A Roberto

       DIALOGO

Poesia di Pietro Cimatti

-Come si distingue quell’uomo?

-Egli non appare.

– Che fa quell’uomo?

– Egli non fa.

-Che dice quell’uomo?

-Egli lascia dire.

– Che pensa quell’uomo?

– Egli lascia pensare.

– Dove sta quell’uomo?

– Dove la vita lo pone, cioè in ogni luogo e in nessun luogo.

– Come vive quell’uomo?

-Vive come tutti gli uomini che hanno poco e non vogliono avere di più, perché   hanno tutto.

-Come sopporta il suo dolore?

– Egli soffre, quanto è giusto e necessario, ed accetta, quanto è giusto e necessario, e aspetta di morire come aspetta di  

 vivere, senza differenza e senza paura. Egli è solo e ama tutti. Egli è il silenzio e il mondo parla di lui.

– In che modo il mondo parla di lui?

– Ne parla nel solo modo che conosce, con la bocca del cuore. Ora che è morto, quell’uomo misterioso e amato da chi

 ama il mistero, viene santificato e pianto.

– L’uomo santifica chi ha amato, cioè se stesso.

– Che dice di sé quell’uomo?

– Ha forse detto di sé? Nessuno lo ricorda.

– Che disse nel suo ultimo giorno?

– Ha forse un ultimo giorno un uomo come lui? E davvero è un uomo? Nessuno può giurare che sia stato soltanto un  

 uomo.

– Sì, è un uomo. Solo gli uomini sono capaci di tanto, tanto oltre di sé da essere solo un velo e un soffio di vento che   

 scosta il velo, e passa.

-Così è passato quell’uomo?

– Quell’uomo è tutto ciò che vuoi pensare e dire di lui. Ognuno è libero di inventarlo. E’ colui che è, semplicemente.

– Ma questo, tu lo sai, definisce Dio, e non c’è altra possibile definizione.

– Sì, definisce Dio e ogni essere, ogni cosa. Che altro siamo, se non mute cose di Dio? Quell’uomo lo sa.

– Come si chiama quell’uomo?

– Quale uomo?

– A chi e come ti indirizzi, pensandolo?

– Non sai che è quell’uomo a pensarmi? Come potrei, altrimenti, esistere? Come potrei, altrimenti, pensare? E’ tanto

 generoso che, talvolta, non mi risponde, se lo chiamo. Ma sento che sorride. E’ il sorriso senza forma della luce.

– Lo vedo, ecco che l’ho visto, dietro il velo che tu sei. E’ un chicco di senape. E’.

21 aprile 1984