Cimatti – Buonasera.
Roberto – Buonasera.
Cimatti – Questa sera, come avete già sentito, c’è un ospite; ma è un ospite particolare, lo faremo un po’ attendere perché ho bisogno di un breve antefatto. C’è una collina intorno a Firenze dove c’è una villetta isolata, là si riunisce ogni tanto, da molti anni, un gruppo di amici che si è fatto chiamare “Cerchio Firenze 77”. Soltanto da pochi anni… due o tre anni che io sappia, il Cerchio è conosciuto come il più serio, ma anche il più strabiliante, gruppo di alta medianità, dove avvengono apporti, materializzazioni di oggetti, luminescenze, levitazioni, persino un caso di smaterializzazione del “medium” il quale si chiama Roberto. Ecco, ed è appunto Roberto, il signor Roberto, che vi voglio presentare. Pronto?…
Roberto – Sì, pronto, buonasera.
Cimatti – Buonasera… Dunque, lei è… è una parola che oggi… “medium” è stata sostituita da “strumento”; vogliamo usare questa o quella?
Roberto – Mah, come preferisce, per me non fa differenza.
Cimatti – Senta, lei è… ne abbiamo parlato oggi, è la prima volta che in un certo senso si espone, che fa una chiacchierata telefonica…
Roberto – Senz’altro, è la prima volta.
Cimatti – Come si sente?
Roberto – Beh, direi un po’ emozionato…
Cimatti – Allora cominciamo proprio sciogliendoci, perché è una telefonata la mia di quest’ora, sciolta, disinvolta… Le voglio chiedere: lei ha due vite in un certo senso; vuole un po’ – la prego, in breve se possibile – vedere come si articolano le sue due vite, una di quel “medium” che abbiamo detto, potentissimo, e l’altra di uomo normale.
Roberto – Sì, senta dunque, ho scelto io di avere queste due vite. Perché ho pensato che fosse giusto che io avessi la mia vita indipendentemente da quelle che erano queste facoltà strane che ho cominciato ad avere a quindici anni e mezzo. E quindi ho una vita con degli amici, con dei conoscenti, i quali non sanno niente di queste mie facoltà; e devo dire che sono pienamente realizzato anche in quel senso lì, perché sono funzionario in un ente pubblico e vedo che sono stimato e nessuno sa di questa particolare dote…
Cimatti – E poi c’è la dote…
Roberto – Poi c’è la dote… Ecco, quella naturalmente fino a circa cinque anni fa l’ho esercitata con degli amici proprio ristretti: pochi famigliari e pochi amici, una venticinquina di persone. Poi improvvisamente queste voci che parlano hanno detto che altri dovevano conoscere quello che succedeva e quello che veniva detto; e quindi abbiamo pubblicato in due libri una selezione di quei vari insegnamenti che si avevano avuti durante questi trentatre anni.
Cimatti – Senta, io voglio chiedere anche che cosa accade… – è una curiosità che non è solo mia, è una curiosità direi generale – che cosa accade in lei, Roberto, sulla soglia della “trance”, quando comincia qualcosa… come?… che cosa?
Roberto – Senta, dunque, la sensazione che io ricordo… – perché durante la “trance” poi durante la seduta che può durare un’ora, un’ora e mezzo, a seconda… – non ho proprio nessunissimo ricordo; e anche poi riascoltando quello che è stato detto, sentendo i racconti di quello che è successo, sono cose proprio completamente nuove, io non c’ero in quel periodo. Però prima di arrivare a quella fase di assoluto buio, diciamo – può essere passato non so… un quarto d’ora, un’ora, ripeto, un’ora e mezzo – per me è passato un attimo, insomma. Tant’è vero che molte volte io mi sveglio e credo che non sia successo niente e invece c’è stata un’ora di seduta; per dire che il tempo proprio non esiste. Prima di arrivare a quella soglia lì v’è però un momento in cui io ho la sensazione di… come un ascensore che a grandissima velocità mi portasse su in alto, poi è la nebbia.
Cimatti – E poi è la nebbia… E senta, e dopo, quando lei si risveglia come si sente? Stanco… riposato… come si sente, qual è la sensazione prima che le viene, che le affiora.
Roberto – Senta, la prima sensazione è un senso un po’ di intorpidimento, di… non so, come una leggera assenza; per esempio sento moltissimo i rumori… per esempio se fuori piove mi sembra addirittura che ci sia una cascata d’acqua nella stanza, fuori piove e gli altri non lo sanno… proprio il rumore della pioggia fortissimo. Poi questa amplificazione di rumori, di voci eccetera, piano piano diminuisce e tutto ritorna normale; e rimango un po’ imbambolato, come si dice; e poi certo, ovviamente un po’ stanco perché un dispendio di energie vi deve essere. Però dura al massimo ventiquattr’ore e non di più.
Cimatti – Senta, lei ha paura?, ha mai provato paura di quello che lei è in questo momento?
Roberto – Senta, parrà strano ma io dormo sempre a luce accesa, perché dei fenomeni ho una specie… – non so se sia paura – ho una ripercussione nervosa per cui in effetti, siccome questi fenomeni vengono molto regolati dall’oscurità, allora io dormo con la luce accesa e mi illudo che così non accadano…
Cimatti – E gli amici del suo Cerchio Firenze 77, le hanno mai detto di avere avuto in qualche caso paura di lei… per lei?
Roberto – No, guardi, tutto si volge veramente con una tranquillità, una serenità proprio indescrivibile. Anche i nuovi… perché lei sa che ad ogni seduta, che in genere avviene una volta al mese, noi ammettiamo due persone nuove che chiamiamo osservatori; generalmente sono studiosi della parapsicologia oppure… insomma persone particolarmente qualificate. Ogni tanto succede che può presenziare qualcuno che invece viene per una ragione valida, una ragione… non so, ha provato un dolore nella sua vita… una ragione di questo genere, diciamo che è nuova all’esperienza, allora poi racconta che prima seduta e fino all’inizio della seduta ha paura; sennonché dopo invece è tale il senso di tranquillità, di serenità che queste voci infondono che immediatamente la paura passa proprio per lasciare posto a questa…
Cimatti – …grande serenità, come diceva prima. Senta, e parliamo proprio – sono estremamente curioso – di queste voci: voi registrate in nastro queste voci che sono, non solo sapienti, ma sono diverse, parlano in lingue e pronunce diverse…
Roberto – Anche il timbro è diverso.
Cimatti – Anche il timbro…
Roberto – Il modo di porgere e l’argomento. Si può dire che si dividono in due gruppi: un gruppo che parla di filosofia, di insegnamento filosofico molto profondo, dicono gli esperti…
Cimatti – Sì, ho letto anch’io, sono come dei testi “Veda”…
Roberto – Precisamente, sì. E invece un altro gruppo a carattere morale. E appunto io, se lei mi permette, vorrei farle ascoltare un piccolo brano proprio di questo insegnamento morale, perché così gli ascoltatori si rendono conto di che tipo di moralità si tratta. Posso?
Cimatti – Sì, faccia. Con piacere.
Corrado – Chi può contestarti il diritto di esigere una società migliore?
Se l’opinione del gregge comune non sarà tua regola di condotta,
Se sarai tollerante con gli altri quanto lo sei con te stesso,
Se saprai comandare più a te stesso che agli altri,
Se sarai giusto più che buono, indulgente e comprensivo specie con i deboli,
Se lavorerai pazientemente,
Se mai risponderai con un rifiuto ad una richiesta o ad un’offerta,
Se potrai avere ricchezze e onori, ma non esserne schiavo,
Se potrai godere della solitudine, ma non avrai paura della compagnia degli uomini e viceversa,
Se saprai essere povero e parsimonioso,
Se potrai sopportare di buon grado l’oblio e l’ingratitudine degli uomini,
Se saprai camminare da solo senza grucce, eccitanti ed illusioni,
Se saprai essere infantile coi fanciulli, gioioso coi giovani, pacato con gli anziani, paziente coi pazzi, felice coi saggi,
Se saprai sorridere con chi sorride, piangere con chi soffre, e saprai amare senza essere riamato, allora, figlio mio, chi potrà contestarti il diritto di esigere una società migliore?
Nessuno, perché tu stesso, con le tue mani, l’avrai creata!
Cimatti – Roberto?…
Roberto – Sì?
Cimatti – Questa è una delle sue voci?
Roberto – Sì. È Kempis l’autore di questa…
Cimatti – Sì, ho letto. Come cominciò? Vediamo, lei era ragazzo…
Roberto – Sì, ero ragazzo. Era morto un mio fratello, tragicamente, a venticinque anni e quindi si può immaginare la disperazione; una morte violenta. La mamma proprio era fuori di sé… questo mio fratello aveva moglie e una bambina. Non so come la mamma aveva sentito dire che una zia aveva fatto il famoso “tavolino” e allora disse: «Io devo parlare con Ruggero… devo parlare con Ruggero», e la zia gli rispose: «Ma guarda che è necessario che ci sia un medium e fra noi non c’è…», «Non importa, proviamo… proviamo». E fu un provare che… eravamo sette persone fra cui c’ero io, alle quattro del pomeriggio del 28 maggio, pensi, del 1946; quindi fra poco sono trentaquattro anni. Ebbene, in piena luce alle quattro del pomeriggio, noi famigliari soli intorno a questo tavolino, è un mezzo un po’ diciamo…
Cimatti – …primitivo…
Roberto – …immediatamente questo tavolo se ne andò al soffitto; e noi ci guardavamo tutti negli occhi perché eravamo lì, noi famigliari questo tavolo per aria e non c’erano trucchi, insomma. E questo tavolo, attraverso dei colpi come la “tiptologia”, disse di essere appunto mio fratello Ruggero, disse di avere lasciato un diario e disse dov’era – non abitava con noi, era in un’altra casa ovviamente – poi disse una frase che era rimasta incompleta in questo diario, e lui la completò. Tutte cose che poi risultarono vere e quindi rimanemmo strabiliati perché eravamo per la prima volta di fronte ad un’esperienza del genere; tutti noi di famiglia, ripeto, e quindi non ci potevano esserci trucchi. Eravamo convinti che questa “medium” fosse la zia, poi una volta che provarono che non c’ero io non successe niente, e quindi da lì si capì che il “medium” ero io. Dal tavolino poi, venne la “trance” ad incorporazione e subito apporti e così via…
Cimatti – Ecco, una cosa purtroppo rapida, l’apporto: ad ogni seduta l’ospite nuovo riceve un apporto.
Roberto – Sì, non è una regola, statisticamente succede così però ci sono anche le eccezioni.
Cimatti – Cioè, nelle sue mani si viene formando… ma questo lei non lo sa…
Roberto – No, non lo so, l’hanno visto, l’hanno fotografato; avviene lentamente, diventano, si dice, luminose – perché ripeto, io non l’ho mai visto – diventano luminose le mani, a poco a poco si forma una specie di sostanza luminosa che si muove e piano piano si condensa e via via che si condensa diventa sempre meno luminosa fino a far apparire un oggetto. Ma però avvengono anche in modo diverso, avvengono anche a luce accesa e allora cadono improvvisamente in mezzo alla stanza; diciamo che l’oscurità è necessaria per quegli apporti a formazione lenta, quelli che impiegano tre o quattro minuti prima di essere completati.
Cimatti – Senta, lei che anche quindi ha questo dono così grande, così strano e così faticoso, perché… – purtroppo io devo chiederle un po’ di rapidità perché la devo salutare tra poco – lei si è chiesto «Perché a me?…».
Roberto – Sì, me lo sono chiesto. Guardi, ho trovato una risposta che credo che sia giusta…
Cimatti – Ecco, la dica.
Roberto – Perché, guardi, io assolutamente sento che non è mia. Cioè, non mi faccio bello con questa cosa, io sono rimasto il Roberto di sempre; e per questo voglio avere una vita mia al di fuori di quella. E credo che sia capitato a me perché forse un altro, nelle mie condizioni, l’avrebbe sfruttata per fare soldi o per mettersi in mostra o per farsi bello. Ecco, le posso assicurare che in me tutto questo non c’è.
Cimatti – Allora io la saluto, la verrò a trovare a Firenze e continueremo questa chiacchierata.
Roberto – Mi farà molto piacere.
Cimatti – Buonanotte signor Roberto, arrivederla, e buonanotte anche a tutti i miei ascoltatori di questa strana, curiosa, molto strana telefonata, sogni d’oro da Pietro Cimatti.