La guerra

Intervista radiofonica, 30 maggio 1982

Voci di Pietro Cimatti e François

Cimatti – “Buongiorno e buona domenica, un saluto a tutti gli amici vecchi e nuovi del Cerchio Firenze 77, che cura questo nostro programma, a prova di quanto la radio può fare, veramente miracoli, per coinvolgere una città su certi temi inconsueti, comunque dei temi nuovi, dei temi nuovamente proposti all’attenzione e alla meditazione e continuiamo così il “pronto François” dell’altra volta. Pronto François, ci sei già?”

François –  “Certo. Buongiorno caro Pietro, buongiorno Gianna, buongiorno a tutti gli amici. Veramente sento il bisogno di ringraziare tutti coloro che mi pensano con tanta simpatia e tanto affetto. Non so come poter esprimere a mia volta l’affetto che provo nei loro confronti e spero che come me riescano a sentirlo, attraverso… oltre le parole.”

Cimatti –“ Oltre le parole… François, c’è una cosa: vorrei anticipare, prima che gli amici telefonino, un tema che un’ascoltatrice di Roma, nientepopodimeno, ti voleva porre. È il tema della guerra.”

François – “Sì, è un tema ben triste, è vero?”

Cimatti – “Sì, molto triste…”

François. – “Non c’è bisogno che lo dica io e soprattutto ancora di più di attualità in questo momento, ma i nostri Maestri lo avevano in un certo senso anticipato, avevano anticipato questo periodo più intenso dal punto di vista della sofferenza e dei conflitti, pur precisando che non si sarebbe concretizzato con un conflitto a carattere generale, catastrofico per tutto il pianeta. Tuttavia avrebbe visto questo periodo un insieme di focolai di conflitto. Ecco, adesso voi ne notate uno che maggiormente colpisce la vostra attenzione perché riguarda due nazioni che, diciamo, fanno parte della sfera di attenzione maggiore e quindi sembra a voi, soprattutto anche perché potrebbe essere questo un’eventuale scintilla che potrebbe applicare un fuoco ben più grande. Ecco, quale deve essere la nostra posizione, nei confronti di queste cose?”  Io vorrei prendere spunto da questo per fare alcune considerazioni e cioè dire: veramente, tutto quanto accade all’uomo è frutto delle sue scelte oppure ci sono delle cose inevitabili? Ecco, per rispondere a questo interrogativo dovremmo fare un’analisi molto profonda, per la quale forse non avremmo nemmeno la capacità, è vero? Però, così come tutte le cose complesse vanno affrontate con semplicità, anche questa noi possiamo affrontarla semplicemente e girandoci attorno osservare: noi vediamo che molte cose che facciamo, diciamo, poi dobbiamo dire: «…le abbiamo fatte e adesso dobbiamo subire le conseguenze, anche nella vita personale di ognuno…», è vero, cari? Però ci sono degli avvenimenti che vengono, certamente, oltre che imprevisti, assolutamente non richiamati, non promossi da alcunché. Ecco, e questo allora ci fa meditare e ci fa dire: «Perché mi accade questa cosa? Io non l’ho voluta». Insomma così, dal complesso, dall’esame dei fatti non possiamo che giungere alla conclusione che ci sono degli appuntamenti nella vita di ogni uomo ai quali l’uomo non può mancare. Questo, però, non significa che si debba avere una visione completamente fatalistica della propria esistenza. In modo analogo, così, anche la storia generale dell’umanità, degli uomini, di tutti gli uomini vede degli appuntamenti che non possono essere assolutamente mancati dall’umanità. Sono, secondo il linguaggio degli orientali, i cosiddetti Karma collettivi, cioè quegli avvenimenti che accomunano nella esperienza molte creature, molti uomini, se non addirittura, a volte, quasi tutta l’umanità. Ecco, questi Karma collettivi sono uno di quegli appuntamenti fatali che assolutamente non possono essere mancati, proprio perché riguardano un enorme numero di persone, di uomini. La guerra è uno di questi appuntamenti e quindi il dire speriamo, preghiamo, eccetera, perché la guerra non avvenga, che senso ha se la guerra, in ogni caso, è una di quelle cose che se deve avvenire non può essere mancata, non può essere stornata? Lo accennai l’altra volta, seguendo un concetto del Maestro Kempis e cioè che, se pure certe cose non possono essere allontanate (questo riguarda anche la vita di ognuno), tuttavia il fatto che ognuno di noi cerchi, desideri, abbia l’intenzione che quella cosa dannosa per gli altri non avvenga ha un… se non ci fosse segnerebbe una grave carenza; così tra il desiderare, il pregare, il manifestare – come dice il Maestro Kempis – che la guerra non ci sia, e il non fare questo, (a parte, ripeto, che la guerra è uno di quegli eventi che nessuno può allontanare, se è segnata, nessuno può stornarla) tuttavia il fare un’azione di questo genere, di promozione verso la pace, con la preghiera, con la manifestazione, con tutto quello che voi volete, segna qualcosa di veramente profondo nell’intimo di chi la fa e che veramente la sente, ed è una cosa preziosa; e se anche, ripeto, questa azione di promozione non ha, sul piano concreto, l’effetto sperato, ciò non significa niente, perché quello che conta non è tanto quanto l’uomo riesce a costruire all’esterno quanto quello che invece riesce a costruire nell’intimo suo, e questo pregare, adoperarsi perché le cose volgano nel modo migliore e favorevole all’umanità è una di quelle cose che fa parte dell’intimo nostro, di quelle belle cose che noi dobbiamo trascrivere dentro di noi”.

Cimatti – “Grazie, François. Riferirò agli amici di Roma.

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