Brani tratti dal libro LE GRANDI VERITA’,[1] pp. 69-74
François: “La funzione della famiglia nella storia dell’uomo è stata quella di creare un legame morale fra individui facendo leva sui vincoli di sangue, quindi una funzione di stretta relazione imperniata su una serie di doveri e di diritti reciproci più che su un vero e proprio affetto. D’altra parte l’affetto non si può imporre, per cui essendo la famiglia una istituzione che costituiva un baluardo contro le avversità della vita, un modo per meglio resisterle, se non vi era l’amore a tenere riuniti i famigliari doveva esservi qualcosa che si può imporre: il diritto e il dovere. Quella di raggiungere una unione fra gli individui, una collaborazione simbiotica, e, da ultimo, una comunione amorosa, è la meta che la natura riserva gli uomini. I primi tentativi, i primi semi di una tale unione la natura li ha realizzati spingendo gli individui a riunirsi in famiglie, in gruppi; paradossalmente, ha rafforzato il legame all’interno di ogni gruppo attraverso il contrasto ed anche le guerre fra le famiglie, i gruppi, i popoli. Tutto questo non appariva e non appare agli occhi degli uomini, i quali si riuniscono in famiglie per trovare una sistemazione, una regola di vita, e si dichiarano guerra per futili motivi. Il fine ultimo a cui mira la natura – che è quello di insegnare agli uomini ad amarsi, sia pure a volte attraverso l’odio – non si mostra evidente. L’uomo lo raggiunge inavvertitamente soggiacendo alle regole di un codice di diritti e di doveri. Quello che, cosiddetto, può sembrare un tranquillo modo di vivere, all’atto pratico è invece un alternarsi di esperienze faticose e dolci, di lotta e di conquista, di successo e di delusione, di gelosia e di orgoglio: è, in sostanza, gran parte della vita e perciò dell’evolvere dell’uomo. Se non vi fossero stati vincoli famigliari, ognuno avrebbe vissuto solo per se stesso e molti avrebbero finito col soccombere. Ora, ciò a cui mira la natura è di sostituire i diritti e i doveri con l’affetto”.
L’utopia realizzata
“L’unione di due esseri non sarà più una sistemazione ma un reciproco aiuto dettato da amore sincero. Gli uomini faranno vita in comune senza necessità di sancire l’unione con un rito o con un atto formale: sarà l’affetto che cimenterà il patto, e se l’affetto verrà meno e la separazione potrà danneggiare qualcuno, sarà il senso del dovere, il desiderio di non nuocere, a tenere unita la famiglia se famiglia si potrà chiamare. Coloro che si uniranno per creare un nucleo, lo faranno col massimo senso di responsabilità. Il reciproco rispetto sarà tale che se anche incontrassero altri affetti non verranno mai meno al patto morale che liberamente avranno contratto, se entrambi non desidereranno di farlo. E nel caso in cui saranno stati creati dei figli, la cura per essi, il loro bene avrà la priorità su ogni altra situazione, su ogni altro affetto. Sarà chiaro che i figli debbono crescere in un ambiente di pace, di armonia e di affetto, perciò ogni proposito dei genitori che si concretizzasse ad una minaccia al bene dei figli sarà accantonato anche a costo del sacrificio personale. Chi si unirà per procreare sarà conscio degli impegni che con una tale intenzione si assumerà; ma non saranno impegni posti da una rigida legislatura, bensì da un profondo senso del dovere. Sarà una condotta che non sarà tenuta per qualche coercizione esteriore ma per un reale, intimo sentimento. Il non nuocere all’altro, sia esso compagno o figlio, sarà l’attenzione maggiore che ognuno avrà, il proposito più sentito di chi avrà scelto di vivere in compagnia. Quello che voi chiamate matrimonio, cioè l’unione di due esseri, avverrà solo quando l’unione sarà il coronamento di un amore reale e realizzato; un amore che non conoscerà alcuna condizione né condizionamento, né limite, né ostacolo; un amore che avrà le sue radici in passate esistenze o che sarà preludio a future unioni. Chi si sentirà invece desideroso di molteplici esperienze sessuali od anche affettive non sarà costretto a giurare duraturo amore per averle: in tutta sincerità farà conoscere le sue intenzioni e allorché sarà accettato, lo sarà senza riserve, e chi lo accetterà saprà quale sorte potrà avere una simile compagnia. E’ certo che le figure del maschio cacciatore e della donna preda – oggetto, e viceversa, non esisteranno più. Un tale tipo di rapporto così squallido non sarà più desiderato e non vi saranno più uomini che si vanteranno delle loro conquiste sessuali, perché ciò non sarà più un merito o qualcosa di gratificante agli occhi altrui, al contrario apparirà ciò che realmente è: il vizio della dissolutezza, qualcosa di cui non vantarsi. Il tradimento dell’adulterio, oggi così diffuso, che nella sua grande parte dei casi nasce dal desiderio di avere altre esperienze sessuali, cadrà spontaneamente venendo meno, negli uomini, una visione esasperata del sesso quale l’hanno attualmente. Infatti essi non si cercheranno più per dare sfogo al loro istinto sessuale represso; piuttosto sarà l’affetto che si completerà nell’atto sessuale. Non essendo più l’atto sessuale la ragione della ricerca di compagnia, ma essendo invece l’attrazione del vero amore, verrà meno uno dei principali motivi che spingono all’adulterio e l’infedeltà sarà pressoché sconosciuta. Ciò non vuol dire che ogni individuo amerà solo i suoi familiari; anzi, l’affetto si estrinsecherà molto più liberamente. Vincoli affettivi si creeranno con nuovi incontri e si accenderanno con ritrovarsi di affetti di altre vite. L’uomo sentirà molto di più la reminiscenza di altre vite e riconoscerà, per uno slancio interiore chi ha amato in una precedente condizione. Ciò sarà così diffuso che non desterà meraviglia lo stabilirsi di un rapporto umano così intenso fra tanti che non saranno legati da vincoli di sangue. E come una vera madre può amare contemporaneamente più figli senza nulla togliere all’uno o all’altro, così l’uomo del futuro potrà bastare, appagandoli pienamente, a più affetti. La gelosia non sarà conosciuta perché nessuno si sentirà escluso. Ognuno, più che essere amato, desidererà amare. E come il vero padre non è geloso se il figlio ama anche la madre, così nessuno soffrirà se colui che è amato amerà anche altri; anzi, costituiranno oggetto di amore e non di rivalità. Da una parte vi sarà la consapevolezza che amare non significa possedere, ma semmai donare; d’altra parte si avrà la squisita sensibilità di amare tutti, ma di amare di più e di essere più vicino a chi ha più bisogno di amore. Ogni amato istintivamente conoscerà il segreto per annullare la gelosia di amore, che è quella di dare al geloso la certezza che altri non sono a lui preferiti; ma al tempo stesso farlo essere consapevole e farlo riflettere che nessuno può essere posseduto interamente così come si possiede un oggetto”.
Il mondo dei figli
“I figli costituiranno l’interesse predominante della famiglia, essendo l’unico motivo che avrà spinto i genitori a vivere in comune, contraendo tuttavia un patto morale per cui ogni eventuale difficoltà di relazione fra loro, di comune intesa, passerà in secondo piano rispetto al bene dei figli. Attorno ai figli, quindi, e quindi non alla coppia, graviterà la futura famiglia. Amare e donarsi così tanto ai figli da liberamente e con convinzione sacrificare i propri desideri di evasione non significherà tuttavia essere dei genitori permissivi; l’educazione sarà massimamente comprensiva dei problemi personali dei ragazzi ma al tempo stesso si saprà che la forza del carattere e la volontà si sviluppano non certo togliendo ogni preoccupazione e dando tutto quello che è desiderato, ma al contrario facendo risolvere a ciascuno i propri problemi, facendogli pagare il prezzo della conquista dell’oggetto desiderato. Amare significa comprendere, ma comprendere non significa secondare tutti i capricci dell’amato. Amare i figli significa avere a cuore il loro bene, che molte volte non coincide coi loro desideri; perciò significa anche saper dire di no; significa dare loro una certa autonomia ma non abbandonarli a loro stessi; cioè fare come fanno gli animali che sorvegliano i loro cuccioli a distanza, pronti a intervenire quand’essi trovino un pericolo nell’esperienza del divezzamento; significa durare fatica e rinunciare alla propria vita: e tutto questo non farlo per avere dei figli che siano perle di cui adornarsi. Molti genitori falliscono nella loro funzione di educatori proprio perché vogliono costruire i loro figli secondo un modello che si sono fatti e che soddisfa la loro ambizione. I figli sono esseri e non sono oggetti da ostentare per vantare il proprio valore. Amare i figli significa aiutarli con misura ed intelligenza. E qua torna giusto citare le parole del Maestro Kempis: “ Se dare ai figli la sicurezza economica significa renderli insensibili al bisogno degli altri; se dar loro facilmente tutto quello che desiderano significa renderli incapaci di godere delle piccole cose o, peggio ancora, di gioire della vita; se togliere loro ogni preoccupazione significa convincerli che tutto è a loro dovuto; se metterli al centro dell’attenzione significa far loro valorizzare se stessi oltre misura, cioè accentuare l’egoismo; allora adoperatevi affinché i vostri figli conoscano e affrontino le difficoltà della vita in prima persona”. Tutto questo bene lo sapranno i genitori del futuro, e altrettanto bene sapranno i loro figli che ai genitori non si deve solo chiedere, si deve anche dare. Genitori saranno non coloro che avranno fornito il materiale genetico per la nascita del corpo fisico ma coloro che avranno allevato una creatura, l’avranno seguita, curata, amata anche se non sarà stata da essi generata. E tutto l’amore che i genitori daranno ai figli, i figli lo ricambieranno. Quando, adulti, non avranno più bisogno del sostegno dei genitori, non dimenticheranno, non abbandoneranno chi li avrà preparati e introdotti nella vita; quando a loro volta saranno genitori che allevano figli, comprenderanno il sacrificio di chi li ha allevati e ricambieranno tutto l’affetto che su di loro fu riversato. Perché i genitori non saranno considerati un peso quando non avranno più nulla da dare, e non saranno emarginati”.
La comune ideale
“La famiglia non comprenderà solo il compagno ed i figli; comprenderà anche i genitori che, se bisognosi, saranno amati come figli. La famiglia, inoltre, non comprenderà solo persone legate da vincoli di sangue; comprenderà prima di tutto persone unite da vincoli di amore. Ciascun membro non si industrierà per cercare di prendere di più e dare il meno possibile; al contrario, ognuno desidererà rendersi utile e sarà molto attento a non ferire gli altri perché non cercherà la propria gioia, bensì quella altrui. In un certo senso la famiglia del futuro assomiglierà ad una comune ideale, nella quale i membri non avranno bisogno di “possedere” per sentirsi il dovere di avere cura; nella quale ognuno non avrà un ruolo fisso, dei compiti legati indissolubilmente alla sua figura; ma ciascuno potrà essere genitore e figlio, aiutatore ed aiutato; sempre, però, amante. E non vi sarà certo confusione e disorganizzazione, perché l’amore che pervaderà ogni membro, quell’amore che sarà stato la causa dell’unione di membri in una famiglia, renderà ognuno responsabile di tutti e per tutti; e sarà sempre quell’amore a rendere costruttiva una così meravigliosa unione di esseri. Quindi, ciò che oggi sembra un valore che va a perdersi, è un valore che sarà ritrovato nell’intimo. Questa, brevemente, la famiglia del futuro. Scommetto che ognuno ne vorrebbe essere membro. Se così è, si adoperi per costruirla. E’ facile, sapete: basta avere l’amore necessario”.
[1] LE GRANDI VERITÁ RICERCATE DALL’UOMO. Cerchio Firenze 77, (a cura di Pietro Cimatti). Roma: Edizioni Mediterranee, 1982.