credere, con le cognizioni che ha adesso alla sua portata, di semplice istruzione; può avere in sé, non dico la parola oggettiva, ma di poter credere con ragionevolezza che la realtà non è solo fisica. E allora, quando crederà a questo, invece di farsi un dovere di rubare il più possibile, quando deve fare un conto, farà di meglio.

Pietro Cimatti: Buonanotte François!

François: Buonanotte, caro Pietro. A presto a tutti, a presto.