DIALOGO
Poesia di Pietro Cimatti
-Come si distingue quell’uomo?
-Egli non appare.
– Che fa quell’uomo?
– Egli non fa.
-Che dice quell’uomo?
-Egli lascia dire.
– Che pensa quell’uomo?
– Egli lascia pensare.
– Dove sta quell’uomo?
– Dove la vita lo pone, cioè in ogni luogo e in nessun luogo.
– Come vive quell’uomo?
-Vive come tutti gli uomini che hanno poco e non vogliono avere di più, perché hanno tutto.
-Come sopporta il suo dolore?
– Egli soffre, quanto è giusto e necessario, ed accetta, quanto è giusto e necessario, e aspetta di morire come aspetta di
vivere, senza differenza e senza paura. Egli è solo e ama tutti. Egli è il silenzio e il mondo parla di lui.
– In che modo il mondo parla di lui?
– Ne parla nel solo modo che conosce, con la bocca del cuore. Ora che è morto, quell’uomo misterioso e amato da chi
ama il mistero, viene santificato e pianto.
– L’uomo santifica chi ha amato, cioè se stesso.
– Che dice di sé quell’uomo?
– Ha forse detto di sé? Nessuno lo ricorda.
– Che disse nel suo ultimo giorno?
– Ha forse un ultimo giorno un uomo come lui? E davvero è un uomo? Nessuno può giurare che sia stato soltanto un
uomo.
– Sì, è un uomo. Solo gli uomini sono capaci di tanto, tanto oltre di sé da essere solo un velo e un soffio di vento che
scosta il velo, e passa.
-Così è passato quell’uomo?
– Quell’uomo è tutto ciò che vuoi pensare e dire di lui. Ognuno è libero di inventarlo. E’ colui che è, semplicemente.
– Ma questo, tu lo sai, definisce Dio, e non c’è altra possibile definizione.
– Sì, definisce Dio e ogni essere, ogni cosa. Che altro siamo, se non mute cose di Dio? Quell’uomo lo sa.
– Come si chiama quell’uomo?
– Quale uomo?
– A chi e come ti indirizzi, pensandolo?
– Non sai che è quell’uomo a pensarmi? Come potrei, altrimenti, esistere? Come potrei, altrimenti, pensare? E’ tanto
generoso che, talvolta, non mi risponde, se lo chiamo. Ma sento che sorride. E’ il sorriso senza forma della luce.
– Lo vedo, ecco che l’ho visto, dietro il velo che tu sei. E’ un chicco di senape. E’.
21 aprile 1984