Lo scopo dell’insegnamento filosofico

François: “Allora, miei cari, eccoci qua riuniti: io spero in una bella atmosfera amichevole, perché lo scopo principale di queste comunicazioni dei Maestri è quello di divulgare l’insegnamento; far vedere l’insegnamento occulto sotto una luce di rinnovamento, veramente grande: sia per quello che viene detto in più alle cose che fino ad oggi si conoscevano, sia per-proprio-il modo nuovo di presentare l’insegnamento esoterico o occulto. Voi vedete come i Maestri  rifuggano dal dire cose con l’autorità di “Io lo dico, quindi, non c’è bisogno di dimostrare; voi dovete necessariamente crederlo”. Tutt’altro, è vero? Fondano sempre la loro affermazione sulla logica soprattutto, e sulla possibilità vostra e nostra di seguirli, senza fare dei grandi sforzi di comprensione. E questo è già un nuovo modo di presentare l’insegnamento occulto; perché una volta ci si preoccupava poco della capacità dei seguaci, degli interessati, di seguire o non seguire: questa era la verità che ti tornasse o non ti tornasse, che fosse consona alla tua mentalità o non lo fosse erano problemi tuoi, l’insegnamento era questo e basta. Mentre adesso un’accortezza dei Maestri è proprio quella di parlare un linguaggio che sia da tutti comprensibile; e da qui naturalmente i diversi tipi di voci che si rivolgono a voi; parlando con parole vostre e soprattutto alla vostra mentalità cosicché voi possiate capire. E questo insegnamento, in questo modo vi diventa familiare come in nessun altro modo potrebbe essere. Allora presentare, dicevo, l’insegnamento occulto in una veste che sia accessibile a tutti, comprensibile a tutti. Inoltre, come ho detto all’inizio, aggiungere cose nuove, inedite, che nessuno prima di ora ha mai detto pubblicamente per lo meno, e che danno la possibilità di comprendere più puntualmente, più precisamente, più esattamente, più approfonditamente le verità che sono dietro ciò che appare. E questa è una cosa importantissima, andare oltre ciò che appare per capire che la verità, la realtà, è diversa da quella che l’uomo può supporre. L’uomo, della verità, della realtà ne vede un’immagine e naturalmente come tutte le cose che in qualche maniera interpreta, la interpreta a modo suo secondo il suo modulo, secondo la sua natura, è vero? Certo, voi direte, gli animali la interpretano in chiave animale, l’uomo la interpreta in chiave umana. E invece ciò che i Maestri vogliono condurvi a raggiungere è proprio la interpretazione più vicina possibile che voi potete dare alla Realtà Oggettiva, alla Realtà Assoluta. Quindi, in qualche maniera vi fanno fuoriuscire dalla vostra condizione umana per capire che la realtà non può essere fatta solamente a immagine e somiglianza dell’uomo. Mentre le concezioni della realtà che l’uomo da’ sono sempre molto simili alla umana, sono cioè tutte in chiave antropomorfa. Tant’è vero voi guardate l’immagine che viene data di Dio Assoluto, è vero? Non si parla affatto di Assoluto: Dio è un uomo, un potente monarca, qualche volta un despota e via e via e via; oppure una figura d’amore ma  estremamente umana, no? E questo non può essere così, naturalmente voi lo capite, perché deve essere qualcosa che va oltre il lato, la condizione umana, seppure importantissimi, come tutto quanto esiste nell’esistente, nel manifestato, tuttavia non sono la cosa più importante che vi sia. E questo ce lo dimostra la natura: l’uomo è una creatura molto molto importante, però la natura non fa preferenze-lo abbiamo detto tante volte, è vero, cari?-fra un uomo e un animale, perfino fra un uomo e dei semplici batteri, non fa alcuna preferenza: vince chi è più forte, e  l’uomo non è detto che sia più forte di un batterio, tant’è vero che l’uomo muore fisicamente e non muoiono solamente i batteri. Quindi sarebbe errato pensare che la realtà fosse fatta a immagine e somiglianza dell’uomo. Cosa invece che più o meno le religioni, le filosofie e tutti gli altri tipi di discipline attinenti al pensiero dell’uomo hanno sempre inconsapevolmente affermato-dico anche inconsapevolmente, perché non era fatto a sommo studio, è vero?-però è facile per l’uomo ricondurre tutto alla sua dimensione. Cosicché,  quando anche ha un’illustrazione della realtà oggettiva, della realtà che esiste, del mondo com’è, senza volere la adatta alla sua condizione e alla sua mentalità: la rende antropomorfa. E questo è un grave errore. Quindi bisogna saper comprendere più precisamente, bisogna fuoriuscire da questa condizione umana, e i Maestri con il loro insegnamento ( veramente sono Maestri anche in questo) riescono a farlo in una maniera molto molto efficace. Ora è naturale però chiedersi: che importanza ha conoscere una realtà più vicina possibile a quella esistente? Di per sé la cosa può avere semplicemente un valore eruditivo, cioè un valore di conoscenza, di appagamento di una curiosità per chi l’abbia, oppure, così, qualcosa che può dargli un certo tipo di cultura. Però, se questa concezione della realtà la si approfondisce, la si condivide, la si accetta nella convinzione-e quindi la si assimila- è molto di più che una semplice conoscenza; perché è capace di aprirvi qualcosa dall’intimo che traduce in vostra natura acquisita quegli ideali morali, i più importanti naturalmente, che sono stati in qualche maniera proclamati o additati da tutte le grandi spiritualità. E, dico, in natura acquisita perché non è qualcosa che vi viene detto come un principio da seguire, una regola di buona condotta da rispettare senza sapere bene perché, no. E’ qualcosa che voi seguite senza alcuno sforzo, perché è talmente logico che sia così, che diventa qualcosa che non si può fare a meno di seguire. L’amare gli altri come se stessi, (si si è ben compreso il concetto della Realtà che i Maestri danno), non diventa un comandamento così utopico, che ci si ricorda che vi sia solo quando si va a sentirlo ripetere nelle chiese una volta all’anno, o alla settimana, o al mese, ma è qualcosa che è estremamente logico, è proprio una conseguenza, direi, logica di questa realtà che i Maestri ci illustrano e cercano di farci comprendere. Per cui è una cosa che si fa proprio nella piena convinzione, perché se ne comprendono le ragioni dell’esistenza, le ragioni che la fanno essere; si comprendono le ragioni che si deve amare gli altri come se stessi, che sono estremamente logiche, non sono ragioni moraliLa morale che scappa fuori da una logica incalzante che non lascia spazio a nessuna piega, nessun risvolto, nessuna ombra di dubbio. Quindi-cari-può darsi che l’insegnamento filosofico non sia adatto a tutti, però, in ogni caso, è sempre detto in maniera che, con un po’ di sforzo, può essere compreso. E si deve ricordare, ripeto, che lo scopo -il filosofo ricordi- che lo scopo dell’insegnamento filosofico è quello di giustificare logicamente, comprensivamente la morale. E il moralista, ricordi, che l’insegnamento filosofico non è che una parte, diciamo, ampliativa del suo insegnamento morale e che proprio seguendo la morale, senza forse domandarsi altra ragione, come fanno certe persone moraliste, ma non nel senso deteriore, cioè, coloro che seguono la morale perché veramente ne sono convinti, è un fare della filosofia la più logica e la più giusta che vi sia. Non vi sia quindi una divisione fra filosofia e morale, come non vi è nell’insegnamento dei Maestri, perché entrambe fanno parte di un sol costrutto: una è una spiegazione della Realtà e l’altra è la condotta, il comportamento, il  modo di porsi di fronte a questa Realtà”.

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